Bangladesh e Myanmar: incontro operativo sui Rohingya

Pubblicato il 17 gennaio 2018 alle 6:05 in Asia Bangladesh

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Le operazioni per il rimpatrio dei profughi Rohingya dovranno essere concluse entro 2 anni dal loro inizio, secondo l’accordo raggiunto tra il Bangladesh e il Myanmar durante la riunione operativa per l’implementazione dell’accordo bilaterale siglato il 23 novembre 2017.

Il processo di rimpatrio dei profughi appartenenti alla minoranza etnica di religione islamica Rohingya – giunti in Bangladesh per sfuggire alla violenta campagna dell’esercito del Myanmar nello stato nord-occidentale di Rakhine – dovrà concludersi entro 2 anni dal suo inizio. Quando, però, il processo verrà avviato non è chiaro, secondo quanto riferito dal Ministero degli Esteri del Bangladesh alla fine dell’incontro bilaterale di martedì 16 gennaio.

Il rimpatrio dovrà “considerare le famiglie come unità” e il Myanmar dovrà fornire rifugi temporanei per coloro che hanno perso le case durante gli incendi e la distruzione causata dalle operazioni militari nei loro villaggi. Il Bangladesh creerà 5 campi di transito che si occuperanno di inviare i Rohingya nei due centri di accoglienza che il Myanmar creerà dal suo lato del confine.

La riunione bilaterale del 16 gennaio è avvenuta nella capitale del Myanmar, Naypyitaw, ed ha rappresentato il primo incontro operativo che comprenda dettagli pratici per l’attuazione dell’accordo bilaterale sui rimpatri siglato il 23 novembre dai governi dei due Paesi.

Il Myanmar non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale in seguito all’incontro e da quella del Bangladesh non emergono dettagli sul punto più controverso dei rimpatri, ovvero la questione della cittadinanza. La maggior parte dei profughi Rohingya non gode di cittadinanza birmana, poiché, storicamente, la minoranza etnica viene considerata composta da immigrati clandestini dal Bangladesh. Le autorità birmane hanno sottolineato nei giorni scorsi che i rifugiati che volontariamente faranno ritorno in Myanmar potranno richiedere la cittadinanza se “supereranno la procedura di verifica”, senza fornire ulteriori dettagli. Il mancato riconoscimento della cittadinanza vuol dire emarginazione sociale, nessuna libertà di movimento e mancato accesso all’istruzione e ai servizi sanitari.

Sono più di 655 mila i Rohingya ad aver trovato rifugio in Bangladesh dal 25 agosto 2017, quando la campagna militare dell’esercito birmano – iniziata già il 9 ottobre 2016 – ha raggiunto il suo apice, in seguito a una serie di attacchi condotti dai militanti islamisti Rohingya della Arakan Rohingya Salvation Army (ARSA).

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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