Palestina: Ahed Tamimi è ancora in carcere

Pubblicato il 16 gennaio 2018 alle 10:57 in Medio Oriente Palestina

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Il tribunale militare israeliano di Ofer ha ordinato che Ahed Tamimi rimanga in carcere per almeno altri due giorni, in attesa di decidere in merito al rilascio o meno della ragazza fino alla conclusione del processo.

Lunedì 15 gennaio, il tribunale militare israeliano, che avrebbe dovuto stabilire se rilasciare Ahed Tamimi su cauzione o tenerla in prigione fino alla fine del processo, ha rimandato la decisione sul destino della ragazza a mercoledì 17 gennaio, costringendola a rimanere nel centro di detenzione per almeno due giorni.

Ahed Tamimi, una 16enne palestinese, era stata arrestata il 19 dicembre 2017 nel villaggio palestinese di Nabi Saleh, dove viveva con la propria famiglia, per aver strattonato e gettato oggetti contro un soldato israeliano. L’arresto era avvenuto dopo che, qualche giorno prima, il 15 dicembre, la ragazza aveva colpito un soldato israeliano che aveva sparato al cugino quindicenne, Mohammed Tamimi, dopo avere fatto irruzione nella sua abitazione durante un assalto dei militari israeliani nel villaggio della giovane, situato nel nord-ovest di Ramallah. La reazione di Ahed era stata filmata dalla migliore amica, che aveva subito pubblicato il video su internet, scatenando una polemica a livello internazionale. Da parte loro, i militari israeliani hanno riferito che l’aggressione non sarebbe avvenuta nell’abitazione della ragazza, ma in un’area in cui i soldati cercavano di impedire ai palestinesi di lanciare sassi contro gli automobilisti israeliani.

Gli avvocati dell’accusa stanno cercando di tenere la ragazza in carcere fino al giorno della sentenza, mentre, da parte sua, il difensore della ragazza, Gaby Lasky, ha dichiarato che la detenzione prolungata della giovane costituirebbe una violazione delle convenzioni internazionali, dal momento che Ahed Tamimi è minorenne. In tale contesto, l’avvocato della giovane ha dichiarato: “L’accusa ha chiesto di tenere Ahed sotto custodia fino alla fine del processo. Ha affermato che Ahed è pericolosa perché sta resistendo all’occupazione in molti modi e da molti anni” e ha aggiunto: “C’è una grande differenza tra la legge che viene applicata a coloro che vivono negli insediamenti all’interno dei territori occupati e quella per i palestinesi che vivono nell’area. La differenza è così profonda che anche gli adulti che hanno compiuto atti più violenti di quelli di Ahed vengono rilasciati e non rimangono in prigione fino alla fine del processo”. Lasky ha affermato che presenterà ricorso se il tribunale deciderà di tenere la ragazza in carcere e ha dichiarato: “Abbiamo parlato della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e credo che, nel caso di Ahed, sia stata violata in molte occasioni”.

I palestinesi che vivono in Cisgiordania devono sottostare alla legge militare, mentre gli israeliani che vivono negli insediamenti negli stessi territori sono sottoposti al diritto civile israeliano e vengono processati nei tribunali civili.

Nell’udienza dell’1 gennaio, le autorità israeliane avevano presentato 12 accuse contro la ragazza, tra le quali aggressione, lancio di pietre, incitamento e minacce, in occasione di sei diversi episodi che la vedrebbero protagonista, secondo quanto riferito da Lasky. Ahed Tamimi si era già contraddistinta in passato per aver compiuto gesti di resistenza contro l’occupazione israeliana. Quando era una bambina, nel 2012, era stata filmata in un video del fotografo Samer Nazal mentre rincorreva alcuni soldati israeliani che avevano arrestato suo fratello. Le immagini avevano fatto il giro del mondo e il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva invitato Ahed ad Ankara per insignirla di una medaglia. Successivamente, nel 2015, la giovane era stata immortalata mentre mordeva la mano di un soldato israeliano per impedirgli di arrestare uno dei suoi fratelli.

L’arresto della giovane palestinese ha suscitato la reazione del popolo palestinese che, da giorni, manifesta davanti alla prigione militare in cui è detenuta in Cisgiordania, rendendola il simbolo della resistenza palestinese contro l’occupazione israeliana. L’episodio è avvenuto durante l’insurrezione del popolo palestinese contro l’occupazione israeliana. Le manifestazioni si sono fatte particolarmente violente dopo che, il 6 dicembre 2017, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva riconosciuto ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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