Siria: la Turchia bombarda Afrin

Pubblicato il 18 gennaio 2018 alle 6:03 in Siria Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Ankara ha aperto il fuoco contro i combattenti curdi nel distretto di Afrin, situato nel nord della Siria, al confine con la Turchia.

Nella notte tra martedì 16 e mercoledì 17 gennaio, la Turchia ha aperto il fuoco contro alcuni combattenti curdi nel distretto di Afrin. Secondo quanto riferito da Al-Arabiya in lingua araba, si tratterebbe della risposta turca nei confronti delle operazioni delle People’s Protection Units (YPG), che avrebbero lanciato numerosi missili contro alcuni insediamenti situati nella regione di Azaz, nel nord-ovest della Siria, al confine con la Turchia, che si trova sotto il controllo dell’Esercito siriano libero (ESL).

Martedì 16 gennaio, in occasione del discorso in Parlamento, Erdogan aveva annunciato che la Turchia avrebbe lanciato un’operazione militare in Siria a breve, in collaborazione con i gruppi dell’opposizione siriana. Si era trattato dell’ultimo di una serie di avvertimenti lanciati dal presidente turco dopo che, domenica 14 gennaio, la coalizione internazionale, a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, la metà delle quali sarebbero soldati delle Syrian Democratic Forces, che Ankara considera parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq e ritenuto illegale dalla Turchia. .

Il giorno precedente alle dichiarazioni, lunedì 15 gennaio, la Turchia aveva iniziato a potenziare le proprie truppe al confine con la Siria, inviando alcuni convogli militari nel territorio meridionale del Paese, al fine di “liberare il territorio dal terrorismo”.

Mercoledì 17 gennaio, il Partito dell’Unione Democratica curdo ha lanciato un appello alle potenze mondiali, chiedendo loro di porre fine al bombardamento del distretto di Afrin da parte della Turchia. In un comunicato ufficiale, il Partito ha dichiarato: “Chiediamo alla comunità internazionale di assumersi le sue responsabilità verso più di un milione di persone che vivono ad Afrin”, rivolgendosi, in particolare, alle Nazioni Uniti affinché trasformino il territorio in una zona sicura.

Il 17 marzo 2016, il Congresso costitutivo del sistema democratico federale del nord della Siria, o Unione curda del nord della Siria aveva proclamato unilateralmente un sistema federale curdo nel nord della Siria, mai riconosciuto dal governo di Bashar Al-Assad, che lo accusava di non avere alcuna “base legale”. L’obiettivo dei curdi siriani era quello di ottenere una certa autonomia territoriale, nell’ambito di un stato decentralizzato, sull’esempio di altri gruppi etnici e religiosi siriani. La possibilità della nascita di un territorio curdo autonomo in Siria preoccupa notevolmente il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che teme la creazione di uno Stato curdo nel nord della Siria, al confine con la Turchia.  Il presidente turco considera le People Protection Units – che costituiscono la componente principale del partito dell’Unione democratica curda siriana e hanno dato origine alle Syrian Democratic Forces il 10 ottobre 2015 – come un gruppo terroristico legato al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo ritenuto illegale in Turchia.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.