Migranti torturati in Libia: diffusi online nuovi video

Pubblicato il 24 gennaio 2018 alle 6:01 in Immigrazione Libia

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Sono stati diffusi online nuovi video di migranti africani torturati nei centri di detenzione libici. Al-Jazeera English ha riportato alcuni fotogrammi dei filmati. In uno di questi viene mostrato un uomo sudanese, originario della provincia del Darfur, sdraiato nudo in terra mentre qualcuno lo ustiona con il silicone liquido bollente. Un altro video mostra invece una decina di migranti senza maglia, costretti a ricevere frustrate mentre giacciono a terra. L’aguzzino, coperto in volto, chiede ad ognuno di loro di se hanno fatto trasferire dalle famiglie i soldi richiesti per portarli in Europa.

Il Ministero degli esteri libico ha condannato i video e ha chiesto ai dipartimenti legali di compiere indagini al riguardo. L’emittente qatarina riferisce che è impossibile stabilire il luogo esatto in cui sono stati girati i video, anche se l’accento tripolino di uno dei trafficanti sembra indicare che siano avvenuti in Libia.  Se venisse confermato che i filmati sono stati registrati nel Paese nordafricano, non sarebbe la prima volta che ciò accade. Il 14 novembre 2017, la CNN aveva infatti pubblicato un video in cui venivano mostrati decine di migranti africani venduti all’asta come schiavi, per circa 400 dollari, presso un capannone poco lontano dalla capitale libica. Il filmato aveva provocato l’indignazione della comunità internazionale, tanto che il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, aveva definito la schiavitù “un crimine contro l’umanità”.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Attualmente, lo Stato è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Italia; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza della Russia e dell’Egitto. I trafficanti di esseri umani, ormai da anni, stanno traendo vantaggio da questa situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. Questi trattamenti non sono destinati soltanto agli uomini, ma vengono applicati indistintamente anche a donne e bambini. Prima ancora del video della CNN, le torture dei migranti in Libia erano state denunciate da Othman Belbeisi, capo della missione dell’International Organization for Migration (IOM) nel Paese nordafricano, l’11 aprile 2017. Belbeisi aveva ha spiegato che i migranti vengono venduti ad un prezzo tra i 200 e i 500 dollari, e sono tenuti prigionieri per 2 o 3 mesi almeno. “Il mercato degli esseri umani sta diventando sempre più diffuso tra i trafficanti libici”, aveva aggiunto il capo della missione dell’IOM. 

In occasione del summit tra l’Unione Europea e Africana a Abidjan, in Costa d’Avorio, tenutosi il 29 e il 30 novembre 2017, i leader europei e africani hanno annunciato la creazione di una task force per gestire la situazione dei migranti in Libia, che collaborerà a stretto contatto con le autorità di Tripoli per proteggere e salvare le vite dei migranti e dei rifugiati lungo le rotte migratorie, per accelerare i rimpatri volontari e per ricollocare coloro che necessitano la protezione internazionale. L’Onu ha condannato altresì le autorità italiane per l’assistenza fornita alla Guardia Costiera libica nel Mediterraneo, nonostante ciò implichi che un numero sempre maggiore di migranti e rifugiati verranno costretti alla detenzione, andando incontro ad abusi e torture. 

In seguito allo sbarco di 181.000 migranti sulle coste italiane nel 2016, dall’inizio del 2017, l’Italia, sostenuta dall’Unione Europea e sotto la guida del ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha concluso una serie di accordi in ambito migratorio con la Libia, principale porto di partenza delle imbarcazioni dei trafficanti di esseri umani, al fine di meglio gestire la crisi migratoria e contrastare le attività degli scafisti. In linea con quanto affermato da Minniti in merito ai confini meridionali della Libia, con il Niger e il Ciad, i quali ritiene siano diventati i nuovi confini meridionali dell’Europa stessa, il 24 dicembre scorso, il premier italiano, Paolo Gentiloni, ha annunciato il trasferimento di 470 soldati italiani posizionati in Iraq, in Niger, al fine di assistere le truppe nigerine e di effettuare attività di controllo dei confini con la Libia. Successivamente, il 17 gennaio 2018, la Camera dei deputati ha approvato la relazione delle Commissioni Esteri e Difesa sulla partecipazione dell’Italia a missioni internazionali. Tra queste, oltre a quella in Niger, è prevista una nuova missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia, che comporterà la presenza di 400 militari italiani nel Paese nordafricano, insieme a 130 mezzi terrestri, navali e aerei tratti dal dispositivo Mare sicuro, attivo dal 12 marzo 2015 con il compito di svolgere attività di sorveglianza in mare. L’obiettivo di tale operazione è quello di assistere il governo di Tripoli, guidato dal premier Fayez Serraj, nei settori della sanità, formazione, supporto alle forze di sicurezza e contrasto all’immigrazione illegale. L’iniziativa assorbirà la precedente Operazione Ippocrate, volta a fornire assistenza sanitaria. Il giorno seguente all’approvazione della relazione, il governo di Tobruk ha condannato la decisione italiana di inviare altri soldati in Libia, definendola una violazione della sovranità nazionale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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