Iraq: Ankara contro i curdi

Pubblicato il 23 gennaio 2018 alle 11:42 in Iraq Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Turchia ha lanciato raid aerei nel nord dell’Iraq, contro alcuni soldati curdi accusati di stare preparando un attacco al confine con il Paese, secondo quanto riferito dall’esercito turco.

In un comunicato, emanato martedì 23 gennaio, l’esercito turco ha dichiarato che i raid aerei sarebbero stati condotti il giorno precedente, lunedì 22 gennaio, e avrebbero colpito la regione di Zap, situata nel nord dell’Iraq, al confine con la Turchia. L’operazione sarebbe stata effettuata in concomitanza con la terza giornata dell’operazione militare “Ramo d’Olivo”, condotta contro le Syrian Democratic Forces che si trovano nel distretto siriano di Afrin. L’operazione contro Afrin era stata avviata sabato 20 gennaio e mira a creare, all’interno del territorio siriano, una “zona sicura” di 30 km.

Stando a quanto riferito dai militari turchi, l’attacco avrebbe avuto come obiettivo alcuni membri della “organizzazione terroristica separatista”, ovvero il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq e ritenuto illegale da Ankara. L’intervento militare turco sarebbe stato dovuto al fatto che i curdi stavano programmando un attacco contro le postazioni e le basi della sicurezza situate al confine con la Turchia.

L’operazione di Ankara nel territorio iracheno si è svolta nel contesto di un accordo tra Iraq e Turchia, mirato a contrastare i membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel territorio iracheno. Domenica 21 gennaio, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva incontrato a Baghdad il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, e il ministro degli Esteri, Ibrahim Al-Jafaari, per discutere l’operazione militare della Turchia nel distretto siriano di Afrin. In tale occasione, Ankara e Baghdad avevano intrapreso le negoziazioni per condurre un’operazione congiunta mirata a contrastare la presenza dei membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel distretto di Sinjar, situato nel nord dell’Iraq, al confine con la Siria. In questo contesto, il ministro degli Esteri turco aveva dichiarato: “Una delle questioni che abbiamo discusso con l’Iraq è l’operazione congiunta contro la presenza del PKK nel distretto di Sinjar. Ci hanno detto che il PKK non è diverso dall’ISIS e ci hanno esortato a collaborare contro questa minaccia”. Cavusoglu aveva aggiunto: “Inoltre, i funzionari iracheni ci hanno detto che si assicureranno il controllo del confine tra la Siria e il distretto di Sinjar e che fermeranno l’infiltrazione del PKK-YPG. Noi gli abbiamo risposto che gli garantiremo tutto il supporto necessario e che faremo del nostro meglio per ripulire l’Iraq da tutti i terroristi. Afrin, Manbij, il nord dell’Iraq o la riva orientale dell’Eufrate, il nostro obiettivo è dovunque si trovino i terroristi”.

Il distretto di Manbij, situato nel governatorato di Aleppo, nel nord della Siria, vicino alla riva occidentale del fiume Eufrate, costituisce una postazione strategica per le People’s Protection Units (YPG). La Turchia considera questo territorio il prossimo obiettivo da colpire, dopo la liberazione del distretto di Afrin dall’occupazione curda. In tal senso, il ministro degli Esteri turco ha dichiarato: “I Terroristi a Manbij continuano ad aprire il fuoco. Attaccano le nostre truppe e l’esercito siriano libero (Esl) in un’area che si trova sotto il suo controllo dall’operazione Scudo dell’Eufrate. Se gli Stati Uniti non porranno fine a ciò, ci penseremo noi”.

Il 24 agosto 2016, il Consiglio di Sicurezza nazionale turco aveva avviato l’operazione “Scudo dell’Eufrate” nel nord della Siria, conclusasi il 30 marzo 2017. Gli obiettivi dell’operazione erano due. Il primo era quello di liberare l’area dal controllo dello Stato Islamico, sostenendo l’avanzata dell’Esercito Libero Siriano (ESL). Il secondo era quello di ostacolare le mire espansionistiche dei curdi siriani, confinandoli a est del fiume Eufrate, con la minaccia di attacchi armati in caso di violazione del confine. Il 5 agosto 2017, Erdogan aveva annunciato l’ampliamento dell’operazione “Scudo dell’Eufrate”, attraverso l’organizzazione di nuove campagne militari.

Secondo quanto riferito dal quotidiano turco Hurriyet Daily News, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) sarebbe particolarmente attivo nel territorio settentrionale dell’Iraq, ma, recentemente, avrebbe rafforzato la sua presenza anche al confine con la Siria, al fine di sostenere le postazioni delle People’s Protection Units (YPG), situate nel nord della Siria, dove i curdi controllano circa un quarto del Paese, grazie alla collaborazione con gli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico. In questo contesto, il controllo del distretto di Sinjar avrebbe un’importanza strategica per i curdi, dal momento che rafforzerebbe la propria influenza nel territorio di confine tra Siria e Iraq.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.