Cina: Xi Jinping entrerà anche nella Costituzione Nazionale?

Pubblicato il 19 gennaio 2018 alle 15:18 in Asia Cina

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Il Partito Comunista Cinese vuole emendare la Costituzione della Cina per includervi il pensiero di Xi Jinping, dopo che questo è già stato inserito nella carta costituzionale del Partito stesso, in seguito al XIX Congresso del Partito svoltosi a Pechino dal 18 ottobre 2017.

Il “pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per la Nuova Era” è entrato ufficialmente nella carta costituzionale – ovvero lo statuto – del Partito Comunista Cinese ad ottobre, alla chiusura del XIX Congresso del Partito. Il Congresso si svolge una volta ogni 5 anni e rappresenta il momento più importante della vita politica cinese. Durante il Congresso vengono eletti i membri del Comitato Centrale del Politburo del Partito, le 7 persone che guidano, a tutti gli effetti il Paese e vengono stabilite le principali direttive per lo sviluppo futuro. Il XIX Congresso – svoltosi dal 18 al 25 ottobre 2017 – ha visto la leadership di Xi Jinping consolidarsi con un secondo mandato come Segretario Generale del Partito, carica che va di pari passo con quella della presidenza della Repubblica.

L’inserimento del pensiero del presidente Xi Jinping nello statuto del Partito è stato già un grande traguardo che ne ha rafforzato il potere e lo ha reso comparabile ai due suoi illustri predecessori Mao Zedong e Deng Xiaoping, gli unici tra i presidenti cinesi a figurare nel documento ufficiale.

La proposta di emendare la costituzione dello Stato e di inserire anche al suo interno il pensiero politico di Xi Jinping è giunta a conclusione della riunione dei vertici del Partito Comunista Cinese svoltasi a Pechino il 19 gennaio. Il Comitato Centrale del PCC ritiene che il pensiero di Xi Jinping abbia generato un’importante ondata di “fervor” politico che sarà di aiuto per creare “il grande impeto spirituale” necessario per attuare le line di sviluppo previste dal XIX Congresso del Partito stesso.

La proposta di emendamento propone anche la creazione di un sistema “centralizzato, unificato, autorevole e altamente efficace” di supervisione nazionale per portare avanti la lotta alla corruzione tra i funzionari governativi. Secondo i giuristi cinesi, è necessario emendare il sistema di supervisione costituzionalmente previsto per poter creare una nuova Commissione per la Supervisione che veda i suoi poteri garantiti dalla costituzione stessa. La lotta alla corruzione è uno dei punti cardine della politica del presidente Xi Jinping e la nascita della nuova Commissione sarebbe un altro segno della forza della sua leadership.

Per poter diventare effettivo, l’emendamento della Costituzione dovrà essere approvato dall’Assemblea Nazionale del Popolo Cinese in sessione plenaria – il parlamento cinese de facto– ed è possibile che ciò avvenga durante l’assemblea annuale di marzo.

La figura di Xi Jinping si delinea sempre di più come quella del terzo grande leader della Cina moderna ed è l’unico oltre a Mao Zedong ad aver visto il suo nome iscritto nella carta costituzionale del Partito mentre è ancora in carica, a Deng Xiaoping accadde nel 1997, dopo la sua scomparsa. L’ultimo emendamento della costituzione nazionale risale, invece, al 2004, quando sono state incluse al suo interno alcune clausole per tutelare la proprietà privata e i diritti umani.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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