Donald Trump e il Pakistan

Pubblicato il 21 gennaio 2018 alle 7:01 in Pakistan USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il 2018 è iniziato all’insegna delle tensioni tra gli Stati Uniti e il Pakistan. In seguito alle accuse rivolte dal presidente Donald Trump su Twitter il primo gennaio, in cui ha affermato che le autorità di Islamabad stavano prendendo in giro Washington, facendo finta di combattere i terroristi, il 4 gennaio gli Stati Uniti hanno annunciato la sospensione degli aiuti al Pakistan. “Gli USA hanno follemente dato al Pakistan più di 33 miliardi di dollari in aiuti negli ultimi 15 anni, mentre loro ci hanno ingannati, pensando che i nostri leader fossero sciocchi”, ha tuonato Trump, aggiungendo che la autorità pakistane danno rifugio ai terroristi che gli americani combattono in Afghanistan. Per tutta risposta, il governo pakistano ha definito i commenti del presidente americano “completamente incomprensibili”, poiché l’esercito di Islamabad, a suo avviso, si è distinto nella lotta al terrorismo, affrontando costi immensi, sia in termini di vite (circa 80.000 morti tra civili e militari), sia in termini di denaro speso (più di 120 miliardi di dollari), dal 2001.

In un articolo pubblicato su Foreign Affairs, uno dei fondatori del South Asia Center presso l’Atlantic Council di Washington, Shuja Nawaz, spiega che ulteriori minacce e tagli di aiuti da parte degli Stati Uniti non porteranno il Pakistan a cambiare atteggiamento, ma finiranno solo per aumentare le tensioni. Ancor prima di spiegare il perché di tale affermazione, occorre tenere presente che il Pakistan è un Paese molto complicato, che non gode di rapporti amichevoli con gli Stati vicini. Le sue preoccupazioni più grandi in termini di sicurezza riguardano l’India, principale rivale regionale, e la lotta contro i gruppi di militanti che operano all’interno dei propri confini, come i talebani pakistani, che possiedono nascondigli sicuri nel vicino Afghanistan.

Dall’altra parte, gli Stati Uniti hanno un interesse vitale nell’Afghanistan. Dall’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, l’obiettivo principale delle amministrazioni americane è stato sempre quello di prevenire un secondo attacco simile. Su ordine dell’allora presidente George W. Bush, gli USA invasero il Paese asiatico nel 2001 per eliminare i talebani e fornire supporto alle autorità locali, al fine di rafforzare il governo di Kabul. 16 anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi, tuttavia, non sono riusciti a risolvere l’instabilità del Paese. Sotto l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti hanno adottato una nuova strategia in Afghanistan, annunciata lo scorso 21 agosto, volta ad eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione per porre fine all’invasione statunitense nel Paese. A tal fine, Washington aveva ammonito il Pakistan, considerato un rifugio sicuro per i terroristi, minacciando di tagliare gli aiuti se le autorità di Islamabad non si fossero impegnate nel combattere tale minaccia. Gli USA avevano altresì invitato l’India a ricoprire un ruolo più determinante sul paino economico in Afghanistan, facendo irritare ulteriormente Islamabad. Ne sono conseguiti mesi di colloqui interrotti, fino alla visita del segretario di Stato americano, Rex Tillerson, il 25 ottobre 2017 nella capitale pakistana.

Alla luce di ciò, è chiaro che tra i due Paesi si sta sviluppando una profonda sfiducia, che rischia di erodere sempre di più le relazioni. Shuja Nawaz spiega che, da una parte, il Pakistan non vuole compiacere gli Stati Uniti, poiché li considera un partner distante e troppo volubile. Da parte loro, gli USA, allo stesso modo, non si fidano delle autorità di Islamabad, accusandole di servirsi degli aiuti americani, ma di non impegnarsi abbastanza per contrastare la minaccia terroristica.

Secondo l’autore, data l’esigua quantità di aiuti americani, che è diminuita man mano negli anni, ulteriori sanzioni e tagli da parte americana finirebbero per non avere l’effetto sperato da Washington. Nel 2011, i sostegni statunitensi avevano un valore pari a 3,5 miliardi di dollari. Col passare degli anni, tale cifra è diminuita, arrivando a 1 miliardo di dollari nel 2016. In merito a ciò si è espresso il consigliere del primo ministro pakistano per gli Affari Economici, Miftah Ismail, il quale ha riferito a Reuters che “il taglio dei sostegni non nuocerà al Pakistan data la sua diminuzione annuale”. Al contrario, la pressione esercitata dagli USA potrebbe portare a conseguenze negative. Il Pakistan potrebbe minacciare a sua volta di limitare l’accesso agli americani alle rotte terrestri e aree per il trasporto dei rifornimenti in Afghanistan, impedendo così ai jet americani che si trovano in basi militari nel Golfo Persico di raggiungere il Paese asiatico.

L’attuale situazione di tensione, secondo Shuja Nawaz, verrà ulteriormente complicata dal calendario elettorale del 2018. Il prossimo giugno, in Pakistan si terranno le elezioni parlamentari; a novembre, negli USA ci saranno le elezioni di metà mandato e, infine, l’India potrebbe chiamare con anticipo i cittadini alle urne, rispetto alla data prevista per il 2019. L’autore spiega che in tutti questi Paesi, la politica interna dominerà anche le decisioni di politica estera del breve futuro. Secondo lui, le parole del ministro degli esteri pakistano, Khwaja Asif, il quale ha dichiarato la morte dell’alleanza con gli USA su Twitter, costituiscono un esempio emblematico di come il contesto domestico del Pakistan renderà difficile un compromesso von gli USA. Dal suo canto, Trump è ansioso di ottenere una vittoria in Afghanistan, e ciò potrebbe indurlo a esercitare gradualmente sempre più pressione sul Pakistan. L’eventuale sostegno agli Stati Uniti da parte dell’Afghanistan e dell’India potrebbe, infine, indurre le autorità di Islamabad a ritenere che sia in corso una congiura contro di loro.

In conclusione, nonostante la situazione difficile, per Shuja Nawaz ci sono ancora possibilità di normalizzazione tra Washington e Islamabad, a patto che le discussioni vengano condotte a livello diplomatico, e non politico. Solo in quel modo potrebbero essere svolte negoziazioni nell’interesse comune, al fine di rilanciare i rapporti. Inoltre, in merito alla sicurezza, Trump potrebbe sfruttare la sua influenza sull’Afghanistan e sull’India per sviluppare un piano antiterrorismo regionale a lungo termine, che non dipenda interamente dal contributo del Pakistan.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.