La Palestina vota la sospensione del riconoscimento di Israele

Pubblicato il 16 gennaio 2018 alle 11:19 in Medio Oriente Palestina

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Il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, ha definito gli sforzi di pace del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, come “lo schiaffo del secolo”.

Domenica 14 e lunedì 15 gennaio, si è tenuto a Ramallah, in Cisgiordania, un incontro dei leader del Consiglio Centrale palestinese, per discutere la decisione del presidente americano di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e di trasferirvi l’ambasciata degli Stati Uniti in Israele, annunciata ufficialmente il 6 dicembre 2017.

In occasione della sessione di lunedì 15 gennaio, i leader palestinesi hanno votato a favore della sospensione del riconoscimento di Israele, previsto dagli accordi di Oslo, e del coordinamento con le forze israeliane in materia di sicurezza. Al momento, non è ancora chiaro se la decisione sia vincolante, considerando anche che la sospensione del coordinamento nel campo della sicurezza era già stato votato nel 2015 dal Consiglio Centrale e non era mai stato attuato.

Gli accordi di Oslo sono una serie di patti conclusi tra Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina tra il 1993 e il 1995, che hanno avviato il processo di Oslo, mirato a raggiungere un trattato di pace tra le due parti. Tali patti hanno portato al riconoscimento reciproco tra lo Stato di Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, come legittima rappresentante del popolo palestinese. In tale occasione, erano stati discussi altresì i confini di Israele e della Palestina, gli insediamenti israeliani e lo status di Gerusalemme.

I leader palestinesi hanno ordinato all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di sospendere il riconoscimento di Israele fino a quando “riconoscerà lo Stato della Palestina”, cancellerà l’annessione di Gerusalemme est e porrà fine alle attività di insediamento.

Il giorno precedente, domenica 14 gennaio, in un discorso durato due ore, il presidente palestinese aveva ribadito che non avrebbe accettato che gli Stati Uniti svolgessero il ruolo di mediatore nei negoziati di pace tra Israele e il popolo palestinese e aveva chiesto che venisse avviato un processo guidato dalla comunità internazionale. Abbas aveva già chiarito la propria posizione in merito al ruolo degli Stati Uniti nel processo di pace israelo-palestinese il 22 dicembre 2017, in occasione di una conferenza stampa congiunta con il proprio omologo francese, Emmanuel Macron. In tale occasione, il presidente palestinese aveva affermato che non avrebbe più considerato Washington un partecipante onesto alle trattative di pace con Israele, pertanto il ruolo del governo statunitense come mediatore nel processo non sarebbe più stato accettato. Abbas faceva riferimento a un piano di pace che gli Stati Uniti starebbero sviluppando da qualche mese, nonostante non siano stati divulgati i dettagli.

Durante l’intervento, Abbas aveva altresì accusato Israele di aver posto fine, con il suo comportamento, agli accordi di Oslo, riferendosi, tra le altre cose, alla costruzione degli insediamenti israeliani all’interno dei territori palestinesi. Infine, il presidente palestinese aveva attaccato gli ambasciatori americani presso Israele e presso le Nazioni Unite, rispettivamente David Friedman e Nikki Haley, definendoli “una sciagura”. In tale contesto, Abbas aveva affermato: “Noi diciamo No a Trump, non accetteremo il tuo progetto” e aveva aggiunto: “L’accordo del secolo è lo schiaffo del secolo e noi non lo accetteremo”. Il presidente faceva riferimento al fatto che, prima del riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, il genero e primo consigliere del presidente degli Stati Uniti, Jared Kushner, aveva trascorso mesi cercando di trovare un modo per riavviare il processo di pace israelo-palestinese, bloccato dal 2014, in seguito alla guerra tra Israele e la Striscia di Gaza. 

Lunedì 15 gennaio, le autorità politiche israeliane hanno condannato le parole pronunciate da Abbas il giorno precedente, domenica 14 gennaio. In merito alla questione si è espresso anche il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il quale, durante la sua visita a New Delhi, ha dichiarato: “Ha affermato quello che abbiamo sempre detto, che la base del conflitto è il rifiuto di riconoscere uno Stato ebraico all’interno di qualsiasi confine” e ha aggiunto che i palestinesi non troveranno alcun mediatore che possa sostituire gli Stati Uniti. Il primo ministro farebbe riferimento, in particolare, a un’affermazione di Abbas, secondo la quale lo Stato ebraico sarebbe “un progetto coloniale che non ha niente a che fare con il giudaismo”.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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