Israele: verso la legalizzazione di 70 avamposti in Cisgiordania

Pubblicato il 22 gennaio 2018 alle 6:02 in Israele Medio Oriente

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Israele sta progettando di legalizzare 70 avamposti in Cisgiordania, secondo quanto annunciato dal Ministero della Difesa.

Il vice ministro della Difesa israeliano, Eli Ben-Dahan, avrebbe discusso il piano in occasione di una riunione della Casa Ebraica, un partito politico sionista religioso, che si sarebbe riunito in Parlamento martedì 16 gennaio, secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Jerusalem PostStando alle dichiarazioni di Ben-Dahan, circa sei mesi prima dell’incontro, sarebbe stato creato un gruppo composto da 4 o 5 ministri con il compito di identificare gli avamposti, che avrebbero potuto essere legalizzati e di classificarli in base alla difficoltà di realizzazione del progetto. Il risultato del lavoro della squadra sarebbe stato quello di trovare 70 avamposti, alcuni dei quali potrebbero essere legalizzati in maniera relativamente facile. Tra questi ultimi vi è l’avamposto di Asael, situato nei pressi di Hebron.

Qualche giorno prima, domenica 14 gennaio, il ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, aveva inoltrato una proposta al Gabinetto che prevedeva la legalizzazione dell’avamposto di Havat Gilad. Gli israeliani che risiedono nell’insediamento sostengono di aver comprato la terra in cui si trova prima della sua costruzione, avvenuta nel 2002. Da parte loro, i palestinesi hanno negato l’acquisto, affermando che i documenti che lo attestano sarebbero falsi. Tale proposta di Lieberman era stata avanzata dopo l’uccisione di un rabbino israeliano, avvenuta nella notte di martedì 9 gennaio, mentre l’uomo stava guidando nei pressi dell’insediamento di Havat Gilad, situato nella zona orientale della città di Nablus, in Cisgiordania. Stando a quanto riferito dall’esercito israeliano, il colpo di arma da fuoco sarebbe stato sparato contro la vettura in movimento da un’automobile di passaggio, mentre il rabbino stava tornando nella propria abitazione, situata nell’insediamento. 

Gli avamposti israeliani sono edifici edificati illegalmente su terreni di proprietà palestinesi, senza il permesso del governo. Solitamente, si tratta di case prefabbricate, fornite di utenze di base, in particolare elettricità e acqua, non collegate alle reti nazionali. In alcuni casi, tali avamposti sono stati retroattivamente legalizzati in cambio del versamento, in alcuni casi specifici e a titolo di indennizzo, di un valore più alto di quello di mercato per regolarizzarne la posizione. Stando ai dati riferiti dall’organizzazione non governativa Peace Now, nel territorio della Cisgiordania ci sarebbero 97 avamposti non autorizzati.

Il 13 novembre 2016, il comitato ministeriale di Israele per la legislazione aveva approvato all’unanimità la cosiddetta “legge di formalizzazione”, una legge che mira a legalizzare retroattivamente gli avamposti nella Cisgiordania occupata, costruiti su terreni palestinesi privati. La norma, approvata dal Parlamento il 6 febbraio 2017, permette al governo israeliano di espropriare i territori palestinesi privati dove le case degli avamposti illegali sono state costruite ex post facto, a condizione che gli avamposti siano stati costruiti in buona fede o con il supporto del governo. In cambio, la legislazione afferma che i proprietari palestinesi otterranno un compenso finanziario o un altro terreno.

Il 17 agosto 2017, la Corte Suprema israeliana avevarimandato di due mesi l’implementazione della legge. Successivamente, il 4 dicembre 2017, l’Alta Corte di Giustizia aveva chiesto al governo di giustificare, entro il 25 febbraio, i motivi per cui la legge di formalizzazione dovrebbe entrare in vigore, indicando le basi costituzionali sulle quali si baserebbe tale norma. Nonostante Israele non possieda una Costituzione, il Paese ha stabilito una serie di leggi fondamentali, che regolano le disposizioni del governo e i diritti umani.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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