Il Papa in Cile: scontri e chiese incendiate

Pubblicato il 18 gennaio 2018 alle 15:03 in America Latina Cile

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La visita di Papa Francesco in Cile si fa più complicata giorno dopo giorno. Sin dall’arrivo a Santiago il Sommo Pontefice ha dovuto affrontare lo spinoso tema degli abusi sessuali su minori, di cui si sono macchiati numerosi sacerdoti, poi coperti dalle autorità ecclesiastiche cilene.

Il Papa ha chiesto perdono, affermando di sentire “dolore e vergogna” per gli abusi e per l’inattività delle alte gerarchie ecclesiastiche, che hanno enormemente danneggiato l’immagine della Chiesa Cattolica nel paese andino. 

Da quando, nel 2011, esplose lo scandalo Fernando Karadima, dal nome del sacerdote che per anni ha avuto relazioni con giovani e adolescenti della buona borghesia di Santiago, la chiesa cilena soffre un’enorme erosione di fedeli. Ad oggi solo il 44% dei cileni si dice cattolico, la percentuale più bassa dell’intera America Latina.

Francesco ha affrontato il tema degli abusi nel suo primo atto ufficiale, il ricevimento al Palazzo della Moneda, co-presieduto dalla presidente in carica Michelle Bachelet e dal successore eletto che si insedierà a marzo Sebastián Piñera. Fuori dal palazzo presidenziali manifestanti e contestatori si scontravano con la polizia.

Non sono mancati accenni alla dittatura di Pinochet e alla relazione tra il generale e la chiesa cattolica cilena.

La situazione si è ulteriormente complicata in occasione della messa celebrata dal Pontefice il 17 gennaio a Temuco, capitale di La Araucanía, la regione con più alta concentrazione di indigeni mapuche.

Tre chiese cattoliche e una evangelica sono state attaccate con artefatti incendiari, secondo le autorità da gruppi contestatori del popolo originario. I mapuche infatti reclamano le terre della regione, sia in Cile che nella confinante Argentina, da molti anni in mano a privati. 

Per evitare incidenti il governo di Santiago ha schierato oltre 4000 agenti e militari nella regione, in funzione della legge anti-terrorismo che lo stato cileno applica ai gruppi indigenisti più radicali. 

In occasione della messa il Pontefice ha cercato di calmare gli animi, condannando la violenza “che macchia anche la causa più giusta” e presentandosi come mediatore tra le richieste della popolazione mapuche, tra le più povere del Cile, e lo stato. Bergoglio ha espresso riprovazione sia per gli attentati incendiari sia per la violenza dello stato che “non mantiene le promesse fatte ai mapuche”. 

Così facendo, tuttavia, Papa Francesco si è inimicato l’opinione pubblica cilena, che considera i gruppi indigenisti alla stregua di terroristi.

Di ritorno a Santiago il pontefice riceverà in forma privata alcune vittime degli abusi sessuali.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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