Turchia: bombe e raid aerei su Afrin

Pubblicato il 20 gennaio 2018 alle 18:37 in Siria Turchia

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Il presidente della Turchia, Tayyip Erdogan, ha affermato che l’operazione militare nel distretto siriano di Afrin è ufficialmente iniziata, con il lancio di alcune bombe da parte dell’esercito turco al confine tra Siria e Turchia e raid aerei contro i curdi.

Sabato 20 gennaio, l’esercito nazionale turco ha reso noto di aver bombardato rifugi e nascondigli usati dai combattenti dei tre gruppi nemici a maggioranza curda: il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), il Partito dell’Unione Democratica (PYD), e l’Unità di Protezione Popolare (YPG). L’offensiva turca è stata innescata dagli spari di alcuni militanti che hanno bersagliato le posizioni dell’esercito turco all’interno dei suoi confini nazionali. Aerei da guerra turchi che sorvolavano Afrin hanno in seguito colpito le posizioni di alcune milizie curde spalleggiate dagli Stati Uniti; in particolare, il bersaglio sarebbe stato un distaccamento dell’Unità di Protezione Popolare curda. Stando alle testimonianze di alcuni membri dell’Unità di Protezione Popolare, i raid aerei hanno provocato diversi feriti, sebbene ancora non sia chiaro quanti. Rojhat Roj, un portavoce del gruppo sul posto, ha affermato che al momento non ci sono veri e propri scontri tra le forze turche e quelle dell’Unità di Protezione Popolare, bensì solo schermaglie al confine del distretto con la Turchia.

Nel corso della giornata, Erdogan ha affermato che il suo esercito distruggerà gradualmente il “corridoio del terrore” ad Afrin, come è già avvenuto con le operazioni a Jarabulus e a Medjez el-Bab, e come poi intende attuare a Manbij.  Il presidente turco ha confermato che l’operazione militare turca – che è stata denominata Operazione Ramo d’Olivo (Operation Olive Branch) – si concentrerà ad Afrin, distretto del nord della Siria, al confine con la Turchia. Tale regione di frontiera è controllata dai curdi, e per questo è vista dal presidente turco come una minaccia alla sicurezza nazionale.

In questo contesto, la Russia si è schierata con la Siria. Nella giornata di sabato, Franz Klintsevich, membro del comitato per la sicurezza presso il Consiglio Federale della Russia – la camera alta del parlamento nazionale – ha riferito all’agenzia di stampa RIA che Mosca intende sostenere la Siria e fornirle assistenza diplomatica; inoltre, la Russia chiederà alle Nazioni Unite che la Turchia sospenda ogni operazione militare ad Afrin.
Anche il Dipartimento di Stato americano ha chiesto alla Turchia di concentrarsi sulla lotta contro i combattenti dello Stato Islamico, e ha definito “destabilizzante” l’attività che Ankara sta conducendo ad Afrin.

La Turchia aveva già manifestato la sua contrarietà al fatto che la coalizione a guida statunitense in Siria stia addestrando una milizia, da schierare ai confini del Paese, che include i combattenti curdi dell’Unità di Protezione Popolare (YPG). Infatti Ankara considera la YPG un’estensione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), proscritto dalla Turchia come gruppo illegale.

Venerdì 19 gennaio, il ministro della Difesa turco, Nurettin Canikli, aveva avvertito che Ankara avrebbe iniziato un’operazione militare nel distretto di Afrin per combattere il “terrorismo”. L’operazione era stata annunciata già martedì 16 gennaio dal presidente Erdogan, il quale aveva annunciato che l’offensiva sarebbe stata lanciata nel giro di qualche giorno e che vi avrebbero preso parte anche i gruppi dell’opposizione siriana. Già sabato 13 gennaio, le truppe turche avevano bombardato alcune postazioni dell’Unità di Protezione Popolare (YGP) nel governatorato di Afrin.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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