Turchia: operazioni congiunte con i ribelli siriani

Pubblicato il 17 gennaio 2018 alle 7:39 in Siria Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che la missione militare turca nel distretto di Afrin, nel territorio settentrionale della Siria, verrà condotta in collaborazione con i gruppi che fanno parte dell’opposizione siriana.

Martedì 16 gennaio, in occasione del discorso in Parlamento, Erdogan ha annunciato che l’operazione turca in Siria verrà lanciata nel giro di qualche giorno e vi parteciperanno anche i gruppi dell’opposizione siriana. In merito alla collaborazione con i ribelli, Erdogan ha dichiarato: “Questa lotta è per loro. Stiamo aiutando i nostri fratelli in modo che possano proteggere il loro territorio”.

Si tratta dell’ultimo di una serie di avvertimenti lanciati dal presidente turco in merito a un’imminente campagna militare che dovrebbe colpire il distretto di Afrin. Le minacce di Erdogan sono giunte dopo che, domenica 14 gennaio, la coalizione internazionale, a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone.

La milizia, che sarà composta per metà da veterani della Syrian Democratic Forces (SDF) e per metà da nuove reclute, verrà schierata lungo il confine a nord con la Turchia, quello a sud-est con l’Iraq e lungo la valle del fiume Eufrate, che separa le Syrian Democratic Forces, sostenute dagli Stati Uniti, dalle forze del governo siriano, supportate da Iran e Russia. Tale programma di formazione per le guardie di confine siriane curde e arabe, che, secondo gli Stati Uniti, sarebbe mirato a contrastare il rischio che i combattenti dello Stato Islamico si raggruppino nuovamente in Siria, era stato già annunciato il 22 dicembre 2017.

Lo stesso giorno in cui gli Stati Uniti avevano annunciato il proprio progetto, il portavoce del presidente turco, Ibrahim Kalin, aveva definito il piano “inaccettabile”, dal momento che Ankara considera le Syrian Democratic Forces parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq e ritenuto illegale dalla Turchia. 

Martedì 16 gennaio, riferendosi all’amministrazione americana, il presidente turco ha dichiarato: “Coloro che ci hanno pugnalato alle spalle e sembra che siano nostri alleati non possono impedirlo” e ha aggiunto di non aver “mai neanche pensato” di chiamare il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per discutere la situazione in Siria. In tal senso, Erdogan ha dichiarato: “Fino a quando non si rivolgerà a me io non mi rivolgerò a lui. L’America verrà da 11.000 o 12.000 km di distanza per stabilire un esercito qui? Come chiamerà questo esercito? Una forza di protezione dei confini? Il confine di chi sta proteggendo?”.

Il giorno precedente alle dichiarazioni, lunedì 15 gennaio, la Turchia aveva iniziato a potenziare le proprie truppe al confine con la Siria, inviando alcuni convogli militari nel territorio meridionale del Paese, al fine di “liberare il territorio dal terrorismo”.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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