I bambini dello Yemen

Pubblicato il 21 gennaio 2018 alle 7:04 in Medio Oriente Yemen

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Più di 5.000 bambini sono stati uccisi o sono rimasti feriti nella guerra civile dello Yemen, mentre altri 400.000 soffrono di gravi forme di malnutrizione e combattono per le loro vite, secondo i dati riportati dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF).

In un report pubblicato martedì 16 gennaio, l’UNICEF ha riferito che più di 5.000 bambini, “una media di 5 bambini al giorno dal marzo 2015”, sono stati uccisi o sono rimasti feriti negli scontri, mentre più di 3 milioni di bambini sono nati durante il conflitto civile e “sono stati segnati da anni di violenza, sfollamento, malattie, povertà, malnutrizione e mancanza di accesso ai servizi di prima necessità”. In merito alla questione si è espresso anche il rappresentante dell’UNICEF in Yemen, Meritxell Relano, il quale ha dichiarato: “Un’intera generazione di bambini in Yemen sta crescendo non conoscendo altro se non la violenza” e ha aggiunto: “La malnutrizione e la malattia dilagano, mentre i servizi di base crollano. Coloro che sopravvivono dovranno portare le cicatrici fisiche e psicologiche del conflitto per il resto della loro vita”. L’Agenzia delle Nazioni Unite ha sottolineato che, al momento, 11 milioni di bambini, ovvero quasi tutti i bambini dello Yemen, necessitano di assistenza umanitaria.

Secondo un rapporto dell’ONU, la coalizione araba a guida saudita sarebbe responsabile dell’uccisione del 51% dei bambini rimasti vittime della guerra in Yemen nel 2016. Giovedì 5 ottobre 2017, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva inserito la coalizione araba a guida saudita, che combatte in Yemen, all’interno della lista nera di coloro che violano i diritti dei bambini nelle aree di conflitto, relativa all’anno 2016, nella quale sono elencati i Paesi e gli enti che hanno compiuto violazioni contro i bambini nelle zone di guerra. In particolare, la coalizione viene accusata di aver ucciso e mutilato i bambini in Yemen e di aver distrutto edifici civili, quali scuole e ospedali.

La coalizione araba, a guida saudita, sta bombardando lo Yemen da più di due anni, nella speranza di allontanare gli Houthi, sostenuti dall’Iran, che hanno preso il potere su una parte del territorio. La coalizione saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Mansur Hadi, deposto dagli Houthi con un colpo di stato, il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale come legittimo presidente.

A ciò si aggiunga che circa 2 milioni di bambini yemeniti non ricevono alcuna forma di istruzione e che, sempre più spesso, le famiglie yemenite ricorrono alla vendita dei propri figli. Le femmine diventano spose bambine, mentre i maschi diventano bambini soldato. Questo fenomeno si sta diffondendo a causa delle condizioni economiche disperate in cui si trovano a vivere le famiglie yemenite. In merito alla questione, Relano ha dichiarato: “È impossibile dire quanti bambini vengono allontanati da scuola per essere dati in matrimonio o mandati a combattere, ma sappiamo che sempre più genitori lo fanno” e ha aggiunto: “La mancanza di mezzi di sussistenza e la disoccupazione li obbligano a farlo”.

Lo Yemen è uno Stato in crisi. Dopo oltre due anni di guerra, le sue infrastrutture sono state duramente colpite e il suo popolo impoverito dagli scontri e dalle malattie. La situazione è resa ancora più grave dall’epidemia di colera che si è diffusa nel Paese. Nel dicembre 2017, il numero di casi sospetti di colera aveva raggiunto 1 milione, secondo quanto riferito dal Comitato internazionale della Croce Rossa.

Il 19 settembre 2017, il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, aveva annunciato che l’Italia avrebbe donato più di 1 milione di euro allo Yemen, per aiutarlo a combattere la malnutrizione dei bambini. Tale decisione era stata presa in seguito ai colloqui con il presidente yemenita, Mansour Hadi, al margine della 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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