Turchia: l’esercito entra ad Afrin

Pubblicato il 21 gennaio 2018 alle 15:04 in Siria Turchia

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L’esercito turco è entrato ad Afrin, distretto settentrionale siriano al confine con la Turchia, all’indomani dei bombardamenti e dei raid aerei contro le forze curde nella regione.

Nella mattina di domenica 21 gennaio, poco dopo le 11.00 (ore locali), le forze armate di Ankara sono entrate nella provincia di Afrin. A riferirlo è l’emittente locale HaberTurk, che ha riportato le parole del primo ministro turco, Binali Yildirim. L’inizio dell’offensiva terrestre è stato confermato anche dall’esercito nazionale. L’offensiva militare di terra è iniziata all’indomani degli attacchi aerei condotti dalla Turchia sul territorio nella giornata di sabato 20 gennaio, bersagliando in particolare l’Unità di Protezione Popolare (YPG), che gode dell’appoggio degli Stati Uniti. La Turchia, con il lancio della recente operazione militare Ramo d’Olivo nel distretto settentrionale della Siria, mira a creare una “zona sicura” di 30 km, ha affermato il primo ministro. La rete televisiva HaberTurk ha inoltre reso noto che al momento nessun soldato dell’esercito turco è stato ferito. Sempre nella mattina di domenica 21 gennaio, l’esercito turco ha rilasciato una dichiarazione ufficiale con la quale informa che nel corso dell’operazione militare ad Afrin, sono stati finora colpiti 153 bersagli curdi. I bersagli in questione, ha spiegato l’esercito, sono costituiti da rifugi e nascondigli di armi e arsenale bellico usati dai combattenti curdi. Nella dichiarazione si rende noto che il fuoco d’artiglieria è tuttora in corso sul territorio.

I combattenti dell’Unità di Protezione Popolare (YPG) hanno riferito che le incursioni aeree condotte dalla Turchia sabato 20 gennaio hanno provocato la morte di sei civili e tre combattenti curdi, ferendo altri 13 civili. Il gruppo ha accusato la Turchia di aver bersagliato e colpito distretti locali popolati da civili, tra cui un campo per i rifugiati situato ad Afrin. Le milizie curde siriane dell’Unità di Protezione Popolare hanno inoltre affermato nel corso di domenica 21 gennaio di aver finora respinto tutti gli attacchi delle forze turche e dei loro alleati ribelli dell’Esercito Siriano Libero (ESL) in seguito a violenti scontri.

Il presidente turco, Tayyip Erdogan, nel corso della giornata, ha tenuto un discorso dinanzi al suo partito – il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) – nella città settentrionale di Bursa. In tale contesto Erdogan ha affermato che l’esercito di Ankara sconfiggerà l’Unità di Protezione Popolare spalleggiata dagli Stati Uniti,  aggiungendo di non poter fare affidamento sul sostegno di Washington. Il presidente ha inoltre accusato “alcuni alleati” della Turchia di aver fornito 2mila aeroplani e 5mila camion carichi di armi alle milizie dell’Unità di Protezione Popolare (YPG), commento probabilmente diretto agli Stati Uniti, i quali supportano le YPG. 

Sabato 20 gennaio, l’offensiva militare aerea di Ankara è iniziata con raid aerei contro i curdi situati ad Afrin e il lancio di alcune bombe da parte dell’esercito turco al confine tra Siria e Turchia. L’avvio delle operazioni ad Afrin sarebbe stato innescata dagli spari di alcuni militanti curdi che hanno bersagliato le posizioni dell’esercito turco all’interno dei suoi confini nazionali.

L’Esercito Siriano Libero, costituitosi il 29 luglio 2011, è una forza armata che combatte nel contesto della guerra civile siriana, iniziata il 15 marzo 2011, contro l’esercito nazionale e il governo di Bassar al-Assad.
L’Unità di Protezione Popolare è sostenuta dagli Stati Uniti ma considerata dalla Turchia parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un’organizzazione proscritta come terroristica dal governo di Ankara.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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