IOM: nel 2017 rimpatriati più di 10.000 migranti presenti in Niger

Pubblicato il 18 gennaio 2018 alle 6:01 in Immigrazione Niger

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Nel 2017, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha aiutato più di 10.000 migranti presenti in Niger a rientrare nei propri Paesi di origine. La maggior parte di essi proveniva dalla Nigeria e dagli Stati dell’area sub-sahariana. Per la gestione dei rifugiati, l’IOM ha allestito 5 centri di transito in Niger, fornendo cibo, acqua, supporto medico e psicologico, insieme ad assistenza relativa ai documenti di viaggio necessari al rimpatrio.

Sempre nel 2017, invece, sono stati 3.500 i migranti nigerini che sono rientrati in Niger dalla Libia, attraverso il programma di rimpatrio volontario. Per coloro che sono rientrati con voli charter, l’IOM ha fornito supporto logistico e tecnico per la registrazione delle persone, grazie al Migrant Resource and Response Mechanism (MRRM) dell’Unione Europea, meccanismo volto ad assistere le autorità nigerine nel mettere in atto una risposta efficiente per fermare i flussi migratori verso l’Europa. Il governo nigerino e l’IOM stanno altresì valutando la possibilità di assistere i rimpatriati nella reintegrazione economica e sociale nel corso delle settimane future.

Le operazioni di rimpatrio dalla Libia sono state avviate il 6 dicembre 2017, in seguito all’indignazione della comunità internazionale circa la condizione dei migranti africani in Libia, denunciata da un video della CNN, pubblicato il 14 novembre scorso, in cui vengono mostrati rifugiati che vengono venduti come schiavi all’asta, vicino a Tripoli. Precedentemente a tali date, le autorità di Niamey sostenute dall’Onu, avevano effettuato la prima operazione di evacuazione dalla Libia l’11 novembre 2017, trasferendo in territorio nigerino un gruppo di migranti formato da 15 donne, 6 uomini e 4 bambini di origini eritree, etiopi e sudanesi. 

Per facilitare il rimpatrio dei migranti nigerini, l’IOM collabora con le agenzie e le autorità locali per ottenere i documenti di identificazione e di viaggio più velocemente. Tutti coloro che rientrano nel Paese attraverso il programma di rimpatrio volontario hanno diritto a ricevere assistenza e ad essere reintegrati nella società.

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani. Da quando la Libia è scivolata nel caos, a partire dall’ottobre 2011, mese in cui venne rovesciato il dittatore Muammar Gheddafi, i confini con il Niger sono divenuti un territorio particolarmente propizio sia per i trafficanti di esseri umani, sia per i gruppi terroristici locali. Non a caso, il 31 marzo 2017, in occasione di una riunione con 60 leader tribali libici al Viminale, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha definito i confini meridionali della Libia, con il Niger e il Ciad, i nuovi confini meridionali dell’Europa. Ne è conseguito che, il 15 settembre scorso, l’Italia ha organizzato una missione lungo i confini a sud del Paese nordafricano, per creare una base logistica per gli agenti che controllano le frontiere e di facilitare la presenza delle organizzazioni dell’Onu. In linea con quanto affermato da Minniti, il 24 dicembre 2017, il premier italiano, Paolo Gentiloni, ha annunciato che una parte delle 1,400 truppe italiane attualmente posizionate in Iraq verranno mandate in Niger, con l’obiettivo di effettuare operazioni di addestramento e supporto per l’esercito nigerino, e di pattugliamento e controllo lungo i confini con la Libia. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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