Hong Kong: leader democratico condannato alla prigione

Pubblicato il 18 gennaio 2018 alle 14:28 in Asia Hong Kong

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L’attivista pro-democrazia di Hong Kong, Joshua Wong, è stato condannato a 3 mesi di arresto per aver opposto resistenza allo sgombero di uno dei campi dei manifestanti durante le proteste del 2014 note come “Movimento degli ombrelli”.

Joshua Wong è stato sottoposto a due processi per il suo ruolo di guida durante le manifestazioni pro-democrazia che hanno occupato le strade di Hong Kong da settembre a dicembre del 2014. Il primo processo lo ha condannato a sei mesi, ma è in sospeso perché Joshua Wong ha potuto fare ricorso in appello.

La seconda condanna al leader del Movimento degli ombrelli giunge in un momento in cui la tensione sull’isola di Hong Kong è molto forte. L’isola è una regione a statuto speciale della Cina governata secondo il principio “un Paese, due sistemi”, che garantisce ad Hong Kong il mantenimento di una serie di libertà democratiche secondo la sua legge costituzionale – la Basic Law- rimasta in vigore dalla fine dell’epoca di colonialismo britannico nel 1997. Le proteste del 2014 sono sfociate in seguito alla decisione del governo di Pechino di modificare la legge elettorale per la scelta del governatore di Hong Kong per evitare che venisse effettuato il suffragio universale. L’attuale governatrice dell’isola è stata eletta nel 2017 in base alla legge modificata e viene considerata dai cittadini di Hong Kong come complice del governo continentale.

Negli ultimi anni, il governo della Cina ha iniziato ad aumentare la sua ingerenza sulle questioni interne di Hong Kong, preoccupato per le tendenze fortemente democratiche diffuse soprattutto tra i giovani. I leader delle proteste del 2014 erano tutti studenti poco meno che ventenni. Le condanne per le loro attività che continuano ad aumentare vengono considerate come il tentativo di Pechino di scoraggiare la libertà di espressione e di manifestazione soprattutto nei confronti dei giovani.

Le fasce più giovani della popolazione di Hong Kong restano però ferme sulle loro posizioni. Joshua Wong, poco prima dell’udienza che lo ha condannato a 3 mesi di reclusione, mercoledì 17 gennaio, ha dichiarato di non avere rimpianti. “Possono rinchiudere i nostri corpi, ma non posso imprigionare le nostre menti”, ha dichiarato Joshua Wong ai giornalisti, mentre decine di suoi sostenitori si riunivano fuori dalla Corte per manifestare a suo favore.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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