Libia: esecuzione di massa a Bengasi

Pubblicato il 25 gennaio 2018 alle 12:38 in Africa Libia

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La UN Libya mission (UNSMIL) ha espresso preoccupazione per l’esecuzione di massa di almeno 10 prigionieri a Bengasi.

Mercoledì 24 gennaio, almeno 10 prigionieri sono stati giustiziati nel luogo in cui il giorno precedente, martedì 23 gennaio, era stato condotto un duplice attentato terroristico. Nella serata di martedì, due autobombe erano esplose di fronte alla moschea di Bayaat Al-Radwan, nel quartiere di Al-Sleimani, a Bengasi, poco dopo la fine della preghiera della sera, mentre i fedeli stavano lasciando il luogo di culto, causando la morte di almeno 41 persone e il ferimento di altre 80, secondo quanto riferito da fonti della sicurezza.

Alcune immagini dell’esecuzione sono circolate su internet. Una di queste mostra un uomo armato, con abiti militari, che punta un’arma contro la testa del primo della fila di uomini bendati, con indosso una tuta blu, che sono in ginocchio davanti ai cancelli della moschea, danneggiata dall’attentato del giorno precedente. Una seconda foto mostra quasi tutti i prigionieri piegati in avanti, mentre l’uomo armato si fa strada fra di loro.

In base alle immagini circolate in seguito all’esecuzione, il giustiziere sarebbe Mahmoud Al-Werfalli, un comandante delle forze speciali legate a Khalifa Haftar, capo della Libyan National Army e uomo forte del governo di Tobruk, che controlla Bengasi. L’uomo è ricercato dalla Corte Penale Internazionale (ICC) per aver più volte perpetrato uccisioni di questo genere. In tal senso, in un tweet la UN Libya mission ha dichiarato: “Le Nazioni Unite chiedono di consegnare immediatamente Mahmoud Al-Werfalli alla Corte Penale Internazionale, dal momento che, soltanto nel 2017, sono stati documentati almeno 5 casi simili, realizzati on ordinati da Al-Werfalli” e ha aggiunto: “Coloro che sono responsabili di aver commesso o ordinato esecuzioni sommarie sono ritenuti responsabili secondo il diritto internazionale”.

Il mandato di arresto contro Al-Werfalli era stato emesso dalla Corte Penale Internazionale nell’agosto 2017, dal momento che l’uomo aveva condotto esecuzioni di massa tra il 2016 e il 2017, uccidendo almeno 33 persone. In tale occasione, Haftar aveva assicurato che l’uomo si trovasse in sua custodia e che sarebbe stato sottoposto a processo dinanzi a un tribunale militare.

Secondo alcuni testimoni, Al-Werfalli avrebbe condotto l’esecuzione di massa di mercoledì 24 gennaio per vendetta nei confronti del duplice attentato terroristico che, il giorno precedente, aveva colpito Bengasi.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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