Bangladesh: i rifugiati Rohingya sono più di 1 milione

Pubblicato il 18 gennaio 2018 alle 6:08 in Asia Bangladesh

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Il Bangladesh ha accolto più di un milione di rifugiati appartenenti alla minoranza etnica musulmana Rohingya provenienti dal Myanmar nei suoi campi vicino al confine. Questi sono i numeri diffusi dal capo del progetto di registrazione dei rifugiati del Bangladesh, avviato per permettere il rimpatrio dei Rohingya, secondo l’accordo firmato con il Myanmar il 23 novembre 2017.

Le autorità del Bangladesh hanno iniziato un processo di registrazione biometrica dei rifugiati presenti nei campi di accoglienza vicino al confine con il Myanmar al fine di facilitare le procedure per il rimpatrio come previsto dall’accordo del 23 novembre siglato dai due Paesi.

Il numero attuale dei Rohingya a cui è stata assegnata una card di registrazione biometrica è di 1.004.742, ma diverse migliaia di profughi devono ancora riceverla. Si tratta di numeri più alti anche degli ultimi forniti dall’Onu che ammontano a 962 mila persone.

Il rimpatrio dei Rohingya dovrà concludersi entro due anni dal suo inizio ed essere volontario, ma secondo le organizzazioni per i diritti umani, sono pochi i Rohingya a voler tornare in Myanmar dove vengono perseguitati ed emarginati dalle autorità perché considerati immigrati clandestini dal Bangladesh.

Dhaka vorrebbe avviare le operazioni di rimpatrio già dalla prossima settimana, secondo quanto dichiarato dal capo del progetto per i rientri, Saidur Rahman, brigadiere dell’esercito bengalese.

Il numero rappresenta la somma dei 655 mila Rohingya che si stima siano entrati nel Paese dal 25 agosto 2017, quando la campagna militare dell’esercito birmano nello stato di Rakhine ha raggiunto il suo picco Massimo, con i circa 400 mila arrivati in precedenza, dall’inizio delle ostilità nell’ottobre 2016. Secondo le stime di Medici Senza Frontiere, un primo bilancio delle vittime ammonterebbe a 6700 Rohingya tra la fine di agosto e il mese di settembre scorso.

L’esercito del Myanmar è accusato dall’Onu e dalle altre organizzazioni umanitarie di aver condotto operazioni di pulizia etnica e di aver commesso crimini contro l’umanità che sfociano quasi nel genocidio. Il governo del Myanmar ha rifiutato le accuse e condotto un’indagine interna che avrebbe dimostrato che la campagna militare era mirata esclusivamente ai militanti dell’Arakan Rohingya Salvation Army (ARSA), l’organizzazione militante che ha attaccato le stazioni di polizia di confine scatenando le operazioni militari. I Rohingya in Myanmar non godono della cittadinanza birmana, questo implica il mancato accesso ai servizi sociali di base, come la sanità e l’istruzione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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