Afrin: “neutralizzati 260 militanti” in 4 giorni

Pubblicato il 25 gennaio 2018 alle 6:04 in Siria Turchia

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Almeno 260 combattenti delle Peolple’s Protection Units (YPG), del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e dello Stato Islamico sono state “neutralizzate” dalle truppe turche dall’inizio dell’operazione “Ramo d’Olivo”, secondo quanto riferito dal capo di stato maggiore turco, il generale Hulusi Akar. Durante gli scontri, sono morti anche 3 soldati turchi.

In un comunicato, emanato martedì 23 gennaio, Akar ha dichiarato che “sono stati neutralizzati 260 militanti”. I militari turchi utilizzano il termine “neutralizzato” per indicare l’uccisione, la cattura o il ferimento dei nemici. Il capo di stato maggiore ha aggiunto che la Turchia sta conducendo un’operazione in accordo con il diritto internazionale e l’articolo 51 della Carta dell’ONU e rispettando l’integrità territoriale siriana. L’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite stabilisce il diritto alla legittima difesa, nel caso in cui un membro delle Nazioni Unite venga attaccato, fino a quando il Consiglio delle Nazioni Unite non adotti le misure necessarie per garantire la sicurezza e la pace internazionali.

Akar ha altresì dichiarato che l’obiettivo dell’operazione sono i terroristi, i loro rifugi, le armi e le attrezzature e che sono state adottate le adeguate precauzioni per prevenire il ferimento dei civili e degli innocenti. Il presidente turco considera le People’s Protection Units come un gruppo terroristico legato al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo ritenuto illegale in Turchia.

Da parte loro, i curdi hanno respinto le dichiarazioni di Ankara, negando la presenza di militanti dello Stato Islamico nel distretto di Afrin, situato nel nord della Siria, al confine con la Turchia, dove sono in corso gli scontri tra le truppe turche e le forze curde. In questo contesto, un ufficiale delle Syrian Democratic Forces (SDF), Redur Xelil, ha dichiarato che “tutto il mondo sa che l’ISIS non è presente ad Afrin” e ha aggiunto che l’esercito turco ha esagerato il numero delle vittime, ma non ha fornito ulteriori dettagli in proposito.

L’operazione “Ramo d’Olivo” era stata lanciata sabato 20 gennaio, al fine di creare, all’interno del territorio siriano, una “zona sicura” di 30 km. Erdogan aveva minacciato di colpire militarmente Afrin dopo che, domenica 14 gennaio, la coalizione internazionale, a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, la metà delle quali sarebbero state veterani della Syrian Democratic Forces (SDF). Ankara ha definito tale programma “inaccettabile”, dal momento che la Turchia considera le Syrian Democratic Forces parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq e ritenuto illegale dalla Turchia. Il 15 gennaio, la Turchia aveva iniziato a potenziare le proprie truppe al confine con la Siria, inviando alcuni convogli militari nel territorio meridionale del Paese, al fine di “liberare il territorio dal terrorismo”.

Il 24 gennaio, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha discusso l’operazione militare turca contro il distretto di Afrin con l’omologo statunitense, Donald Trump. In merito alla questione, il giorno precedente, martedì 23 gennaio, il portavoce del presidente turco, Ibrahim Kalin, aveva dichiarato che Ankara coopererà con gli Stati Uniti in Siria soltanto se Washington smetterà di sostenere le People’s Protection Units (YPG) e ritirerà le armi che aveva fornito al gruppo.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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