Siria: i curdi esortano i civili a prendere le armi

Pubblicato il 24 gennaio 2018 alle 11:17 in Medio Oriente Siria

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I curdi siriani hanno esortato i civili a prendere le armi per difendere il distretto di Afrin.

Martedì 23 gennaio, nel quarto giorno dell’operazione “Ramo d’Olivo”, lanciata sabato 20 gennaio dalle truppe turche contro il distretto di Afrin, situato nel nord della Siria, al confine con la Turchia, i curdi siriani hanno esortato i civili ad armarsi e a prendere parte agli scontri per difendere il proprio territorio.

In un comunicato ufficiale, il portavoce dell’amministrazione autonoma curda, Rezan Hedo, ha dichiarato: “Annunciamo una mobilitazione generale e invitiamo il nostro popolo a difendere Afrin. È un invito per tutti i curdi in Siria a prendere le armi” e ha aggiunto che le Syrian Protection Units “sono pronte a ricevere tutti quelli che desiderano difendere Afrin e rifornirle di armi”. L’amministrazione autonoma curda di rivolge anche alla comunità internazionale, chiedendole di “assumersi la responsabilità morale” e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché adotti “una seria risoluzione che impedisca l’aggressione del governo turco a Afrin”.

Il distretto di Afrin costituisce uno dei tre territori, insieme all’Eufrate e a Jazira, che fanno parte dell’area sotto il controllo del governo autonomo curdo. Il 17 marzo 2016, i curdi avevano proclamato unilateralmente un sistema federale curdo nel nord della Siria, dopo la nascita del congresso costitutivo. Tale entità di governo non era mai stata riconosciuta dal governo del presidente siriano Bashar Al-Assad, il quale lo aveva accusato di non avere alcuna “base legale”.

Le milizie curde costituiscono un partner fondamentale degli Stati Uniti nel territorio e lo sono state ancora di più durante la guerra contro lo Stato Islamico. Il 14 gennaio, la coalizione internazionale, a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, metà delle quali sarebbero stati veterani delle Syrian Democratic Forces (SDF). Il programma americano è stato la scintilla che ha fatto traboccare il vaso, dal momento che Ankara si è sempre opposta all’alleanza tra le due parti e ha sempre temuto che questa facilitasse la formazione di uno stato curdo ai confini con il proprio Stato, galvanizzando in tal modo la popolazione curda che risiede nel territorio turco. A ciò si aggiunga che Ankara considera le Syrian Democratic Forces parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq e ritenuto illegale dalla Turchia.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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