Siria: Al-Assad contro gli Stati Uniti

Pubblicato il 19 gennaio 2018 alle 6:08 in Siria USA e Canada

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Il governo siriano ha dichiarato che la presenza militare degli Stati Uniti in Siria costituisce una “aggressione” nei confronti della sovranità del Paese e ha promesso che libererà lo Stato da qualsiasi presenza straniera “illegittima”.

In un comunicato, emanato giovedì 18 gennaio, il Ministero degli Esteri siriano ha dichiarato che “la presenza militare americana nel territorio siriano è illegittima e costituisce una chiara violazione del diritto internazionale e un’aggressione nei confronti della sovranità nazionale”. Il Ministero ha aggiunto che la Siria continuerà la “guerra inarrestabile contro i movimenti del terrorismo, che ha diversi nomi, fino a quando ogni millimetro del territorio siriano sarà ripulito” e lavorerà con “la stessa determinazione” per liberare il Paese da qualsiasi “presenza straniera illegittima”.

Il Ministero degli Esteri siriano ha dichiarato che interferire negli affari interni di uno Stato costituisce una violazione del diritto internazionale, che difende il rispetto della sovranità nazionale, e ha aggiunto che tutto quello che hanno fatto gli Stati Uniti in Siria aveva e continua ad avere l’obiettivo di proteggere lo Stato Islamico, che era stato creato dalla precedente amministrazione americana, e non quello di sconfiggerlo.

Le dichiarazioni del Ministero degli Esteri siriano sono giunte in risposta alle parole pronunciate dal segretario di Stato americano, Rex Tillerson, il giorno precedente, mercoledì 17 gennaio. In un discorso sulla strategia degli Stati Uniti per aiutare a porre fine alla guerra civile siriana, tenuto presso la Stanford University, Tillerson aveva dichiarato che le forze americane sarebbero rimaste in alcune aree del Paese per un periodo di tempo indefinito. Tale decisione farebbe parte di una più ampia strategia mirata a prevenire la rinascita dello Stato Islamico, a spianare la strada, a livello diplomatico, all’eventuale allontanamento del presidente siriano, Bashar Al-Assad, e a ridurre l’influenza dell’Iran nella regione.

In tale occasione, il segretario di Stato americano aveva affermato: “Il completo ritiro del personale americano in questo momento permetterebbe ad Al-Assad di continuare il trattamento crudele nei confronti del suo popolo. Un assassino del suo popolo non può suscitare la fiducia richiesta per una stabilità a lungo termine. Una Siria stabile, unificata e indipendente richiede una guida post-Assad per avere successo”.

Tillerson ha altresì sottolineato che Washington non verrà trascinato nella guerra civile siriana come un combattente in cerca di un violento cambio di regime, né in una missione a lungo termine per ricostruire la nazione. Al contrario, il ruolo degli Stati uniti sarebbe quello di dare stabilità, al fine di permettere al processo di pace, sotto l’egida delle Nazioni Unite, di trovare un’alternativa siriana al governo di Al-Assad e alla presenza iraniana. In tal senso, il segretario di Stato ha dichiarato: “L’allontanamento di Al-Assad attraverso il processo di pace di Ginevra creerà le condizioni per una pace duratura in Siria e per la sicurezza lungo i suoi confini. Il distacco degli Stati Uniti dalla Siria darebbe all’Iran la possibilità di rafforzare ulteriormente la sua posizione nel Paese. Come abbiamo visto dalla guerra per procura iraniana e dai suoi annunci, Teheran vuole dominare il Medio Oriente e distruggere Israele”.

Secondo quanto affermato da Tillerson, la decisione di rimanere in Siria assicurerà all’amministrazione Trump di non commettere quello che il segretario di Stato considera un “errore” dell’ex presidente americano, Barack Obama, il quale aveva ritirato le truppe dall’Iraq prima che la minaccia estremista fosse eliminata e aveva fallito nel tentativo di stabilizzare la Libia dopo che i raid aerei della NATO avevano portato alla caduta del regime dell’ex presidente libico, il colonnello Muammar Gheddafi. In questo contesto, Tillerson ha dichiarato: “Non possiamo permettere che la storia si ripeta in Siria. L’ISIS ha un piede nella fossa e, mantenendo una presenza militare in Siria fino alla completa sconfitta dell’ISIS, preso li avrà tutti e due”.

Il 6 dicembre 2017, il Pentagono aveva rivelato che gli Stati Uniti hanno ancora 2.000 truppe in Siria. Il 13 novembre 2017, il segretario della Difesa degli Stati Uniti, James Mattis, aveva dichiarato che il proprio Paese avrebbe mantenuto la presenza militare in Siria, con il duplice obiettivo di sconfiggere definitivamente lo Stato Islamico in Siria, impedendone il ritorno, e contribuire alla stabilizzazione della situazione della Siria, attraverso una soluzione politica.

In Siria, gli Stati Uniti combattono a fianco delle Syrian Democratic Forces (SDF), un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni, che ha svolto un ruolo di primo piano nella sconfitta dello Stato Islamico e che, al momento, controlla più di un quarto del territorio siriano. Il 18 dicembre 2017, il presidente siriano Al-Assad aveva accusato i curdi di essere “traditori”, affermando: “Quando parliamo di coloro ai quali ci riferiamo come “curdi”, loro in realtà non sono solo curdi. Tutti coloro che lavorano per un Paese straniero, in particolare sotto il comando americano, sono traditori. È così che vediamo questi gruppi che lavorano per gli americani”. Da parte loro, le Syrian Democratic Forces avevano risposto alle dichiarazioni di Al-Assad, accusando il regime di essere stato responsabile dell’arrivo dei “terroristi stranieri” nel Paese.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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