Il Kenya e il terrorismo

Pubblicato il 21 gennaio 2018 alle 6:01 in Approfondimenti Kenya

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Il Kenya è un Paese dell’Africa orientale a maggioranza cristiana, il cui 11,1%, tuttavia, professa la fede musulmana. Nonostante non sia mai stato teatro di conflitti religiosi interni, lo Stato africano è colpito dalla violenza dell’organizzazione terroristica somala al-Shabaab, contro cui combatte dal 2011, nell’ambito della missione in Somalia dell’Unione Africana, AMISOM. La maggior parte degli attacchi dei jihadisti somali in Kenya avviene al confine con la Somalia, nel nord del Paese. Gli attentati più mortali compiuti da al-Shabaab in Kenya sono avvenuti il 21 settembre 2013, presso il Westgate shopping mall di Nairobi, in cui morirono almeno 67 persone, e il 2 aprile 2015 nel nord-est del Paese, dove militanti armati fecero irruzione nel Garissa University College, uccidendo 148 individui. L’ISIS, fino ad oggi, ha rivendicato un solo attacco in Kenya, avvenuto nell’ottobre 2016 a Nairobi, dove un militante armato di coltello ha aggredito un poliziotto all’entrata dell’ambasciata americana. Le autorità kenyote collaborano a stretto contatto con gli Stati Uniti per effettuare operazioni antiterrorismo e fanno parte del President’s Security Governance Initiative (SGI), un organo composto da 6 Stati africani che si occupa di controllare e gestire il settore della sicurezza a livello istituzionale. Le forze di sicurezza kenyote sono molto attive nelle missioni di controllo presso i confini con la Somalia, al fine di evitare il passaggio di foreign fighters.

Il 2017 si era aperto con l’arresto di due individui, l’11 gennaio, da parte della polizia, legati ad al-Shabaab e sospettati di pianificare attacchi contro chiese ed altri obiettivi affollati a Nairobi. Successivamente, l’8 giugno, almeno 3 persone sono morte a causa di un’esplosione, nell’est del Kenya. La polizia locale ha spiegato che la macchina su cui viaggiavano le vittime è passata sopra a una bomba rudimentale, posizionata su una strada. E ancora, il 9 luglio 2017, presunti militanti di al-Shabaab hanno decapitato 9 uomini nel corso di un assalto presso due villaggi nella zona costiera del distretto di Lamu. Un testimone ha riferito che gli aggressori hanno fatto irruzione a Jima e a Pandanguo, sgozzando le vittime con coltelli. I militanti, la maggior parte dei quali avevano i tratti somatici tipici dei cittadini somali, hanno radunato gli uomini non musulmani scovati, per poi decapitarli tutti insieme. Due mesi dopo, il 9 settembre, sempre presso Lamu militanti di al-Shabaab hanno decapitato altri 4 uomini nel corso di due attacchi. Infine, il 21 dicembre scorso, La polizia del kenyota ha arrestato 2 insegnanti e ha preso in custodia circa 100 bambini di una scuola islamica a Likoni, a sud della città portuale di Mombasa, sospettata essere un centro di indottrinamento. Le autorità hanno descritto l’operazione come “un raid antiterrorismo”, che è stato effettuato con l’appoggio di agenzie straniere. Il principale timore del governo di Nairobi è che i bambini presi in custodia abbiano iniziato un processo di radicalizzazione.

Nel corso dell’anno passato, il Kenya è stato teatro di scontri e violenze causate non solo dai terroristi, ma anche tra le varie fazioni politiche locali, in occasione delle elezioni che si sono tenute l’8 agosto, ma che sono state poi annullate e riorganizzate il 26 ottobre. In seguito alle votazioni dell’8 agosto 2017, che avevano proclamato Uhuru Kenyatta presidente del Kenya per la seconda volta, il primo settembre, la Corte Suprema kenyota ha annullato i risultati, chiamando nuovamente i cittadini alle urne il 26 ottobre. Dall’inizio di settembre, le proteste hanno così invaso il Paese. Le tensioni sono aumentate ulteriormente quando, i primi di ottobre, il rivale di kenyatta, Raila Odinga, ha riturato la propria candidatura, chiedendo una riforma del comitato elettorale. Il 12 ottobre, per cercare di calmare le acque, le autorità kenyote hanno bandito le proteste a Nairobi e a Kisumu e a Mombasa, rendendo noto di perseguire legalmente i manifestanti per qualsiasi danno. Infine, il 26 ottobre, Kenyatta è stato confermato presidente del Kenya con il 98,2% dei voti. Il Kenya non è nuovo alla violenza nell’ambito delle elezioni presidenziali, dal momento che le quattro votazioni passate furono caratterizzate da scontri tra oppositori e le forze di sicurezza. Nel corso delle elezioni del 2008, 1,100 persone persero la vita, mentre altre 650,000 furono costrette ad abbandonare le proprie case.

Per quanto riguarda l’anno statistico 2016, secondo quanto riportato dal Country Report on Terrorism del governo americano, il Kenya è stato teatro di diversi attacchi terroristici. Tra questi si ricorda:

  • Nel mese di maggio, si sono verificati due incidenti, commessi da presunti militanti di al-Shabaab, nel sud del Paese, che hanno causato la morte di un ex membro del gruppo terroristico e di 3 ufficiali;
  • Nel mese di giugno, al-Shaabab ha ucciso 5 poliziotti che stavano trasportando un autobus verso Mandera;
  • Nel mese di luglio, un attentato rivendicato dai jihadisti somali ha causato la morte di 6 passeggeri a Mandera;
  • A settembre, la polziia ha ucciso 3 donne che stavano pianificando un attacco contro la stazione di polizia di Mombasa;
  • Nel mese di ottobre, al-Shabaab ha effettuato due attentati separati a Mandera, uccidendo almeno 18 persone;
  • Infine, sempre ad ottobre, un ufficiale posizionato di fronte all’ambasciata americana a Nairobi è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco di un militante dell’ISIS.

La legislazione antiterrorismo del Kenya è formata da diversi documenti, quali il Prevention of Terrorism Act (2012), il Proceeds of Crime and Anti-Legal Money Laundering Act (2011), e il Prevention of Organized Crime Act (2010). Nel 2014 è stato adottato il Security Laws Act, che ha alterato 20 leggi esistenti per rafforzare il quadro legislativo del Kenya relativo alla lotta al terrorismo, considerando reati l’affiliazione a gruppi terroristici e la partecipazione ad addestramenti. Le funzioni antiterrorismo del governo sono suddivise tra tre branche separate: la polizia, il Directorate of Criminal Investigations e la polizia amministrativa. Gli ufficiali kenyoti partecipano a diversi programmi promossi dagli Stati Uniti per rafforzare le capacità delle forze di sicurezza locali nell’ambito di gestione di crisi, operazioni frontaliere, indagini e processi legati al terrorismo. Data l’ampiezza dei confini con la Somalia, di cui larghe porzioni rimangono poco controllate, la sicurezza in quei territori costituisce una delle sfide principali del Paese africano.

In merito al contrasto del finanziamento del terrorismo, il Kenya è un membro dell’Eastern and Southern Africa Anti-Money Laundering Group. Inoltre, il governo di Nairobi ha attuato le risoluzioni el Consiglio di sicurezza dell’Onu relative alle sanzioni contro l’ISIS e al-Qaeda. L’unità di intelligence finanziaria kenyota, conosciuta con il nome di Financial Reporting Center (FRC), durante tutto il 2016 ha continuato a migliorare le proprie capacità di monitoraggio dei sistemi finanziari. Per di più, la Banca Centrale del Kenya ha continuato ad incoraggiare i cittadini a usufruire del settore finanziario formale, che è regolato da regole specifiche.

Nell’ambito del contrasto all’estremismo violento, nel mese di settembre 2016, il presidente del Kenya ha lanciato la nuova National Strategy to Counter Violent Extremism, che ha posto l’attenzione sull’importanza del coinvolgimento della società civile per sviluppare un piano di azione per limitare la diffusione del messaggio estremista. Il governo di Nairobi ha altresì continuato a aumentare gli sforzi per riabilitare e reintegrare ex militanti di al-Shaabab, anche se senza la presenza di un quadro legale chiaro.

Infine, per quanto riguarda la cooperazione internazionale e regionale, il kenya è un membro attivo dell’Unione Africana, e anche del Peace and Security Committee e dell’AMISOM.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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