Siria: la Turchia annuncia l’inizio dell’operazione militare ad Afrin

Pubblicato il 19 gennaio 2018 alle 17:03 in Siria Turchia

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Il ministro della Difesa turco, Nurettin Canikli, ha promesso che Ankara inizierà, senza ulteriori indugi, un’operazione militare nel distretto di Afrin, situata nel nord della Siria, al confine con la Turchia.

Venerdì 19 gennaio, il ministro turco ha dichiarato: “Il livello della minaccia contro la Turchia sta aumentando di giorno in giorno. Questa operazione verrà condotta e combatteremo il terrorismo”. L’operazione era stata annunciata già qualche giorno prima, martedì 16 gennaio, dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il quale, in occasione del discorso in Parlamento, aveva annunciato che l’operazione turca in Siria sarebbe stata lanciata nel giro di qualche giorno e che vi avrebbero preso parte anche i gruppi dell’opposizione siriana.

La minaccia di colpire militarmente Afrin era giunta dopo che, domenica 14 gennaio, la coalizione internazionale, a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, la metà delle quali sarebbero state veterani della Syrian Democratic Forces (SDF). Ankara considera tale programma “inaccettabile”, dal momento che la Turchia considera le Syrian Democratic Forces parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq e ritenuto illegale dalla Turchia. Il 15 gennaio, la Turchia aveva iniziato a potenziare le proprie truppe al confine con la Siria, inviando alcuni convogli militari nel territorio meridionale del Paese, al fine di “liberare il territorio dal terrorismo”.

Il giorno precedente alle dichiarazioni del ministro della Difesa turco, mercoledì 17 gennaio, il segretario di Stato, Rex Tillerson, aveva riferito di aver chiarito la questione del programma di formazione militare con il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, a margine di un meeting sulle sanzioni alla Corea del Nord, che si era tenuto martedì 16 gennaio nella città canadese di Vancouver. In tale occasione, il segretario di Stato americano aveva dichiarato che vi sarebbe stata un’incomprensione in merito alle intenzioni degli Stati Uniti e aveva chiesto alla Turchia di non intraprendere alcuna azione militare in Siria.

Il giorno successivo, giovedì 18 gennaio, il Dipartimento di Stato americano ha esortato la Turchia a non intraprendere alcuna operazione militare nel nord della Siria, invitando il Paese a rimanere concentrato sulla lotta contro lo Stato Islamico. In tale occasione, la portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert, aveva affermato: “Chiediamo ai turchi di non intraprendere alcuna azione di questo genere. Non vogliamo che si concentrino sulla violenza, ma che si concentrino sull’ISIS”.

Giovedì 18 gennaio, il vice ministro degli Esteri siriano, Faisal Mekdad, aveva dichiarato che tutti i jet da combattimento turchi impegnati nell’operazione militare contro la Siria sarebbero stati distrutti. In questo contesto, Mekdad ha affermato: “Avvertiamo che l’Aeronautica siriana è pronta a distruggere gli aerei turchi nei cieli della Siria” e ha aggiunto: “Avvertiamo i leader turchi che, se inizieranno a combattere nella regione di Afrin, ciò verrà considerato un’aggressione dell’esercito turco nei confronti della sovranità della Siria”.

Venerdì 19 gennaio, le truppe russe che si trovavano nel distretto di Afrin hanno iniziato a ritirarsi, prima dell’inizio dell’operazione militare turca nel territorio. La mossa di Mosca è giunta dopo che, giovedì 18 gennaio, la Turchia aveva mandato il capo di stato maggiore, il generale Hulusi Akar, e il capo dell’Intelligence turca, Hakan Fidan, nella capitale russa per discutere la situazione con il capo di stato maggiore russo, Valery Gerasimov. Le truppe russe si trovano nel governatorato di Idlib, per monitorare il controllo del cessate il fuoco nel territorio, secondo quanto stabilito dal sesto round dei negoziati di Astana, che si era tenuto nella capitale del Kazakistan tra il 14 e il 15 settembre 2017.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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