Turchia o Israele: chi conta davvero in Medio Oriente

Pubblicato il 23 gennaio 2018 alle 12:35 in Il commento Turchia

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La Turchia è l’alleato più importante dell’Occidente in Medio Oriente: più importante persino d’Israele, che non è un attore rilevante in quell’area, nonostante l’attenzione mediatica che riceve. Israele è uno Stato piccolissimo che non partecipa a nessuna delle dinamiche fondamentali mediorientali. Non ha un ruolo nella lotta contro l’Isis; è estraneo al conflitto tra Iran e Arabia Saudita; è assente nelle guerre civili in Yemen, Siria e Iraq; non conta quasi niente nella dinamica delle relazioni tra Stati Uniti e Russia; è ininfluente nella questione curda; non è coinvolto nella crisi tra Qatar e Arabia Saudita, e non fa parte della Nato. Di contro, la Turchia è un grande Stato con un ruolo da protagonista in molte delle principali vicende mediorientali. Il suo contributo nella distruzione dell’Isis è stato fondamentale. È molto influente in Siria, è rilevante in Palestina e le sue truppe entrano in Iraq a piacimento. Ha esteso la sua influenza sul Qatar, dove, il 28 aprile 2016, ha aperto una base militare incuneandosi nella crisi tra qatarini e sauditi. Ha un ruolo importante nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia, tiene i curdi sotto scacco e fa parte della Nato dal 1952. Le testate nucleari che custodisce nella base militare di Incirlik sono decine. In più, è un Paese laico e vuole continuare a esserlo, altrimenti non chiederebbe di essere accolto nell’Unione Europea.

Gli Stati Uniti hanno scelto l’Arabia Saudita come alleato privilegiato in Medio Oriente, mentre i paesi dell’Unione Europea non hanno mai investito su nessun Paese. Il punto è che, per avere una politica in Medio Oriente, l’Europa deve scegliere un Paese mediorientale che tuteli i suoi interessi. Quel Paese non esiste. L’arrivo di Macron all’Eliseo aveva indotto molti europeisti all’ottimismo dopo il colpo inferto dalla Brexit. La speranza era che una nuova alleanza tra Germania e Francia avrebbe rilanciato l’Europa sul piano mondiale. Il problema è che rilanciarsi significa espandersi. Sia chiaro: non può esistere comprensione della politica internazionale senza distinguere ciò che gli Stati dicono da ciò che fanno. Gli Stati dicono “avanzamento della democrazia” o “diffusione della religione islamica” per non dire “politiche di espansione”. Trump vuole rilanciare gli Stati Uniti espandendosi. La formula con cui ha vinto le elezioni: “Rendiamo l’America grande di nuovo” significa “torniamo a espanderci”. Anche Xi Jinping vuole rilanciare la Cina attraverso l’espansione: la “nuova via della seta” non è altro che un grandioso progetto di espansione politica. È sempre attraverso l’espansione che Putin intende rilanciare la Russia, come abbiamo documentato la settimana scorsa parlando della sua avanzata in Libia, Egitto, Siria e Afghanistan. Allo stesso modo, l’Europa potrà rilanciarsi stabilendo nuove basi militari e inglobando nuovi mercati. La domanda è: in quale direzione vuole espandersi l’Europa? Dal momento che l’espansione a est è stata bloccata dall’esercito di Putin in Ucraina orientale, restano soltanto due direttrici: l’Africa e il Medio Oriente. In Africa, la penetrazione strategica dell’Europa è agevole anche perché la concorrenza di Russia, Stati Uniti e Cina è ancora debole. Il Medio Oriente rimarrà impenetrabile senza uno Stato di riferimento. L’Europa deve trovare la sua Arabia Saudita.      

Per comprendere quale potrebbe essere questo Stato, occorre passare in rassegna i quattordici Stati che compongono il Medio Oriente. Libano, Israele e Giordania non potrebbero essere i tutori degli interessi dell’Unione Europea perché piccoli e irrilevanti. L’Arabia Saudita e gli altri Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo Persico ovvero Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait e Oman, sono infeudati agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna. Yemen e Iraq sono devastati dalla guerra civile, come la Siria, che è sotto l’influenza di Putin. L’Iran, e siamo a tredici, sarebbe impensabile. Resta la Turchia. Il 5 gennaio 2018, Macron ha escluso che possa entrare nell’Unione Europea durante una conferenza stampa con Erdogan a Parigi. Se la Turchia non può entrare in Europa, resta il problema di come l’Europa possa entrare in Medio Oriente per influenzare alcuni processi politici anziché esserne travolta, com’è accaduto con la guerra civile in Siria e con l’Isis. Distinguere le parole dai fatti significa distinguere ciò che la Turchia è da ciò che potrebbe fare.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano in Italia dedicato alla politica internazionale

di Alessandro Orsini

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