Libano: contratti petroliferi con Eni

Pubblicato il 16 gennaio 2018 alle 13:34 in Italia Libano

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Il Libano firmerà contratti con un consorzio di 3 compagnie petrolifere entro la fine di gennaio al fine di iniziare le esplorazioni volte alla ricerca di gas, stando a quanto annunciato dal ministro dell’Acqua e dell’Energia, Cesar Abi Khalil.

Il consorzio, la cui vincita della gara d’appalto era stata annunciata da Khalil il 14 dicembre 2017, sarebbe formato da 3 compagnie petrolifere, ovvero l’azienda italiana Eni, quella francese Total e quella russa Novatek. Secondo quanto stabilito dagli accordi, le 3 compagnie dovrebbero iniziare le esplorazioni nel 2018, all’interno dei blocchi 4 e 9. Prima di iniziare i lavori, nel corso del 2018, il consorzio svolgerà alcune attività di ricerca e sondaggi della costa libanese. La fase di esplorazione durerà fino a 5 anni ed è prevista la possibilità di estensione per il periodo di un anno, secondo quanto riferito dalla Lebanese Petroleum Administration, l’organo statale che si occupa di gestire il settore offshore. Stando alle informazioni riportate dal giornale Zawya, il consorzio stabilirà alcuni uffici in Libano e assumerà staff locale e straniero. 

Il Libano spera che la scoperta di gas possa portare a una nuova prosperità economica per il Paese, che è classificato tra i Paesi in via di sviluppo. A partire dal 2009, in Libano, un Paese del Medio Oriente che si affaccia sul mar Mediterraneo, sono stati scoperti numerosi giacimenti sottomarini di gas, tra i quali quelli di Leviathan e di Tamar, che si trovano nelle acque di confine con Israele. Quando è stato scoperto, nel 2009, il giacimento di Tamar, situato a 90 km al largo della costa settentrionale di Israele, costituiva la più grande riserva di gas a livello mondiale. Nel 2010, il giacimento di Leviathan era stato definito la riserva di gas naturale più grande scoperta in un decennio. 

Il blocco 9, uno di quelli in cui verranno effettuate le esplorazioni, potrebbe causare alcune controversie con Israele, dal momento che si trova al confine tra le acque territoriali libanesi e israeliane, che non è nettamente definito. 

Tra Israele e il Libano è in corso una diatriba in merito alla definizione dei confini, questione sulla quale i due Paesi non hanno mai trovato un accordo. Al momento, entrambi gli Stati si sono impegnati a rispettare un cessate il fuoco lungo la cosiddetta Linea Blu, una demarcazione del confine stabilita dalle Nazioni Unite il 7 giugno 2000, dopo che le truppe israeliane si erano ritirate dal territorio libanese in seguito alla fine del Conflitto del Libano meridionale, svoltosi tra il 1982 e il 2000. 

Nel marzo 2017, il Parlamento israeliano aveva proposto un progetto di legge che ridefiniva i confini marittimi con il Libano. Israele mirava ad annettere al territorio che si trova sotto la propria sovranità un’area marittima dell’estensione di 860 km quadrati, che si ritiene essere ricca di riserve di gas naturale e che fa parte delle zone marittime contestate. Il progetto di legge israeliano sarebbe stato proposto dopo che il Libano avrebbe spezzato lo status quo dei confini marittimi tra i due Paesi, indicendo una gara d’appalto per l’esplorazione volta alla ricerca di gas nell’area contestata. La disputa tra i due Paesi è in corso da anni e si è acuita nel 2011, quando Israele aveva annunciato di aver scoperto riserve di gas nell’area.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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