Alterati i dati economici del Cile: la Banca Mondiale sotto accusa

Pubblicato il 16 gennaio 2018 alle 6:03 in America Latina Cile

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La Banca Mondiale ha alterato i dati economici del Cile durante il governo di Michelle Bachelet. Ad ammetterlo è stato l’economista capo dell’organismo internazionale Paul Roamer sulle colonne del Wall Street Journal.

Roamer ha dichiarato che il rating di competitività imprenditoriale del Cile è stato artificiosamente modificato a detrimento del paese e del governo di Michelle Bachelet. Roamer si è riferito specificatamente alla classifica del Doing Buisiness, con cui la Banca Mondiale misura la facilità per concludere affari e investire in 190 paesi del mondo.

Il Cile, negli ultimi quattro anni, ha fluttuato tra la posizione n.25 e la n.57, una volatilità che in condizioni di normale stabilità, come quella attraversata da Santiago, risulta decisamente troppo alta. 

Lo studio è “contaminato dagli interessi politici del personale della Banca Mondiale” – ha ammesso Roamer, che ha chiesto scusa al Cile e a tutti coloro cui sia stata trasmessa “un’impressione sbagliata”.

Roamer ha aggiunto che i dati del Cile saranno ricalcolati e ripubblicati, almeno a partire dal 2014. “Il ranking del Cile risulta alterato perché analizzato con diverse metodologie – ha concluso l’economista capo della Banca Mondiale – non perché siano cambiate sostanzialmente le condizioni finanziarie, economiche e imprenditoriali del paese”.

Sgomento e ira ha espresso alla notizia il governo di Santiago. Michelle Bachelet su twitter ha definito “molto preoccupante” quanto accaduto con il ranking del paese, che danneggia non solo il Cile, ma l’immagine di un organismo internazionale che si suppone essere imparziale.

Bachelet ha inoltre annunciato che il governo cileno chiederà un’indagine approfondita alla Banca Mondiale per identificare e punire i responsabili, le cui azioni hanno probabilmente causato ingenti perdite economiche al paese, presentato ai potenziali investitori internazionali come meno affidabile e sicuro di quanto non fosse in realtà.

L’ambasciatore del Cile a Washington, Juan Gabriel Valdés, si è riunito con i vertici dell’organismo finanziario per chiedere formalmente l’apertura di un’inchiesta interna.

La crescita del Cile degli ultimi quattro anni (1,8% di media) è considerata mediamente bassa per l’economia del paese, ed ha generato scontento e sfiducia nei confronti del governo, il cui candidato è infatti stato sconfitto alle elezioni dello scorso 17 dicembre dall’ex presidente di centro-destra Sebastián Piñera. 

Secondo il governo di Santiago l’alterazione del ranking cileno, allontanando gli investitori stranieri, ha contribuito alla bassa crescita del paese nell’ultimo quadriennio. Jorge Rodríguez, ministro dell’economia del paese andino, ha definito l’accaduto “un qualcosa di rara immoralità, uno scandalo fabbricato ad arte con intenzioni chiaramente politiche”.

Principale accusato è Augusto López-Claros, economista cileno a capo del Global Indicators Group, il centro di ricerca  della Banca Mondiale che si occupa dei ranking, dal 2011 al 2017.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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