Siria: due attacchi chimici in una settimana

Pubblicato il 23 gennaio 2018 alle 16:48 in Medio Oriente Siria

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I rappresentanti di 29 Paesi, tra i quali il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, si sono riuniti a Parigi per discutere le sanzioni da imporre ai responsabili degli attacchi chimici in Siria, dopo che due episodi di questo genere, in poco più di una settimana, hanno colpito la città siriana di Douma, situata nel Ghouta orientale.

La riunione si è tenuta martedì 23 gennaio, in seguito al verificarsi di un nuovo attacco chimico nella città siriana di Douma, situata nel Ghouta orientale, avvenuto il giorno precedente, lunedì 22 gennaio. In tale occasione, i rappresentanti dei 29 Stati hanno condiviso le informazioni di cui erano in possesso e hanno stilato una lista di individui implicati nell’utilizzo di armi chimiche in Siria.

Prima dell’inizio dell’incontro, la Francia aveva annunciato l’imposizione di sanzioni a 25 individui e aziende che Parigi ritiene abbiano legami con il programma di armi chimiche siriano. Tra questi, non vi sono esponenti del governo, dal momento che il Paese “non ha sufficienti informazioni per elevare la questione a livello politico in Siria”. La Francia sta portando avanti una linea dura in merito a coloro che sono legati alle armi chimiche utilizzate in Siria. Il 29 maggio 2017, in occasione di un vertice bilaterale con il proprio omologo russo, Vladimir Putin, il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva dichiarato che l’utilizzo delle armi chimiche avrebbe costituito una linea rossa per il Paese, che avrebbe risposto in maniera adeguata.

Lunedì 22 gennaio, la città di Douma, situata nel territorio del Ghouta orientale, era stata colpita da un attacco chimico, che aveva causato la morte di almeno 21 persone, tra le quali donne e bambini, decedute per soffocamento. Secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani sulla base delle testimonianze dei medici locali, alcuni gas sarebbero stati rilasciati durante un bombardamento contro la città di Douma, causando “casi di soffocamento”.

In merito all’accaduto, si era espressa anche la Difesa civile siriana, un’organizzazione umanitaria di protezione civile formatasi durante la guerra civile siriana, i cui membri sono comunemente noti con il nome di Caschi bianchi, che aveva accusato le forze del governo di aver utilizzato gas cloro nell’attacco che ha colpito l’area. In questo contesto, i Caschi bianchi avevano riferito che 13 civili, tra cui donne e bambini, “sono stati feriti dopo che il regime di Al-Assad aveva utilizzato il gas cloro nella città di Douma, nel Ghouta orientale”.

Si tratterebbe del secondo episodio di utilizzo di armi chimiche negli scontri in Siria in poco più di una settimana. Il 15 gennaio, 7 civili, di cui 6 donne e 1 bambino, erano morti a causa di difficoltà respiratorie, in seguito a un bombardamento che aveva colpito l’area situata nei dintorni della città di Douma.

La città di Douma, situata nel territorio del Ghouta orientale, costituisce una delle principali roccaforti dell’opposizione siriana. La regione, nella quale vivono circa 350.000 persone, si trova sotto l’assedio delle forze del regime dal dicembre 2012. Negli ultimi mesi i soldati del presidente siriano Bashar Al-Assad hanno stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano il territorio hanno reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Tutto ciò ha causato la morte di un ingente numero di civili, tra i quali numerosi bambini. Il 27 dicembre 2017 erano iniziate le evacuazioni mediche nel territorio, anche se le operazioni si trovano ancora nella loro fase iniziale.

Se la responsabilità del regime siriano fosse confermata, non si tratterebbe della prima volta che le forze di Al-Assad avrebbero utilizzato le armi chimiche contro i siriani. Il 26 ottobre 2017, le Nazioni Unite avevano confermato che il regime siriano sarebbe stato responsabile dell’attacco chimico di Khan Sheikhoun, una città situata nel governatorato di Idlib, nel nord-ovest della Siria, che si trova sotto il controllo dell’opposizione siriana. Il 4 aprile 2017, le forze del regime siriano di Bashar Al-Assad avevano colpito la città, causando la morte di 90 civili.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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