Karabach: Armenia e Azerbaigian confidano nell’Italia

Pubblicato il 22 gennaio 2018 alle 6:03 in Azerbaigian Italia Russia

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La presidenza italiana dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), iniziata il 1 gennaio, può contribuire a superare i meccanismi per cui l’organizzazione internazionale si è dimostrata poco efficace nella risoluzione dei conflitti interetnici in area post-sovietica. È quello in cui confida la diplomazia armena, la quale spera che l’Italia riesca ad aprire gli occhi agli “osservatori ciechi” dell’OSCE nel conflitto del Nagorno-Karabach.

Regione a maggioranza armena dell’Azerbaigian ai tempi dell’URSS, il Nagorno-Karabach fu al centro del conflitto che oppose Erevan a Baku dal 1988 al 1994, quando entrò in vigore un cessate il fuoco che sancì, de facto, la vittoria armena. Da allora tra escalation e negoziati, il gruppo di Minsk, creato dall’OSCE e composto da Russia, Francia e Stati Uniti, è riuscito a mantenere una fragile tregua, senza raggiungere alcun accordo. Il Nagorno-Karabach, la cui popolazione azera (il 10% circa in epoca sovietica) è fuggita in seguito al conflitto, si è frattanto proclamato Repubblica di Artsakh, i cui interessi sono difesi dall’Armenia.

L’OSCE, ufficialmente incaricata di risolvere il conflitto, quando nell’aprile 2016 gli scontri causarono la morte di 12 militari azeri e 18 armeni, fu costretta a riconoscere la propria impotenza, lasciando la soluzione del conflitto alla Russia. Interesse primario di Mosca, alleata di entrambi i contendenti, è infatti un Caucaso meridionale stabile.

Allora Erevan accusò la presidenza tedesca dell’organizzazione di essere interessata solo alla crisi in Ucraina, trascurando il Karabach. “Non è che la Germania sia cattiva, che l’Austria [che ha presieduto l’OSCE nel 2017] sia buona e che l’Italia possa compiere miracoli” commentano osservatori armeni. Le parole del ministro Alfano, che assumendo la presidenza a nome dell’Italia ha lanciato un appello a fare di più per risolvere i conflitti congelati, tra cui quello del Karabach, hanno tuttavia acceso speranze sia in Armenia che in Azerbaigian.

Anche Baku, che reclama la restituzione della regione e il rispetto della sua integrità territoriale, ha accolto con favore le parole del capo della diplomazia italiana.

Sia gli USA che la Russia hanno apprezzato l’intenzione della presidenza italiana di prestare più attenzione ai conflitti congelati e hanno promesso la loro assistenza da parte dei loro paesi. Questo, secondo la diplomazia armena, dovrebbe portare ad una maggiore normalizzazione della situazione in Nagorno-Karabach, almeno perché l’attivazione del Gruppo di Minsk dell’OSCE significa che il numero di osservatori alla frontiera aumenterà e monitoreranno molto più da vicino la situazione sulla linea di contatto.

L’appoggio di Mosca, che ha apprezzato la prima mossa della presidenza italiana dell’OSCE, e cioè nomina dell’ex ministro Frattini come mediatore del conflitto in Transdnistria, è fondamentale. Non solo la Russia ha basi militari in Armenia, ma è il paese che più di tutti si è impegnato perché la situazione non degenerasse in conflitto aperto, inviando in più occasioni i suoi soldati a monitorare la linea di confine nata con il cessate il fuoco del 1994.

Le speranze che Erevan ripone in Roma poggiano dunque sul rinnovato interesse dell’OSCE per il conflitto. “Potrebbe persino risultare che l’OSCE troverà finalmente la forza di valutare obiettivamente casi specifici con violazione del regime di cessate il fuoco alla frontiera e chiamerà le cose con il proprio nome, tra cui quelli che per primi aprono il fuoco” – scrive l’analista politico Arman Vaneskagyan, facendo riferimento ai numerosi e falliti tentativi dell’esercito azero di riconquistare qualche posizione perduta.

L’Italia ha ottimi rapporti sia con l’Armenia che con l’Azerbaigian. Con Erevan Roma ha rapporti molto antichi, che poggiano sulla comunità armena in Italia (basti pensare che il primo libro in armeno fu stampato a Venezia) e sulla grande diffusione della cultura italiana nel paese (Italy street è una delle principali arterie della capitale armena). L’Italia è il terzo partner europeo di Erevan, dopo Bulgaria e Germania.

L’Azerbaigian è invece un partner commerciale importante dell’Italia. Roma è il primo partner commerciale di Baku sin dal 2008. Gli scambi commerciali ammontano a 5 miliardi di dollari, l’Italia è il primo acquirente di prodotti azeri, per lo più gas, petrolio e derivati del petrolio.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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