Telefonata Trump – Erdogan: versioni contrastanti

Pubblicato il 25 gennaio 2018 alle 11:01 in Turchia USA e Canada

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Il presidente americano, Donald Trump, ha chiesto al leader turco, Recep Tayyip Erdogan, di arrestare l’incursione militare nel nord della Siria, riferendo che azioni offensive potrebbero portare a un conflitto tra le forze turche e americane.

È quanto afferma il comunicato ufficiale della Casa Bianca, rilasciato in seguito alla telefonata tra i due capi di Stato, avvenuta mercoledì 24 gennaio. La motivazione che ha stimolato il contatto tra Trump e Erdogan riguarda gli attacchi turchi contro le aree controllate dai curdi nel nord della Siria. La mattina del 21 gennaio, le truppe di Ankara sono entrate ad Afrin, distretto settentrionale siriano al confine con la Turchia, inaugurando l’operazione “Ramo d’Ulivo”, dopo aver effettuato bombardamenti e raid aerei contro le forze curde nella regione. Afrin costituisce uno dei tre territori, insieme all’Eufrate e a Jazira, che fanno parte dell’area sotto il controllo del governo autonomo curdo, dove sono presenti anche le People’s Protection Units (YPG) appoggiate dagli Stati Uniti, poichè considerate un alleato chiave nella lotta contro l’ISIS in Siria. La Turchia, al contrario, le ritiene un’entità terroristica al pari del Kurdistan Worker’s Party (PKK), che dal 1978 opera contro il governo turco per ottenere l’indipendenza dei curdi. Nel corso della telefonata, recita il comunicato, Trump ha affermato che USA e Turchia dovrebbero concentrarsi sugli obiettivi comuni, come la sconfitta dell’ISIS e la fine delle ostilità che stanno spingendo sempre più persone ad abbandonare le proprie case nell’area. A tal fine, il capo della Casa Bianca ha invitato il leader turco a una maggiore cooperazione bilaterale per meglio gestire la situazione. Entrambi hanno altresì concordato la necessità di stabilizzare la Siria, senza che questa rappresenti una minaccia per i Paesi vicini, soprattutto la Turchia. Nell’ultima parte del comunicato, viene riferito che Trump ha espresso la propria preoccupazione in merito alla “falsa e distruttiva retorica” diffusa in Turchia e circa la detenzione di cittadini e lavoratori americani sotto il prolungato stato di emergenza. Infine, i due leader hanno giurato di rafforzare la partnership strategica tra Washington e Ankara, soprattutto per promuovere la stabilità regionale e combattere il terrorismo in tutte le sue forme, tra cui l’ISIS, il PKK, al-Qaeda, e i gruppi appoggiati dall’Iran.

La CNN riferisce che tali commenti indicano chiaramente che la situazione in Siria tra Turchia e USA si sta facendo molto seria e che c’è un potenziale rischio di conflitto che potrebbe destabilizzare ulteriormente la regione.

Il quotidiano turco Hurriyet Daily ha smentito quanto affermato dal comunicato della Casa Bianca, riferendo che, durante la telefonata, Trump non ha espresso una profonda preoccupazione circa la situazione di Afrin, chiedendo al presidente turco solo di evitare di estendere i combattimenti a Manbij, per via della presenza dei soldati statunitensi nella zona. Secondo quanto riferito da una fonte governativa turca, Erdogan avrebbe ribadito che le People’s Protection Units dovrebbero ritirarsi ad est del fiume Eufrate. In risposta, Trump avrebbe affermato che gli USA non stanno fornendo più armi ai curdi siriani delle YPG, e avrebbe promesso che non lo avrebbero fatto più nemmeno in futuro. Il quotidiano turco ha altresì precisato che, nel corso della telefonata, non è stato fatto alcun riferimento alla “falsa e distruttiva retorica” turca e allo stato di emergenza in Turchia.

Le tensioni tra gli Washington e Ankara in merito alle YPG vanno avanti dalla primavera del 2017. Nonostante la Turchia avesse chiesto ripetutamente agli USA di non appoggiare più i curdi siriani, il 9 maggio 2017, Trump ha ordinato l’invio di armi alle milizie delle People’s Protection Units per combattere l’ISIS, facendo arrabbiare le autorità turche, le quali temono che tale equipaggiamento militare possa essere utilizzato contro la Turchia. Tuttavia, Washington ha sempre assicurato di monitorare il trasferimento delle armi per assicurare che ciò non accada. Il 30 maggio, il Pentagono ha annunciato l’invio dei primi carichi di armi piccole e di veicoli militari ai curdi siriani, fornendo alla Turchia la lista completa di tutti gli elementi trasferiti alle YPG, cercando di rassicurare Erdogan. A tale fine, gli USA hanno regolarmente aggiornando gli ufficiali turchi sulla questione. Nel mese di novembre 2017, Reuters ha riportato che il Pentagono aveva reso noto di stare effettuando un aggiustamento alle armi inviate ai curdi siriani, per risolvere la disputa con la Turchia. “Stiamo rivedendo le forniture di armi ai nostri partner curdi, affinché gli equipaggiamenti siano sufficienti solamente per la lotta contro lo Stato Islamico”, aveva affermato il portavoce del Pentagono, Eric Pahon. Tali dichiarazioni sono state confermate nuovamente tra il 23 e il 24 gennaio, nel corso di colloqui militari tra Turchia e USA ad Ankara. Un ufficiale americano ha riferito a Hurriyet Daily che gli Stati Uniti hanno promesso di ritirare l’artiglieria pesante inviata in precedenza alle YPG, e di rivedere i carichi di armi. Tuttavia, l’ufficiale ha precisato che Washington continuerà a cooperare con i curdi siriani.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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