I curdi siriani: tra Stati Uniti, Russia e Turchia

Pubblicato il 15 gennaio 2018 alle 6:02 in Approfondimenti Siria

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In seguito alla liberazione delle roccaforti dello Stato Islamico nel Paese, la Siria sta affrontando nuove sfide, tra le quali, in particolare gli scontri tra le forze del regime del presidente, Bashar Al-Assad, e i gruppi che costituiscono l’opposizione siriana. Una delle questioni che interessano la nuova situazione della Siria è il ruolo dei curdi siriani.

Durante gli anni della guerra civile siriana, iniziata il 15 marzo 2011, i curdi sono diventati uno dei protagonisti del conflitto e si sono mossi su due fronti. Da un lato, il 17 marzo 2016, il Congresso costitutivo aveva proclamato unilateralmente un sistema federale curdo nel nord della Siria, mai riconosciuto dal governo di Bashar Al-Assad, che lo accusava di non avere alcuna “base legale”. L’obiettivo dei curdi siriani era quello di ottenere una certa autonomia territoriale, nell’ambito di un stato decentralizzato, sull’esempio di altri gruppi etnici e religiosi siriani. Dall’altro lato, il 10 ottobre 2015, i curdi siriani hanno contribuito a formare le Syrian Democratic Forces, un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Fin dalla sua creazione, l’alleanza ha svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro l’ISIS in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti.

L’importanza che hanno assunto i curdi siriani nel Paese è sottolineata dal fatto che la Russia ha invitato gli esponenti del gruppo a partecipare al Congresso per il Dialogo nazionale siriano, che si terrà nei giorni 29 e 30 gennaio nella città russa di Sochi  con l’obiettivo di lavorare a una soluzione del conflitto civile siriano, in tal modo accreditandoli come uno degli attori nella futura ri-organizzazione del Paese.

Le milizie curde costituiscono un partner fondamentale degli Stati Uniti nel territorio e lo sono state ancora di più durante la guerra contro lo Stato Islamico, nonostante la Turchia si sia sempre opposta a tale alleanza. Ankara considera le Syrian Democratic Forces parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq e ritenuto illegale dalla Turchia. Oltre a ciò, la Turchia teme che se i curdi ottenessero l’autonomia nel nord della Siria, tale conquista potrebbe galvanizzare la popolazione curda che risiede in territorio turco.

Lo stretto legame tra Washington e le milizie curde è stato causa di tensioni tra gli Stati Uniti e la Turchia, che ha sempre chiesto a Washington di interrompere il sostegno alle Syrian Democratic Forces. Nonostante Erdogan abbia domandato in più occasioni alla Casa Bianca di prendere le distanze dai curdi, il 9 maggio 2017 Trump, in linea con la posizione di Obama, ha ordinato l’invio di armi alle People’s Protection Units, considerate un alleato indispensabile nella lotta contro l’ISIS a Raqqa, capitale de facto dei terroristi in Siria. Successivamente, dopo la liberazione delle principali roccaforti dell’ISIS in Siria, il 24 novembre 2017, il presidente americano ha riferito alla Turchia che avrebbe smesso di fornire armi alle milizie curde, al fine di “riaffermare una partnership strategica” con Ankara.

Le recenti dichiarazioni di Trump in merito ai curdi siriani non implicano tuttavia necessariamente che gli Stati Uniti neghino il sostegno verso le Syrian Democratic Forces. Pochi giorni dopo la conversazione tra Trump ed Erdogan, la portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, ha dichiarato: “Adesso che stiamo continuando a combattere il califfato fisico, siamo nella posizione di interrompere  la fornitura di equipaggiamenti militari ad alcuni gruppi. Tuttavia, ciò non significa smettere interamente di dare supporto a questi singoli gruppi”.

Secondo un’analisi del quotidiano The New Arab dal titolo “Syrian Kurds remain vital to Russian and US interests alike“, gli Stati Uniti probabilmente continueranno a sostenere i curdi, anche se in maniera differente per almeno 3 motivi. Il primo motivo è che la diminuzione del supporto alle Syrian Democratic Forces potrebbe comportare ripercussioni in termini di sicurezza, oltre che a livello strategico e politico. Il secondo motivo è il fatto che rintracciare e recuperare le armi americane inviate ai curdi siriani è un’operazione non facile da realizzare, soprattutto nel breve termine. Il terzo motivo è il fatto che gli Stati Uniti sono consapevoli che la guerra contro lo Stato Islamico non si può definire conclusa, di conseguenza Washington mira a mantenere un alleato valido nel territorio, al fine di prevenire la possibilità che lo Stato Islamico risorga. 

Dal punto di vista politico, le aree sotto il controllo dei curdi costituiscono il modo grazie al quale gli Stati Uniti continuano a mantenere una forte presenza sul territorio e il modo in cui cercano di contenere la crescente influenza dell’Iran nella regione. In particolare, il sostegno ai curdi siriani permetterebbe agli Stati Uniti di avere ancora una chance nelle trattative per la definizione della Siria post guerra civile, considerando che, al momento, è il presidente Bashar Al-Assad, sostenuto da Russia e Iran, che si sta delineando sempre più come vincitore del conflitto siriano. Bisogna ricordare, a questo proposito, che gli Stati Uniti hanno sostenuto l’opposizione siriana nel conflitto siriano.

Da parte loro, i curdi si sono espressi a favore di una missione americana a lungo termine in Siria, tuttavia stanno altresì cercando di mantenere le relazioni con la Russia, dal momento che questo gli consentirebbe di rafforzare il proprio ruolo in occasione dei negoziazioni sul futuro del Paese, nonostante l’opposizione della Turchia. In tal modo, i curdi siriani stanno assumendo una posizione sempre più forte, mettendo anche in difficoltà Al-Assad, il quale, nonostante sia intenzionato a riprendersi tutto il territorio siriano, è consapevole che uno scontro con i curdi potrebbe minacciare le sue conquiste e fornire a Mosca e a Teheran, i suoi principali alleati, un appiglio per prolungare la propria presenza in Siria.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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