Turchia: verso la liberazione del territorio siriano dal terrorismo

Pubblicato il 15 gennaio 2018 alle 14:06 in Siria Turchia

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La Turchia ha iniziato a potenziare le proprie truppe al confine con la Siria, al fine di “liberare il territorio dal terrorismo”, secondo quanto affermato dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.

Lunedì 15 gennaio, il primo convoglio di truppe turche, che comprende veicoli militari, mezzi corazzati e soldati, è giunto nel territorio di Shanli Urufa. Da qui, si recherà a Gaziantep, una provincia sud-orientale della Turchia, situata al confine con la Siria. Lo stesso giorno, un secondo convoglio militare ha raggiunto la provincia di Hatay, nel sud del Paese.

Il dispiegamento di forze militari aggiuntive nelle zone della Turchia al confine con la Siria fa parte del progetto del presidente Erdogan mirato a “liberare il territorio dal terrorismo”. Sabato 13 gennaio, in occasione del congresso del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), il partito turco al potere, il presidente aveva annunciato un’imminente offensiva contro il governatorato di Afrin, una delle roccaforti dei curdi siriani situata nel nord della Siria.

La mossa di Ankara giunge in risposta alle dichiarazioni delle forze della coalizione internazionale, a guida americana, che, domenica 14 gennaio, avevano annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone. Tale milizia, che sarà composta per metà da veterani della Syrian Democratic Forces (SDF) e per metà da nuove reclute, verrà schierata lungo il confine a nord con la Turchia, quello a sud-est con l’Iraq e lungo la valle del fiume Eufrate, che separa le Syrian Democratic Forces, sostenute dagli Stati Uniti, dalle forze del governo siriano, supportate da Iran e Russia. Tale programma di formazione per le guardie di confine siriane curde e arabe, che, secondo gli Stati Uniti, sarebbe mirato a contrastare il rischio che i combattenti dello Stato Islamico si raggruppino nuovamente in Siria, era stato già annunciato il 22 dicembre 2017. Il portavoce del presidente turco, Ibrahim Kalin, aveva definito il progetto degli Stati Uniti “inaccettabile”, dal momento che Ankara considera le Syrian Democratic Forces parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq e ritenuto illegale dalla Turchia. 

Sabato 13 gennaio, le truppe turche avevano bombardato alcune postazioni delle People’s Protection Units (YGP) nel governatorato di Afrin. Il giorno successivo, domenica 14 gennaio, il presidente turco aveva annunciato l’inizio di un’operazione militare nel governatorato di Afrin nei giorni seguenti, al fine di “liberare il territorio dal terrorismo”.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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