Afrin: attesa telefonata tra Trump e Erdogan

Pubblicato il 24 gennaio 2018 alle 12:30 in Turchia USA e Canada

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È previsto che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il presidente americano, Donald Trump, affrontino la questione degli attacchi turchi contro le aree sotto il controllo dei curdi in Siria nel corso di una telefonata, mercoledì 24 gennaio.

La mattina del 21 gennaio, le truppe di Ankara sono entrate ad Afrin, distretto settentrionale siriano al confine con la Turchia, inaugurando l’operazione “Ramo d’Olivo”, dopo aver effettuato bombardamenti e raid aerei contro le forze curde nella regione. Afrin costituisce uno dei tre territori, insieme all’Eufrate e a Jazira, che fanno parte dell’area sotto il controllo del governo autonomo curdo. Il 17 marzo 2016, i curdi avevano proclamato unilateralmente un sistema federale curdo nel nord della Siria, dopo la nascita del congresso costitutivo. Tale entità di governo non era mai stata riconosciuta dal governo del presidente siriano Bashar Al-Assad, il quale lo aveva accusato di non avere alcuna “base legale”. Le People’s Protection Units (YPG), il braccio armato delle Syrian Democratic Forces (SDF), il cui controllo si estende sull’area di Afrin, sono appoggiate dagli Stati Uniti, poichè ritenute un alleato chiave nella lotta contro l’ISIS. L’assalto turco, di conseguenza, ha costituito una frizione tra Ankara e Washington, alleati in seno alla NATO. Le tensioni in merito ai curdi siriani, tuttavia, vanno avanti dalla primavera del 2017, quando, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, Ankara ha attaccato le postazioni delle People’s Protection Units in Siria, rischiando di colpire anche i soldati americani che erano presenti in tali zone per la campagna di liberazione di Raqqa, la principale roccaforte dell’ISIS in Siria. Ankara ritiene che le YPG siano un’entità terroristica al pari del Kurdistan Workers’ Party (PKK), che opera dal 1978 contro il governo turco per ottenere l’indipendenza dei curdi. Nonostante la Turchia avesse chiesto ripetutamente agli USA di non appoggiare più i curdi siriani, il 9 maggio 2017, Trump ha ordinato l’invio di armi alle milizie delle People’s Protection Units.

I rapporti tra i due alleati della NATO, tuttavia, sono complicati anche da altre questioni. Una di queste riguarda il chierico turco Fethullah Gulen, il quale vive in Pennsylvania ed è considerato da Ankara l’organizzatore del fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016. Nonostante Erdogan abbia chiesto ripetutamente la sua estradizione agli Stati Uniti, questi non hanno ancora acconsentito.

Un altro motivo di scontro tra Ankara e Washington riguarda la Russia. Il 13 settembre 2017, la Turchia ha concluso un accordo militare con Mosca del valore di 2,5 miliardi di dollari per l’acquisto del sistema avanzato di difesa missilistico S-400, sviluppato negli anni ’90 dall’azienda russa Almaz Central Design Bureau, e in uso dal 2007. Il patto prevede che, entro il 2018, Ankara riceva due batterie di S-400 e che, successivamente, ne produca altre due nel proprio territorio. Si è trattato della prima volta in cui la Turchia ha firmato un patto militare di tale portata con un Paese esterno all’alleanza atlantica. L’acquisizione di un sistema missilistico dalla Russia, inoltre, costituisce un duro colpo alla NATO per tre motivi. In primo luogo, i nuovi armamenti non saranno compatibili con quelli di cui è munita la Turchia, membro dell’alleanza atlantica. In secondo luogo, Ankara, facendo parte della NATO, ha il divieto di schierare un sistema militare del genere ai confini con l’Armenia, il Mar Egeo e la Grecia, che costituiscono i territori di confine dell’alleanza atlantica. Con tale decisione, invece, la Turchia posizionerà il sistema missilistico su tutto il proprio territorio nazionale. In terzo luogo, l’installazione di armamenti russi nel territorio di uno Stato membro permetterà alla Russia di accedere a strutture e informazioni riservate dell’alleanza atlantica, facendo acquisire a Mosca un vantaggio strategico. Mentre la NATO e il Pentagono non vogliono che questo accada, la Russia ha tutto l’interesse nel penetrare nei sistemi di difesa dell’alleanza atlantica. Occorre sapere che i rapporti tra la Russia e la NATO sono a loro volta caratterizzati da diverse tensioni che affondano le radici nella crisi di Crimea, scoppiata il 23 febbraio 2014, e che si sono inaspriti in Medio Oriente dal momento che, in Siria, Mosca, insieme all’Iran e alle milizie sciite libanesi di Hezbollah, sono schierate a favore del regime di Bassar al-Assad, ostile invece ai membri della NATO. Un ulteriore prova della svolta strategica della Turchia verso la Russia è stata proprio l’operazione Ramo d’Ulivo per attaccare i curdi siriani ad Afrin, per cui Ankara ha dovuto chiedere il permesso a Mosca, la quale ha il controllo sullo spazio aereo dell’area. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, il 22 gennaio, ha riferito che Russia e Turchia si tengono in contatto per monitorare il corso delle operazioni.

Alla luce di ciò, la CNN spiega che gli ufficiali della Difesa americana stanno cercando di capire le mire a lungo termine della Turchia, chiedendo chiarimenti ad Ankara in merito all’obiettivo della operazione Ramo d’Ulivo. “Hanno intenzione di occupare e gestire le aree sotto il controllo dei turchi nel nord della Siria? Vogliamo capire cosa stanno pensando”, ha affermato un ufficiale statunitense. La portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, ha spiegato che gli Stati Uniti vorrebbero convincere la Turchia a cessare le offensive, perciò Trump cercherà capire le intenzioni di Erdogan nel corso della telefonata.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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