Siria: quattro missili contro città turca, un morto

Pubblicato il 21 gennaio 2018 alle 16:32 in Siria Turchia

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Quattro missili siriani hanno bersagliato una cittadina turca di confine, provocando almeno una vittima.

Nel pomeriggio di domenica 21 gennaio, è stato lanciato un missile dalla Siria e ha colpito Reyhanli, città turca di frontiera, provocando la morte di un siriano e ferendo altre 32 persone. A esso hanno fatto seguito altri tre missili, tutti lanciati dal confine siriano verso la medesima cittadina turca. Non sono ancora noti ulteriori dettagli, né il numero di vittime e feriti provocati dalla serie di attacchi.
A riferire del primo missile è stata l’emittente NTV, che ha riportato le parole del sindaco della cittadina turca, Hussein Sanverdi. Egli ha affermato che due feriti sono in condizioni gravi. La conferma è arrivata anche dal vice primo ministro turco, Bekir Bozdag, che ha riferito ai giornalisti presenti a Instanbul che Reyhanli è stata colpita da un missile proveniente dall’altro lato del confine con la Siria.

Sebbene non sia ancora chiaro chi abbia condotto il lancio dei razzi, il ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu, ha condannato l’attacco dal suo profilo Twitter, incolpando del lancio indiscriminato i “terroristi” curdi del Partito dell’Unione Democratica (PYD) e dell’Unità di Protezione Popolare (YPG). A suo dire, un simile attacco ai danni di civili innocenti mostra il vero volto dei terroristi curdi del PYD.

L’Unità di Protezione Popolare, sostenuta dagli Stati Uniti, è considerata dalla Turchia parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un’organizzazione proscritta come terroristica dal governo di Ankara, e dunque per estensione anche l’YPG è per la Turchia un gruppo terroristico.
Il lancio del missile potrebbe essere inquadrato nel contesto del conflitto armato scoppiato sabato 20 gennaio tra Turchia e curdi nel distretto settentrionale siriano di Afrin. L’offensiva turca ad Afrin, dapprima consistente in raid aerei e bombardamenti, da domenica 21 gennaio è iniziata anche via terra.

Il 17 gennaio, il Partito dell’Unione Democratica curdo aveva chiesto alle potenze mondiali e all’Onu di assumersi le proprie responsabilità e porre fine al bombardamento turco del distretto di Afrin, popolato da oltre un milione di persone.

Le tensioni tra il governo turco e i curdi si sono esacerbate parallelamente a quelle tra i curdi e il governo siriano, il 17 marzo 2016. In tale data il Congresso costitutivo del sistema democratico federale del nord della Siria, o Unione curda del nord della Siria, proclamò unilateralmente un sistema federale curdo nel nord della Siria, mai riconosciuto dal governo di Bashar Al-Assad, secondo il quale non aveva alcuna “base legale”. L’obiettivo dei curdi siriani era quello di ottenere una certa autonomia territoriale, nell’ambito di un stato decentralizzato, sull’esempio di altri gruppi etnici e religiosi siriani. La possibilità della nascita di un territorio curdo autonomo in Siria preoccupa notevolmente il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il quale teme la creazione di uno Stato curdo nella Siria settentrionale, al confine con la Turchia. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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