Afrin: la Turchia minaccia gli Stati Uniti

Pubblicato il 26 gennaio 2018 alle 10:38 in Turchia USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli Stati Uniti devono “smettere di sostenere i terroristi” se vogliono evitare di scontrarsi con la Turchia in Siria, secondo quanto riferito dal vice primo ministro turco, Bekir Bozdag.

Giovedì 25 gennaio, in un’intervista presso un’emittente privata, Bozdag ha dichiarato: “Coloro che sostengono l’organizzazione terroristica diventeranno un obiettivo nella battaglia” e ha aggiunto: “Gli Stati Uniti devono controllare i loro soldati e coloro che sostengono i terroristi nel territorio in modo da evitare uno scontro con la Turchia”.

Lo stesso giorno, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, durante una conferenza stampa a Istanbul, ha rifiutato la proposta degli Stati Uniti di creare una “zona sicura” lungo il confine tra la Turchia e la Siria, che si estende per la lunghezza di 911 km. In merito al progetto americano, Cavusoglu ha esortato Washington a iniziare a “ricostruire la fiducia” tra i due Paesi, prima di discutere le questioni militari. In tal senso, il ministro ha dichiarato: “Fino a quando la fiducia tra le due parti non verrà ristabilita, non sarà appropriato discutere queste questioni” e ha aggiunto: “La nostra fiducia nei confronti degli Stati Uniti è stata danneggiata. Non possiamo dire: è stata fatta una proposta, quindi la accetteremo. Si tratta di questioni serie. Bisogna ricostruire la fiducia prima di poter parlare di questi dettagli”.

Le dichiarazioni di Cavusoglu giungono due giorni dopo che il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, il 23 gennaio, in occasione di un incontro con il ministro turco, aveva proposto di costruire una “zona sicura” della profondità di 30 km al confine tra la Turchia e la Siria. Durante la riunione, il segretario di Stato americano aveva ammesso che Washington riconosce “le preoccupazioni legittime della Turchia in materia di sicurezza” e aveva esortato il governo turco a “limitare l’operazione di Afrin nella portata e nella durata”. Sia gli Stati Uniti sia la Turchia avevano sottolineato che non avrebbero voluto vedere contrapporsi le loro forze, in particolare nella regione di Manbij.

In merito al territorio di Manbij, domenica 21 gennaio, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, in occasione dell’incontro con il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, e il ministro degli Esteri, Ibrahim Al-Jafaari, per discutere l’operazione militare della Turchia nel distretto siriano di Afrin, turco aveva dichiarato: “I Terroristi a Manbij continuano ad aprire il fuoco. Attaccano le nostre truppe e l’esercito siriano libero (Esl) in un’area che si trova sotto il suo controllo dall’operazione Scudo dell’Eufrate. Se gli Stati Uniti non porranno fine a ciò, ci penseremo noi”. Il distretto di Manbij, situato nel governatorato di Aleppo, nel nord della Siria, vicino alla riva occidentale del fiume Eufrate, costituisce una postazione strategica per le People’s Protection Units (YPG).

In merito alla proposta di Tillerson, il ministro turco ha dichiarato che “Washington stava valutando di creare una zona sicura della profondità di 10 km lungo i 911 km del confine turco-siriano. In seguito, hanno deciso di ampliarla a 30 km, a causa della portata dei razzi lanciati dalla Siria”. Secondo quanto riferito da Cavusoglu, Ankara avrebbe proposto la costruzione di un’area di questo tipo all’interno del territorio siriano anni fa e ha sottolineato di non essere certo che la proposta dei due Paesi abbia lo stesso significato. In tal senso, il ministro ha affermato: “Gli Stati Uniti devono smettere di inviare armi alle People’s Protection Units. Devono fare pressione al gruppo affinché si ritiri da Manbij, se vogliono ricostruire la fiducia con la Turchia. Dobbiamo vedere che questi impegni vengono realizzati”.

L’operazione “Ramo d’Olivo” era stata lanciata sabato 20 gennaio, al fine di creare, all’interno del territorio siriano, una “zona sicura” di 30 km. Erdogan aveva minacciato di colpire militarmente Afrin dopo che, domenica 14 gennaio, la coalizione internazionale, a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, la metà delle quali sarebbero state veterani della Syrian Democratic Forces (SDF). Ankara ha definito tale programma “inaccettabile”, dal momento che la Turchia considera le Syrian Democratic Forces parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq e ritenuto illegale dalla Turchia. Il 15 gennaio, la Turchia aveva iniziato a potenziare le proprie truppe al confine con la Siria, inviando alcuni convogli militari nel territorio meridionale del Paese, al fine di “liberare il territorio dal terrorismo”.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.