Egitto: Pence supporta soluzione a due Stati tra Israele e Palestina

Pubblicato il 21 gennaio 2018 alle 13:47 in Egitto USA e Canada

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Il vice presidente degli Stati Uniti, Mike Pence, in un incontro con il presidente dell’Egitto, Abdel Fattah al-Sisi, tenutosi sabato 20 gennaio al Cairo, ha dichiarato che Washington supporterà la soluzione a due Stati per quanto concerne il conflitto israelo-palestinese, se entrambe le parti saranno d’accordo.

L’Egitto è stata la prima tappa del viaggio di Pence, che nei prossimi tre giorni visiterà anche Giordania e Israele. Si tratta della visita di più alto livello nel Paese da parte di un funzionario statunitense da quando, il 6 dicembre 2017, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di voler spostare l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme e di considerare la Città Santa come capitale di Israele. La decisione aveva scatenato una serie di proteste in tutto il mondo e aveva peggiorato il conflitto tra israeliani e palestinesi. Inoltre, i Paesi della Lega Araba, tra i quali l’Egitto, si erano riuniti, il 6 gennaio, con l’intenzione di proporre alle Nazioni Unite una Risoluzione per riconoscere lo Stato di Palestina con Gerusalemme Est come capitale.

Pence ha assicurato ad al-Sisi che gli Stati Uniti sono impegnati nel preservare lo status quo dei luoghi sacri di Gerusalemme. Il presidente egiziano ha spiegato che soltanto le trattative basate sulla soluzione a due Stati saranno in grado di mettere fine al conflitto tra le due parti, sottolineando che l’Egitto farà tutto il possibile per supportare questi negoziati.

Oltre alla questione israelo-palestinese, Pence e al-Sisi hanno toccato numerosi argomenti, tra i quali la detenzione, in Egitto, di due americani, Mostafa Kassem e Ahmed Etiwy, incarcerati ingiustamente dal 2013. Il presidente egiziano ha assicurato che prenderà personalmente in considerazione il caso.

Poco prima di lasciare l’Egitto, diretto verso Amman, in Giordania, Pence ha dichiarato che, durante la loro riunione, i due leader hanno parlato altresì di libertà di religione, del bisogno di isolare la Corea del Nord, della necessità di riformare le severe leggi egiziane in merito alle organizzazioni non governative e della lotta contro i militanti islamici. Soprattutto per quest’ultimo punto, Pence ha sottolineato il supporto statunitense all’Egitto, ed entrambe le autorità hanno dichiarato che i legami fra i due Paesi sono più forti che mai, nonostante un breve periodo di divisione.

La visita di Pence in Egitto non è stata accolta con favore da tutte le autorità del Paese. Il Grande Imam di al-Azhar, Ahmed al-Tayeb, che ricopre la carica religiosa più alta nella nazione per i sunniti, ha cancellato il suo incontro con il segretario di Stato americano, per protesta contro la decisione su Gerusalemme. Anche il capo della Chiesa copta egiziana, Papa Teodoro II di Alessandria, ha preferito non incontrare Pence, affermando che la decisione di Trump non ha preso in considerazione “i sentimenti di milioni di arabi”.

Anche il sovrano della Giordania, re Abdullah, ha espresso la sua preoccupazione per l’annuncio del presidente statunitense riguardo la questione di Gerusalemme. Il re, che ha incontrato Pence domenica 21 gennaio, ha ripetuto quanto sostenuto da al-Sisi, ossia che la soluzione migliore per risolvere il conflitto tra israeliani e palestinesi è portare avanti la soluzione a due Stati.

Nonostante il segretario di Stato americano abbia dichiarato che gli Stati Uniti supportano la soluzione a due Stati, le autorità palestinesi non vogliono che Washington partecipi come mediatore al processo di pace. Il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, aveva respinto il ruolo americano durante una conferenza stampa tenutasi a Parigi il 22 dicembre 2017.  Inoltre, Trump aveva deciso di tagliare i fondi all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA). Il 18 gennaio, il governo statunitense ha dichiarato di aver congelato un fondo pari a 45 milioni di dollari che era stato destinato alla risoluzione dell’emergenza in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. La decisione era giunta in seguito all’intensificarsi dell’opposizione del popolo palestinese nei confronti del riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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