Egitto: arrestato oppositore politico di Al-Sisi

Pubblicato il 24 gennaio 2018 alle 13:28 in Africa Egitto

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L’ex capo di stato maggiore dell’esercito egiziano, il tenente generale Sami Anan, è stato arrestato pochi giorni dopo aver presentato la candidatura alle elezioni presidenziali, che si terranno in Egitto tra il 26 e il 28 marzo.

Martedì 23 gennaio, Anan ha ritirato la propria candidatura, dopo essere stato arrestato e essere stato trattenuto nell’ufficio del procuratore militare, con l’accusa di essersi candidato senza permesso. Un testimone oculare, vicino ad Anan, ha riferito che l’uomo sarebbe stato arrestato mentre si recava al suo ufficio in automobile, poco prima che l’esercito emanasse un comunicato ufficiale. Il figlio di Anan, Samir, nella serata di martedì 23 gennaio, ha dichiarato che la famiglia non avrebbe più ricevuto notizie dell’ex capo di stato maggiore dopo l’arresto.

Nel comunicato, che è stato letto dalla TV di stato egiziana, l’esercito affermava che la candidatura di Anan avrebbe costituito “una grave violazione delle leggi del servizio militare”, dal momento che, essendo un ufficiale dell’esercito, avrebbe dovuto porre fine al servizio e ottenere il permesso prima di candidarsi.

Sami Anan è stato capo di stato generale dell’esercito egiziano dal 2005 al 12 agosto 2012 e vice presidente del Consiglio supremo delle forze armate dall’11 febbraio 2011 al 30 giugno 2012, sotto il governo dell’ex presidente Hosni Mubarak. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, il vero motivo dell’arresto sarebbe il fatto che la candidatura dell’ex capo di stato maggiore dell’esercito avrebbe costituito una reale minaccia nei confronti della rielezione del presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi.

Da parte sua, il portavoce di Anan, Hazem Hosni, ha dichiarato che l’ex capo di stato maggiore non avrebbe violato alcuna legge e ha aggiunto che le accuse “sono giunte da una mal interpretazione dell’annuncio di Anan. In merito alla detenzione, Hosni ha dichiarato: “Il fatto che sia stato bandito dallo Stato per essersi candidato alle elezioni significa che lo Stato non vuole tenere le elezioni”. L’esercito egiziano e il Ministero degli Interni non hanno rilasciato alcuna dichiarazione in merito all’arresto. Il procuratore militare, invece, ha emanato un comunicato, nel quale ha vietato la copertura mediatica delle indagini nei confronti di Anan.

Venerdì 19 gennaio, in occasione di una conferenza che si era tenuta al Cairo, Al-Sisi aveva annunciato la candidatura alle elezioni presidenziali del 26-28 marzo, sottolineando l’importanza del fatto che i cittadini votassero per “salvaguardare l’esperienza democratica che era iniziata 4 anni fa”. Il presidente egiziano era giunto al potere il 3 luglio 2013, dopo aver rovesciato, con un colpo di stato, il governo del predecessore, Mohammed Morsi. L’anno successivo, il presidente si era candidato alle elezioni presidenziali e, l’8 giugno 2014, le aveva vinte con il 97% dei voti a suo favore, dopo essersi confrontato con un solo avversario, Hamdeen Sabahi.

Il giorno successivo, sabato 20 gennaio, Anan si era candidato contro Al-Sisi, dichiarando: “Chiedo alle istituzioni civili e militari di mantenersi neutrali nei confronti di chiunque abbia espresso la volontà di candidarsi e di non prendere le parti incostituzionali di un presidente che lascerà il proprio posto tra pochi mesi”.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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