Armi chimiche in Siria: Tillerson accusa la Russia

Pubblicato il 25 gennaio 2018 alle 10:38 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha dichiarato che il governo siriano potrebbe stare utilizzando le armi chimiche contro il suo popolo e ha accusato la Russia di averne la responsabilità ultima.

Le dichiarazioni di Tillerson sono giunte martedì 23 gennaio, in occasione della riunione dei rappresentanti di 29 Paesi, che si sono incontrati a Parigi per discutere le sanzioni da imporre ai responsabili degli ultimi attacchi chimici che hanno colpito la Siria. Il giorno precedente alla riunione, lunedì 22 gennaio, un attacco chimico aveva colpito la città di Douma, una roccaforte dei ribelli situata nel territorio del Ghouta orientale, causando la morte di 21 persone, tra le quali donne e bambini, decedute per soffocamento. Si era trattato del secondo episodio di questo genere in poco più di una settimana. Il 15 gennaio, 7 civili, di cui 6 donne e 1 bambino, erano morti a causa di difficoltà respiratorie, in seguito a un bombardamento che aveva colpito l’area situata nei dintorni della città di Douma.

Dopo la riunione di martedì 23 gennaio, il segretario di Stato americano ha dichiarato: “Soltanto ieri più di 20 civili, la maggior parte dei quali bambini, sono stati vittime di un evidente attacco con il gas cloro. I recenti attacchi nel Ghouta orientale hanno sollevato serie preoccupazioni in merito al fatto che Bashar Al-Assad possa continuare a utilizzare le armi chimiche contro il suo popolo” e ha aggiunto: “Indipendentemente da chi abbia perpetrato l’attacco, la Russia ha la responsabilità finale per le vittime del Ghouta orientale e per gli innumerevoli siriani che sono stati colpiti con armi chimiche da quando la Russia è entrata nel conflitto in Siria”. La Russia è intervenuta militarmente nella guerra civile siriana il 30 settembre 2015, in seguito alla richiesta ufficiale di aiuto avanzata dal regime di Bashar Al-Assad. In precedenza, Mosca aveva già sostenuto il governo siriano attraverso l’invio di rifornimenti.

Il presidente siriano Bashar Al-Assad ha negato l’uso di armi chimiche. Il governo siriano aveva rivelato per la prima volta di essere in possesso di armi chimiche nel luglio 2012, minacciando di utilizzarle in caso di operazioni militari da parte dei Paesi occidentali sul territorio siriano e non contro il proprio popolo. Nel settembre 2013, gli Stati Uniti e il regime siriano, sostenuto dalla Russia, avevano raggiunto un accordo per eliminare le armi chimiche in Siria entro il 2014, minacciando attacchi aerei da parte delle forze americane contro il regime, in caso l’accordo non fosse stato rispettato.

Anche la Russia ha respinto le accuse di Tillerson. In occasione di una riunione dell’ultimo momento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, convocata da Mosca, che si è tenuta martedì 23 gennaio, l’inviato russo, Vassily Nebenzia, ha chiesto una nuova indagine internazionale “davvero imparziale” in merito agli attacchi chimici in Siria. In tal senso, Nebenzia ha dichiarato che il Joint Investigative Mechanism (JIM) avrebbe causato il collasso delle indagini sull’utilizzo delle armi chimiche in Siria, dal momento che era diventato uno strumento politico, e ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno avanzato accuse infondate contro il suo Paese, ovvero di ostacolare le indagini.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva creato il Joint Investigative Mechanism (JIM) il 7 agosto 2015 con la risoluzione numero 2235 “al fine di identificare gli individui, le entità, i gruppi o i governi che hanno organizzato, sponsorizzato o sono stati in altro modo coinvolti nell’uso di armi chimiche nella Repubblica Araba di Siria”. Il 25 ottobre 2017, la Russia aveva posto il veto sul progetto di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che mirava ad estendere le indagini in merito all’utilizzo di armi chimiche negli attacchi in Siria. Di conseguenza, il mandato del Joint Investigative Mechanism (JIM) era scaduto il 17 novembre 2017.

Durante la riunione, Nebenzia, ha altresì attaccato il segretario di Stato americano per aver “precipitosamente accusato il regime, come lo ha definito, siriano del presunto attacco nel Ghouta orientale che ha causato difficoltà respiratorie alle vittime” e ha aggiunto: “Adesso stanno cercando di trascinarci anche la Russia”. In questo contesto, l’inviato russo presso le Nazioni Unite ha sottolineato che la questione del presunto attacco chimico in Siria, che non è stato ancora confermato, è stata sollevata in concomitanza con l’incontro di Parigi sulle armi chimiche, che si è tenuto il 23 gennaio, e con il prossimo incontro di Sochi, che si terrà tra il 29 e il 30 gennaio.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.