Gli insulti di Trump e i fatti di Putin

Pubblicato il 16 gennaio 2018 alle 15:21 in Il commento Russia

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Trump è al centro di una nuova polemica per avere detto di non gradire l’arrivo negli Stati Uniti di migranti provenienti da Paesi africani “cessi”. L’epiteto è stato confermato da un senatore democratico presente alla riunione che si è svolta a porte chiuse nello studio ovale della Casa Bianca. L’Unione Africana, che comprende 55 Paesi, si è riunita d’emergenza all’Onu, venerdì sera, per esprimere la sua condanna e chiedere le scuse ufficiali del presidente americano.

Trump occupa la scena mediatica soprattutto per ciò che dice nella sfera internazionale, a differenza di Putin, che si fa notare per ciò che fa. Se analizziamo la politica attraverso il metodo dell’osservazione, appare evidente che l’evento più importante del 2017 non è stato l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, ma il ritorno di Putin sulla scena internazionale. 

Il 2017 è stato l’anno in cui il presidente russo ha raccolto i primi frutti concreti della sua strategia intesa a colpire l’unipolarismo americano che si è affermato dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Il senso di quest’affermazione diventerà più chiaro ponendo a confronto il comportamento di Putin nelle guerre in Iraq e in Siria. Quando gli Stati Uniti decisero di abbattere Saddam Hussein, Putin, pur contrario alla guerra, non ebbe la forza di contrapporsi e non difese Saddam Hussein che, infatti, crollò in poche settimane. Quando è scoppiata la guerra civile in Siria, il 15 marzo 2011, Putin ha reagito con estrema durezza. Gli Stati Uniti presero la guida di una coalizione composta da Arabia Saudita, Turchia e Qatar, che hanno alimentato la guerra civile per abbattere Bassar al Assad e rimpiazzarlo con un presidente amico. Il 30 settembre 2015, Putin ha inviato l’esercito per proteggere il dittatore della Siria. I risultati sono davanti agli occhi: Saddam Hussein è caduto mentre Bassar al Assad è rimasto al potere. La Siria, per quanto da ricostruire, rimarrà sotto l’influenza russa.

Mentre combatteva in Siria, Putin ha avviato una penetrazione strategica in Egitto che, fino allo scoppio della primavera araba, era sotto l’influenza americana. Approfittando degli spazi dischiusi dai numerosi cambi di regime, Putin è riuscito a siglare un accordo preliminare con al-Sisi, l’attuale presidente dell’Egitto, grazie al quale gli aerei da guerra russi potranno utilizzare le basi egiziane “in spregio” agli Stati Uniti, per utilizzare le parole testuali con cui il “New York Times” ha riportato la notizia, in un articolo del 30 novembre 2017. L’Egitto aveva espulso i militari sovietici nel 1973. Nei successivi quarant’anni anni, gli Stati Uniti hanno speso 70 miliardi di dollari in aiuti all’Egitto per assicurarsi la fedeltà del suo governo. Se si considera che l’Egitto riceve 1,3 miliardi di dollari americani ogni anno, appare evidente che Putin ha messo a segno un colpo assai importante. Dopo Siria ed Egitto, è stata la volta della Libia che ha confermato il dinamismo con cui Putin si muove nel caos creato dalle guerre occidentali a guida americana. Dopo la morte di Gheddafi, nell’ottobre 2011, la Libia ha smesso di avere uno Stato centrale. Il Paese continua a essere diviso in due governi rivali. Il primo, appoggiato dall’Italia, si trova a Tripoli; il secondo, appoggiato dall’Egitto, si trova a Tobruk. Obama scelse di sostenere l’attuale governo di Tripoli, guidato da al-Sarraj, insediatosi il 30 marzo 2016. Putin avviò subito le operazioni di bilanciamento e diede il suo sostegno al governo di Tobruk affinché la Libia rimanesse divisa invece di riunificarsi sotto il governo di Tripoli amico degli Stati Uniti. Il fine di Putin, favorito dal disimpegno di Trump in Libia, è ricavarsi un feudo di grande importanza strategica in Cirenaica, la regione della Libia che confina con l’Egitto. Una volta creata una base militare in Libia, ambizione a cui Putin non intende rinunciare, la Russia si troverebbe a presidiare il Mediterraneo centrale, uno dei principali “bacini” della Nato, di cui è custode l’Italia. Putin si è mosso con determinazione per bilanciare la presenza americana anche in Afghanistan, dove sta cercando di imporsi come mediatore per porre fine alla guerra civile nata dall’invasione americana del 2001. Tra dicembre 2016 e aprile 2017, Putin ha ospitato in Russia tre incontri diplomatici tra Cina, Iran e Pakistan. Il terzo incontro ha visto anche la partecipazione dell’Afghanistan.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano in Italia dedicato alla politica internazionale.

Quest’articolo è apparso sul “Messaggero” domenica 14 gennaio 2018 nella rubrica Atlante di Alessandro Orsini, tutte le domeniche nella pagina dei commenti.

di Alessandro Orsini

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