Tanzania: a rischio l’educazione dei rifugiati bambini

Pubblicato il 17 gennaio 2018 alle 15:42 in Africa Tanzania

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L’educazione dei rifugiati bambini in Tanzania è a rischio.

Secondo quanto riferito dal quotidiano Africa News, le agenzie umanitarie che operano nel Paese africano non dispongono di fondi a sufficienza per garantire l’istruzione a tutti i bambini rifugiati che si trovano nei campi, dove sono state allestite classi all’aperto. Il problema non è soltanto logistico, ma è legato anche alla scarsità degli insegnanti e del materiale didattico. Attualmente, la Tanzania ospita 280,000 tra rifugiati e richiedenti asilo, la maggioranza dei quali proviene dalla Repubblica Democratica del Congo e dal Burundi. Le classi permanenti allestite ammontano a 193, e ospitano 9,600 bambini suddivisi in tre campi.

Un dipendente della UN Refugee Agency ha spiegato che, tale situazione, non costituisce un ambiente favorevole all’apprendimento dei bambini. “Abbiamo bisogno di più soldi per mettere in piedi classi vere e proprie, la costruzione di ognuna si aggira intorno ai 12,000 dollari”, ha riferito il dipendente. Considerando che, ogni mese, almeno 10,000 cittadini del Burundi si rifugiano in Tanzania per scappare dalle violenze, i campi profughi si stanno sovrappopolando sempre di più, aggravando il problema della gestione dell’educazione dei bambini rifugiati, oltre che delle risorse disponibili di cibo e beni di prima necessità. Man mano che i bambini crescono, le difficoltà aumentano, in quanto solo il 5% degli studenti della scuola primaria riesce e frequentare anche la scuola secondaria. La UN Refugee Agency sta ultimando alcuni piani per trasferire parte dei bambini che vivono nei campi presso nuove strutture, dove verranno allestite 9 classi, e dove saranno presenti anche spazi comuni, uffici del personale e uno staff adeguato.

La Tanzania, situata nell’Africa orientale, seppur goda di una stabilità interna, non ha un’economia altrettanto prosperosa. Una larga parte della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà stimata dalla World Bank. Confinando con il Burundi e la Repubblica democratica del Congo, che versano in situazioni umanitarie gravi, la Tanzania accoglie ogni mese migliaia di rifugiati.

Il Burundi è scosso da violente proteste dall’aprile 2015, mese in cui il presidente Pierre Nkurunziza, in carica dall’agosto 2005, decise di rimanere al potere per il terzo mandato consecutivo. Gli scontri hanno prodotto più di 380,000 sfollati.La situazione è talmente grave che, il 6 settembre 2017, le Nazioni Unite hanno accusato il governo del Burundi di crimini contro l’umanità e hanno chiesto alla Corte Penale Internazionale di iniziare un processo il più presto possibile.

Similmente, nella Repubblica Democratica del Congo la violenza è aumentata e si è estesa in tutta la nazione dopo che il presidente congolese, Joseph Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. I disordini si sono concentrati soprattutto nell’est del Paese, che per anni è stato caratterizzato da conflitti etnici, fomentati dalla rivalità per il controllo sulle risorse minerarie locali. Ciò ha fatto dilagare le tensioni anche nella regione centrale del Congo, Kasai, che era stata sempre relativamente pacifica. Il conflitto ha forzato più di 1 milione e mezzo di congolesi ad abbandonare le proprie case, mentre più di 300,000 sono morti dallo scorso ottobre a oggi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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