Somalia: al-Shabaab a caccia di bambini

Pubblicato il 18 gennaio 2018 alle 8:34 in Africa Somalia

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I militanti di al-Shabaab stanno obbligando le comunità rurali somale nella regione di Bay, nel sud del Paese, a consegnare i bambini più piccoli per sottoporli all’indottrinamento e all’addestramento militare.

La denuncia è arrivata dall’organizzazione umanitaria Human Rights Watch (HRW), la quale ha pubblicato un comunicato in cui spiega che i jihadisti, dallo scorso settembre, hanno ordinato agli anziani e ai maestri delle scuole islamiche di fornire centinaia di bambini, minacciando di effettuare attacchi terroristici. Al-Shaabab ha intensificato la campagna di reclutamento dei bambini, spiega HRW, a metà del 2017, effettuando rappresaglie e assalti contro le comunità rurali del sud della Somalia che oppongevano resistenza. Nei mesi recenti, è stato registrato un numero sempre maggiore di bambini e di minori non accompagnati che fuggono dal reclutamento dei terroristi. “La campagna spietata effettuata da al-Shabaab sta sottraendo i bambini alle famiglie presso le zone rurali della Somalia meridionale, con l’obiettivo di creare una nuova generazione di combattenti”, ha spiegato Laetitia Bader, ricercatrice senior presso HRW. “Per scappare a quel crudele destino, sempre più bambini stanno abbandonando le scuole e le loro case”, ha aggiunto.

Il reclutamento dei bambini non è una novità per il gruppo terroristico somalo. Come si legge in un report del Consiglio di sicurezza dell’Onu sul ruolo dei bambini nei conflitti armati in Somalia, durante i dieci anni passati, i jihadisti di al-Shabaab hanno indottrinato e addestrato migliaia di bambini, schierandoli tra le prime fila sul campo di battaglia. Nel 2015, il gruppo ha aperto vere e proprie scuole islamiche nelle aree sotto il suo controllo, rafforzando i metodi di indottrinamento, rendendoli sempre più efficaci, soprattutto per i bambini più piccoli. A partire dall’aprile 2017, al-Shabaab ha annunciato pubblicamente, attraverso la propria stazione radio, di aver introdotto un nuovo programma per la scuola primaria e secondaria, obbligando le strutture ad accettare soltanto i loro insegnanti. In alcune zone, i combattenti hanno chiuso diverse scuole, talvolta obbligando i docenti di alcune comunità a seguire i loro seminari.

Diverse interviste effettuate da HRW nella regione di Bay hanno rivelato che, nel mese di settembre 2017, i combattenti somali hanno ordinato agli anziani dei villaggi di presentarsi presso la zona di Bulo Fulay, sotto il loro dominio, e consegnare tutti i bambini dell’età compresa tra gli 8 e i 15 anni. “Ci hanno chiesto di supportare la loro guerra minacciandoci. Ci hanno altresì ordinato di dar loro l’accesso delle nostre riserve d’acqua. Quando abbiamo detto che avremmo dovuto confrontarci con le nostre comunità, ci hanno dato 10 giorni di tempo”, ha spiegato un residente dell’area. Un altro cittadino ha raccontato a HRW che, sempre a settembre, i jihadisti hanno catturato 50 bambini, tra cui diverse femmine, presso due scuole nel distretto di Burhakaba. Per cercare di salvare i minori, le comunità hanno iniziato a mandare i minori, spesso non accompagnati, in aree lontane dai terroristi. Lo scorso agosto, un ufficiale di Adale ha riferito ai media che la sua comunità stava ospitando circa 500 bambini di età compresa tra i 10 e i 15 anni che erano fuggiti dal reclutamento forzato di al-Shabaab presso i distretti di Galgudud, Hiran e Middle Shabelle.

Laetitia Bader sostiene che il governo di Mogadiscio, con il sostegno dell’Onu, deva assicurarsi che i minori dispersi, soprattutto quelli che si sono spostati da soli, ricevano la protezione e riescano a continuare le scuole. “I bambini non dovrebbero scappare da una zona pericolosa per entrare in un’altra ancora meno sicura”, ha affermato la ricercatrice di HRW. Nel 2016 era stata adottata la Safe Schools Declaration, una dichiarazione firmata da diversi Paesi, i quali si sono impegnati ad assistere maggiormente la Somalia a difendere le scuole, anche nei momenti più critici. Ad oggi, il Paese africano non ha ancora ratificato il Protocollo Opzionale dell’Onu sui bambini nei conflitti, della Convenzione dei Diritti dell’Infanzia, il quale decreta che “i gruppi armati non dovrebbero reclutare o utilizzare i minori al di sotto dei 18 anni, in alcuna circostanza”.

Ad avviso di HRW, le autorità di Mogadiscio, con l’aiuto di donatori esterni, dovrebbero identificare la rete dei militanti di al-Shabaab che si occupa del reclutamento dei bambini, al fine di adottare misure per smantellarla e porre fine alla pratica. Ciò migliorerebbe anche l’assistenza ai bambini sfollati, permettendo loro di avere accesso alle scuole secondarie.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è una potente organizzazione politico-militare fondata in Somalia nel 2006 e affiliata ad al-Qaeda. Fino al 2015, controllava gran parte della Somalia, inclusa la capitale Mogadiscio. Negli ultimi due anni, l’Unione Africana e le autorità locali hanno rafforzato la propria cooperazione militare, costringendo i terroristi ad abbandonare importanti roccaforti urbane. Tuttavia, i militanti, attivi soprattutto nel sud del Paese, continuano a compiere attacchi sistematici contro hotels, check-points militari e palazzi presidenziali. Il gruppo mira a rovesciare il governo somalo per eliminare le truppe di peacekeeping dell’Unione Africana e imporre la propria interpretazione della sharia. La Somalia, dilaniata da anni dalla violenza dei terroristi, è stata inserita dal governo americano al primo posto tra i Paesi considerati “safe heavens” (rifugio sicuro) del terrorismo in Africa. Con tale termine, vengono indicati quegli Stati in cui le organizzazioni terroristiche sono in grado di operare liberamente per colpa di una governance locale inadeguata e incapace di contrastare le attività terroristiche. Ad avviso delle autorità americane, la capacità di al-Shabaab di operare indisturbatamente nel Paese è stata dovuta, in larga parte, alla fallibilità delle operazioni anti-terrorismo portate avanti dal governo somalo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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