Tensioni tra Egitto, Etiopia e Sudan

Pubblicato il 17 gennaio 2018 alle 8:36 in Africa Egitto

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Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha affermato in diretta televisiva che l’Egitto non sta cospirando contro l’Etiopia e il Sudan, e che non ha alcuna intenzione di iniziare una guerra. “Non stiamo pianificando alcuna aggressione militare contro i nostri vicini, voglio che sia un messaggio chiaro all’Etiopia e al Sudan”, ha riferito il leader egiziano.

Tali dichiarazioni sono state rilasciate in un momento di particolare tensione nella regione, in merito alla disputa sul completamento della Grand Ethiopian Rainassance Dam (GERD), il futuro sistema idro-elettrico più grande di tutto il continente africano. Tale progetto, avviato nel 2011 dall’Etiopia, dovrebbe attingere dal fiume Nilo Azzurro, che attraversa il Sudan e l’Egitto, i quali temono che la diga danneggi e limiti le loro risorse idriche. Dall’altra parte, l’Etiopia, al contrario, ritiene che la diga non avrà alcun effetto sulle risorse idriche dell’Egitto, affermando che il progetto è necessario per lo sviluppo economico dell’area.

Il Nilo Azzurro, uno dei due affluenti principali del Nilo, nasce nel lago Tana, in Etiopia, e offre l’85% della sua portata complessiva. La gestione delle sue acque, insieme a quelle del Nilo, è regolamentata da due trattati, risalenti rispettivamente al 1929 e al 1959. Il primo, formulato dall’Egitto e dalla Gran Bretagna, che allora aveva il controllo del Sudan, riconosceva il diritto ai due Paesi di usufruire del fiume. Successivamente, con l’indipendenza del Sudan dalla Gran Bretagna, il Cairo e Khartoum rinegoziarono il trattato, adottandone un secondo, tutt’ora in vigore, che assegna all’Egitto il 75% dell’acqua Nilo, e il 15% al Sudan. Nel 1999 era nata poi la Nile Basin Initiative, volta a arginare le tensioni sulla questione, che aveva stabilito un utilizzo equo delle risorse idriche del fiume. Infine, nel 2010, è stato stipulato il Coperative Framework Agreement, in sostituzione del trattato del 1959 che, tuttavia, non è stato firmato né dall’Egitto, né dal Sudan.

Ancora oggi, l’Egitto accusa il Sudan di essersi schierato in favore dell’Etiopia, mentre le autorità di Khartoum sostengono che il Cairo sostenga gruppi di ribelli attivi all’interno dei territori etiopi. Sulla base di tale convinzione, il 4 gennaio, il governo sudanese ha ritirato i propri ambasciatori in Egitto per effettuare consultazioni in merito alla questione.

La situazione è stata complicata dalla firma di un accordo navale tra il Sudan e la Turchia, alla fine del dicembre 2017, che ha autorizzato la ricostruzione di  Saukin, un antico porto ottomano presso le coste sudanesi sul Mar Rosso ormai in disuso, dove Ankara posizionerà navi militari e personale civile. Tale patto non è stato gradito dall’Egitto, il quale teme che la Turchia voglia cercare di estendere la propria influenza sulla regione.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Africa News, è previsto che il ministro degli esteri etiope, che ha intrattenuto colloqui bilaterali con la controparte sudanese la scorsa settimana, visiti al più presto il Cairo per cercare di trovare una soluzione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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