Siria: Al-Assad contro Erdogan

Pubblicato il 22 gennaio 2018 alle 11:28 in Siria Turchia

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Il presidente siriano, Bashar Al-Assad, ha condannato l’offensiva turca contro i curdi nel distretto di Afrin, situato nel nord della Turchia, al confine con la Siria, mentre continuano i bombardamenti delle truppe curde contro le postazioni dei curdi nel territorio per il terzo giorno consecutivo.

Domenica 21 gennaio, in occasione di un incontro con il presidente del Consiglio strategico iraniano sulle relazioni esterne dell’Iran, Kamal Kharazi, Al-Assad ha definito l’operazione militare della Turchia nel distretto di Afrin “parte del supporto di Ankara nei confronti dei gruppi estremisti”. Il presidente siriano fa riferimento al fatto che le truppe turche stanno combattendo al fianco dell’Esercito siriano libero (Esl), una forza armata, costituitasi il 29 luglio 2011 e formata dai disertori dell’esercito siriano, che combatte le forze di Bashar al-Assad.

In un comunicato, emanato dall’agenzia di stampa siriana SANA, il presidente siriano ha dichiarato: “L’aggressione turca contro la città siriana di Afrin non può essere separata dalla politica adottata dal regime turco dal primo giorno della crisi della Siria, costruita sostanzialmente sul supporto al terrorismo e alle organizzazioni terroristiche, indipendentemente da come si chiamano”.

Le dichiarazioni del presidente siriano sono giunte dopo che, lo stesso giorno, domenica 21 gennaio, l’esercito turco, era entrato nel distretto di Afrin, nel contesto dell’operazione “Ramo d’Olivo”, che mira a creare, all’interno del territorio siriano, una “zona sicura” di 30 km. Tale operazione consisterebbe in quattro fasi, di cui il primo ministro turco, Binali Yildirim, ha descritto soltanto le prime due. La prima fase si propone di stabilire una zona sicura al confine tra la Siria e la Turchia e, in particolare tra le città siriane di Azaz e Afrin. La seconda fase sarà caratterizzata dalla “pulizia” delle milizie dei gruppi terroristici. In tal senso, il primo ministro turco ha dichiarato che “vi sono circa 8.000-10.000 terroristi ad Afrin”, sottolineando che il Partito dell’Unione Democratica curdo (PYD) e il suo braccio armato, le People’s Protection Units (YPG), non sono gli unici gruppi terroristici nel territorio, con riferimento ai militanti dello Stato Islamico che avrebbero abbandonato Raqqa, “sotto la supervisione degli Stati Uniti”. In tal senso, domenica 21 gennaio, il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, aveva dichiarato che “il PKK, l’YPG e il PYD sono la stessa cosa. Il fatto che abbiano nomi diversi non cambia il fatto che sono organizzazioni terroristiche”. Il presidente turco considera le People’s Protection Units come un gruppo terroristico legato al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo ritenuto illegale in Turchia.

L’inizio dell’offensiva turca era stato annunciato il giorno precedente, sabato 20 gennaio, da parte del presidente della Turchia, in seguito al bombardamento dei rifugi e dei nascondigli del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), del Partito dell’Unione Democratica (PYD), e dell’Unità di Protezione Popolare (YPG).

Giovedì 18 gennaio, il vice ministro degli Esteri siriano, Faisal Mekdad, aveva minacciato la Turchia, dichiarando che tutti i jet da combattimento turchi impegnati nell’operazione militare contro la Siria sarebbero stati distrutti. In questo contesto, Mekdad aveva affermato: “Avvertiamo che l’Aeronautica siriana è pronta a distruggere gli aerei turchi nei cieli della Siria” e aveva aggiunto: “Avvertiamo i leader turchi che, se inizieranno a combattere nella regione di Afrin, ciò verrà considerato un’aggressione dell’esercito turco nei confronti della sovranità della Siria”.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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