Onu: necessari 1,6 miliardi di dollari per combattere siccità in Somalia

Pubblicato il 20 gennaio 2018 alle 7:01 in Africa Somalia

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Le Nazioni Unite necessitano di 1,6 miliardi di dollari da impiegare Somalia, per cercare di migliorare la situazione umanitaria, che sta peggiorando sempre di più a causa della siccità.

L’ufficio dell’Onu in Somalia ha reso noto che, nel 2018, lancerà un piano per cercare di migliorare le condizioni dei territori somali, e per salvaguardare la vita di almeno 5,4 milioni di persone. “Sono orgoglioso che nel 2017 abbiamo evitato la diffusione di una carestia, tuttavia, c’è ancora molto da fare per rimettere in senso il Paese”, ha affermato il coordinatore umanitario per la Somalia, Peter de Clercq. A suo avviso, i progetti futuri potranno migliorare la situazione del Paese nel breve termine, ma saranno necessari aiuti maggiori per trovare soluzioni definitive. “Se noi continuiamo a salvare le vite senza portare avanti in parallelo un progetto di lungo termine, allora non avremo evitato la carestia, ma l’avremo solo rimandata”, ha affermato il coordinatore.

A partire dall’inizio del 2017, le condizioni umanitarie in Somalia sono peggiorate significativamente, facendo rischiare milioni di cittadini di morire di fame. Nel marzo dello scorso anno, il primo ministro somalo, Hassan Ali Khaire, ha annunciato per 110 persone erano morte nel giro di due giorni a causa della fame e di malattie infettive, come la diarrea. Da allora, gli ufficiali di Mogadiscio hanno lanciato l’allarme, chiedendo maggiori aiuti. È previsto che nel 2018 circa 1,2 milioni di bambini soffrano di malnutrizione, 232,000 dei quali rischieranno la vita.

Oltre alla grave crisi umanitaria, la Somalia è dilaniata da una violenta guerra civile che contrappone le forze governative ai militanti di al-Shabaab, una potente organizzazione terroristica somala, fondata nel 2006 e affiliata ad al-Qaeda. Il Country Report on Terrorism 2016, pubblicato ieri dal governo americano, ha inserito la Somalia al primo posto tra i Paesi considerati “safe heavens” (rifugio sicuro) del terrorismo in Africa. Con tale termine, il rapporto indica quegli Stati in cui le organizzazioni terroristiche sono in grado di operare liberamente per colpa di una governance locale inadeguata e incapace di contrastare le attività terroristiche.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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