Cyber-spazio: la Cina contro le multinazionali

Pubblicato il 17 gennaio 2018 alle 14:27 in Asia Cina

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La Cina vuole che non vi sia alcuna confusione, nel mondo virtuale come in quello reale, sul fatto che le isole di Taiwan, Hong Kong e Macao non sono Paesi autonomi, ma suoi territori sovrani.

Le autorità della Cina sono molto rigide in merito allo status di quelle che definiscono loro regioni autonome a statuto speciale – ovvero le isole di Taiwan, Hong Kong e Macao, ma anche il Tibet – e non accettano che esse vengano considerate Paesi a sé stanti, anche sul web. Questa è la ragione scatenante di una campagna di pulizia virtuale avviata dalle autorità per i controlli cibernetici cinesi sui siti delle più grandi aziende internazionali alle quali è stato chiesto di modificare le proprie pagine web, qualora queste elencassero Taiwan, Hong Kong, Macao e il Tibet come Paesi autonomi e non come territori della Cina.

A dare inizio alla campagna è stato un questionario per i clienti in lingua cinese diffuso dalla catena di hotel Marriott in cui le “regioni autonome a statuto speciale” venivano elencate come Paesi selezionabili per la provenienza degli ospiti. La versione cinese del sito dei Marriott è stato fatto chiudere per una settimana dalla Autorità per il Cyber-spazio di Shanghai con l’accusa di aver “categorizzato illegalmente” come Nazioni alcuni territori cinesi.
La catena alberghiera non è stata l’unica a essere oggetto della campagna, infatti le autorità cinesi hanno inviato segnalazioni anche all’azienda di fashion spagnola Zara e ad alcune compagnie aeree come al Delta Air Lines e la Qantas. Tutte le compagnie hanno dovuto presentare le loro scuse alle autorità cinesi e affrettarsi a modificare i loro siti web. La Qantas, vettore australiano, ha anche diffuso un comunicato stampa in cui parla di “una svista sul sito web che stiamo correggendo”.

La confusione virtuale sullo status dei territori che la Cina considera suoi nasce dal loro status storico particolare. Le isole di Hong Kong e Macao sono state per lungo tempo rispettivamente colonia britannica e portoghese. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 sotto forma di “regione autonoma speciale”, ma grazie alla Basic Law, la sua costituzione di stampo britannico, ha mantenuto un sistema completamente separato da quello del continente, sotto l’egida del principio “un Paese, due sistemi”. Ad Hong Kong negli ultimi anni ci sono state molte manifestazioni sfavorevoli all’ingerenza di Pechino negli affari interni dell’isola. La questione dell’isola di Taiwan è ancora più complessa. Taiwan gode di un governo di fatto indipendente da quello di Pechino dal 1949, quando accolse i nazionalisti in fuga dal continente alla fine della guerra civile che vide la nascita della Repubblica Popolare Cinese. A livello internazionale, lo status di Taiwan resta poco chiaro, sebbene ufficialmente essa sia da considerarsi parte della Cina secondo il principio alla base della diplomazia cinese di “una sola Cina”. Questo principio riconosce il governo di Pechino come unico governo legittimo di tutto il popolo cinese, Taiwan compresa. Sebbene ogni Paese del mondo possa avere relazioni diplomatiche solo con Pechino o solo con Taipei, sono moltissimi i Paesi al mondo – Stati Uniti in primis – ad avere stretti legami non ufficiali con il governo dell’isola di Taiwan.

Il Tibet, altra regione autonoma speciale con maggioranza della popolazione di etnia tibetana, è stato conquistato dall’esercito cinese negli anni ’50 del secolo scorso e da allora è territorio cinese. La conquista ha portato anche all’espulsione del Dalai Lama, il leader spirituale del buddismo tibetano e in precedenza anche politico del Tibet, che da allora vive in esilio in India.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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