Palestina: gli Stati Uniti dimezzano i fondi dell’UNRWA

Pubblicato il 17 gennaio 2018 alle 11:22 in Palestina USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno dimezzato gli aiuti finanziari destinati all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA).

Martedì 16 gennaio, l’amministrazione americana ha dichiarato che taglierà della metà i fondi per l’Agenzia delle Nazioni Unite che fornisce aiuti ai rifugiati palestinesi che vivono in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e Striscia di Gaza, affermando che l’ente dovrà attuare alcune riforme, non meglio definite. Secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, i fondi destinati all’UNRWA saranno 60 milioni di dollari, mentre, per il momento, non verranno erogati gli altri 65 milioni di dollari che erano stati previsti.

L’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente è stata creata nel 1949, in seguito alla guerra arabo israeliana del 1948, e costituisce una delle organizzazioni principali che forniscono supporto a lungo termine nei settori dell’istruzione, delle infrastrutture e del primo soccorso nei territori palestinesi. Gli Stati Uniti sono il principale donatore dell’Agenzia delle Nazioni Unite, seguiti dall’Unione Europea e dall’Arabia Saudita.

La portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert, ha affermato che la decisione non avrà conseguenze sul sostegno nei confronti delle scuole e sei servizi sanitari e ha invitato gli altri Stati a fornire maggiori finanziamenti all’Agenzia, dal momento che ritiene che gli Stati Uniti contribuiscano molto di più di quanto stabilirebbe la loro quota. Nuaret ha altresì affermato che le riforme dell’UNRWA costituiscono una condizione necessaria per l’aumento dei fondi destinati all’ente e ha sottolineato che tale decisione “non è mirata a punire nessuno”.

La decisione degli Stati Uniti è giunta in seguito all’intensificarsi dell’opposizione del popolo palestinese nei confronti del riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, annunciato ufficialmente dal presidente americano il 6 dicembre 2017, e alle dichiarazioni del presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, il quale,  il 22 dicembre 2017, in occasione di una conferenza stampa congiunta con il proprio omologo francese, Emmanuel Macron, aveva affermato che non avrebbe più riconosciuto gli Stati Uniti come mediatore di pace tra Israele e il popolo palestinese. Il giorno precedente all’annuncio di Trump, lunedì 15 gennaio, i leader del Consiglio Centrale palestinese avevano votato a favore della sospensione del riconoscimento di Israele da parte dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, previsto dagli accordi di Oslo del 1993.  In tale occasione, il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, aveva definito gli sforzi di pace del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, come “lo schiaffo del secolo” e aveva ribadito la propria posizione in merito alla posizione degli Stati Uniti all’interno del processo di pace israelo-palestinese.

In merito alla questione della riduzione degli aiuti americani all’Agenzia delle Nazioni Unite, un funzionario dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Wasel Abu Youssef, ha immediatamente criticato la decisione del presidente Trump, definendola un “tentativo americano di negare ai palestinesi i propri diritti”, legata al riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele.

Da parte sua, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto “molto preoccupato”, dal momento che tale questione costituirebbe “un importante fattore di stabilità”. Il commissario generale dell’UNRWA, Pierre Krahenbuhl, ha dichiarato, in un comunicato ufficiale, che la riduzione dei fondi americani “minaccia uno dei tentativi di sviluppo umano maggiormente innovativi e riusciti nel Medio Oriente”.

Il 7 gennaio, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva affermato di condividere la posizione del presidente americano, dichiarando, in occasione della riunione di Gabinetto, che “l’UNRWA è un’organizzazione che perpetua il problema dei rifugiati palestinesi e perpetua anche il tema del cosiddetto diritto al ritorno, al fine di eliminare lo Stato di Israele. Di conseguenza, l’UNRWA deve scomparire”.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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