Reuters: Corea del Nord ha esportato carbone in Russia, Giappone e Corea del Sud

Pubblicato il 26 gennaio 2018 alle 9:57 in Asia Corea del Nord

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Reuters riferisce che, secondo alcune fonti di intelligence occidentali, l’anno passato, la Corea del Nord avrebbe inviato riserve di carbone alla Russia, che sarebbero state poi recapitate alla Corea del Sud e al Giappone, violando le sanzioni dell’Onu.

Il 5 agosto 2017, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione all’unanimità per ridurre le esportazioni nordcoreane di almeno 1 miliardo di dollari, al fine di contrastare lo sviluppo del programma nucleare e missilistico da parte di Kim Jong-un. Tuttavia, l’emittente riferisce che lo Stato asiatico sarebbe riuscito a far arrivare riserve di carbone presso i porti russi di Nakhodka e Kholmsk, dove le navi sarebbero state scaricate e ricaricate per poi partire alla volta del Giappone e della Corea del Sud. Una fonte di sicurezza statunitense ha confermato il commercio di carbone attraverso la Russia, riferendo che “il porto di Nakhodka sta diventando un centro di smistamento per il carbone nordcoreano”.

In particolare, le fonti di intelligence occidentali hanno individuato due rotte precise.

La prima è stata utilizzata partendo dalla Corea del Nord ed è passata attraverso il porto di Nakhodka, situato a circa 85 km dalla città russa di Vladivostok. I documenti di una delle navi che ha effettuato tale rotta, la Jian Fu, con bandiera di Palau, mostrano che il 4 agosto sono state consegnate 17,415 tonnellate di carbone presso il porto russo, dopo essere salpata da Nampo, in Corea del Nord, il 3 agosto scorso. La nave sarebbe poi ripartita il 18 agosto. Dalle indagini è emerso che la Jian Fu aveva spento i trasmettitori dal 24 al 2 agosto mentre si trovava in mare aperto. In base alle convenzioni marittime, tale pratica è accettabile a discrezione del capitano, ma significa che il mezzo non può essere rintracciato pubblicamente. Il 16 agosto, un’altra imbarcazione è attraccata a Nakhodka, caricando 20,500 tonnellate di carbone, per poi dirigersi verso il porto sudcoreano di Ulsan, il 24 agosto, come dimostrano i documenti portuali.

La seconda rotta individuata dalle fonti di intelligence occidentali, invece, ha attraversato le isole russe del pacifico Sakhalin, al nord del Giappone. Sono state almeno due le navi nordcoreane che hanno scaricato carichi di carbone nel porto di Kholmsk nei mesi di agosto e settembre, dopo aver salpato da Wonsan e Taean, in Corea del Nord. La nave Rung Ra 2 è approdato a Kholmsk tre volte tra il primo agosto e il 12 settembre 2017, scaricando un totale di 15,542 tonnellate di carbone, mentre l’Ul Ji Bong 6 ha scaricato un totale di 10.068 tonnellate di carbone in due porti separati tre volte e tra il primo settembre e l’8 settembre scorso.

Il Ministero degli Esteri russo non ha rilasciato alcun commento in merito a quanto riportato da Reuters. Quello che è noto, è che lo scorso 3 novembre, Mosca aveva informato il Consiglio di sicurezza dell’Onu di essersi conformata alle sanzioni contro il regime di Pyongyang. L’emittente non è riuscita a verificare se il carbone scaricato in Russia fosse lo stesso che è stato poi mandato in Corea del Sud e in Giappone, e nemmeno se l’equipaggio delle navi sapesse l’origine delle risorse che stava trasportando. Il 24 gennaio, il Tesoro statunitense ha sanzionato uno dei proprietari delle imbarcazioni, UAL Ji Bong 6, accusato di aver trasportato carbone in Corea del Nord il 5 settembre 2017.

Reuters spiega che il Consiglio dell’Onu ha cominciato a monitorare e limitare le esportazioni nordcoreane di carbone nel 2016, richiedendo ai Paesi che avevano legami commerciali con Pyongyang di riportare ogni mese il resoconto delle importazioni dalla Corea del Nord al comitato delle sanzioni del Consiglio. Alcuni diplomatici, in condizioni di anonimità, hanno riferito all’emittente che la Russia non ha fatto alcun riferimento, nei mesi passati, circa importazioni di carbone da Pyongyang. Nel mese di novembre, il comitato delle sanzioni aveva reso noto che le violazioni consistevano in “attività o transazioni vietate dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza vengono intraprese o vengono fatti tentativi per impegnarsi in transazioni vietate, indipendentemente dal fatto che la transazione venga completata o meno”. In merito alla questione, un ufficiale del Dipartimento di Stato americano ha affermato che la Russia dovrebbe fare di più, e rispettare le sanzioni dell’Onu.

Non è la prima volta che gli USA sospettano della Russia. Il 18 gennaio, il presidente americano, Donald Trump, ha accusato Mosca di aiutare la Corea del Nord ad aggirare le sanzioni internazionali che mirano a contrastare il programma missilistico e nucleare di Pyongyang. “Il Cremlino non ci sta aiutando con la Corea del Nord”, ha tuonato il leader della Casa Bianca nel corso di un’intervista rilasciata a Reuters. Le sue accuse facevano riferimento a una notizia circolata nel mese di dicembre, secondo cui alcune petroliere russe avevano fornito greggio alla Corea del Nord almeno in tre occasioni, violando le sanzioni dell’Onu. Il Cremlino, tuttavia, ha sempre smentito tali accuse e non ha rilasciato alcun commento in merito alle parole di Trump. La Russia ha un interesse particolare nella Penisola Coreana. La Corea del Nord aveva contatti con l’ex Unione Sovietica e, fin da allora, gli scambi erano stati essenziali per Pyongyang, sia per motivazioni politiche, sia per il benessere del regime. Secondo il quotidiano americano The Washington Times, il Cremlino potrebbe usare questo legame storico per esercitare pressione sulla Corea del Nord, affinché limiti il proprio programma nucleare e si predisponga al dialogo con gli Stati Uniti. Il 26 dicembre 2017, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha riferito che Mosca è disposta mediale i colloqui tra Pyongyang e Washington, quando i rispettivi leader saranno pronti a sedersi al tavolo delle trattative.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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