La Svezia e il terrorismo

Pubblicato il 14 gennaio 2018 alle 6:01 in Approfondimenti Europa

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Nel 2017, la Svezia è stata teatro di un attacco terroristico, avvenuto il 7 aprile a Stoccolma, dove un camion si è scagliato contro la folla presso Drottninggatan – Queen Street, una strada nel centro della capitale, uccidendo 4 persone e ferendone 15. L’attentatore, il 39 uzbeko, Rakhmat Akilov, dopo aver abbandonato la scena dell’incidente, è stato rintracciato e arrestato dalla polizia l’8 aprile, presso Marsta, a nord di Stoccolma. Il quotidiano svedese The Local ha reso noto che il terrorista ha rivelato agli agenti di polizia di “essere felice di ciò che ha fatto” e di aver “compiuto ciò che doveva”, in riferimento all’attacco. Le indagini hanno rivelato che Akilov, operaio edile, padre di quattro figli, e simpatizzante dell’ISIS, aveva fatto richiesta di asilo in Svezia nell’ottobre 2014, ma la sua domanda era stata rigettata e, nel giugno 2016 era stata emessa un’ordinanza di allontanamento dal Paese entro quattro settimane. Oltre a non presentarsi alla polizia per effettuare un rimpatrio volontario, Akilov ha fatto perdere le proprie tracce. Le forze di sicurezza hanno riferito di aver rintracciato uno scambio di messaggi tra l’attentatore e un simpatizzante ceceno dell’ISIS sia prima, sia dopo l’attacco.

Per quanto riguarda l’anno statistico 2016, il Country Report on Terrorism del governo americano rende noto che la Svezia e gli Stati Uniti hanno mantenuto un’ottima cooperazione nell’ambito della lotta al terrorismo. In particolare, le agenzie americane hanno lavorato a stretto contatto con quelle svedesi per scambiarsi e esaminare le informazioni relative ai casi sospettati di terrorismo. Secondo le stime dei servizi di sicurezza svedesi (SAPO), circa 300 cittadini si sono uniti all’ISIS in Siria e in Iraq, di cui 44 sono morti, mentre 146 sono rientrati in Svezia. Il rapporto riferisce che la maggior parte dei foreign fighter svedesi sono stati reclutati attraverso contatti personali e attraverso internet. In linea generale, la maggior parte di coloro che sono partiti alla volta della Siria e dell’Iraq sono stati ragazzi e giovani immigrati di seconda o terza generazione. In alcuni casi, anche donne e ragazze hanno raggiunto il Medio Oriente, spesso portandosi dietro i bambini e i compagni. La SAPO è molto preoccupata circa il rientro in patria dei foreign fighters, in quanto questi potrebbero organizzare nuovi attacchi in suolo svedese e reclutare sempre più seguaci. Per cercare di tenere tale fenomeno sotto controllo, l’agenzia per le Contingenze Civili svedese sta collaborando con altre entità e comunità al fine di informare tutto il Paese e rendere le autorità più sensibili sulla questione. Alla fine del 2016, l’allerta della minaccia dei combattenti stranieri in Svezia era a livello 3, considerato molto alto ma senza alcuna evidenza di complotti. La Svezia fa parte della coalizione globale a guida americana che combatte l’ISIS in Siria e in Iraq e fornisce generosi aiuti umanitari per assistere la popolazione irachena che ha subito la violenza dei terroristi. Inoltre, le autorità di Stoccolma hanno inviato 35 istruttori militari per addestrare le truppe nel nord del Paese mediorientale.

La legislazione antiterrorismo svedese considera gli atti di terrorismo, il reclutamento, il far parte di organizzazioni terroristiche e il viaggiare all’estero per unirsi a gruppi di militanti un reato. Il primo aprile 2016, è stata adottata un nuovo set di leggi per attuare le Risoluzioni 2178 e 2199 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul regime di sanzioni contro al-Qaeda e l’ISIS. Tra di esse sono presenti meccanismi per condannare e processare il finanziamento al terrorismo, e altre misure per ampliare la collaborazione internazionale con le altre agenzie di intelligence per condividere le informazioni. Grazie a tale legislazione, nel giugno 2016, Aydin Sevigin è stato condannato a 5 anni di carcere per aver pianificato un attentato. Nel mese di luglio, invece, il governo svedese ha proposto l’introduzione di una nuova legge per condannare i foreign fighters. In particolare, tale legge considera un reato l’atto di viaggiare all’estero per prendere parte ad attività terroristiche.

Il governo svedese ha altresì aumentato il budget previsto per le azioni antiterroristiche, passando da 7 milioni di dollari per il 2016-2017, a 10,3 milioni di dollari per il 2018. Al fine di migliorare la difesa dei confini, la Svezia ha introdotto normative per permettere alla polizia di richiedere ai viaggiatori maggiori informazioni e per effettuare maggiori controlli presso i punti di entrata nel Paese. Dal 12 novembre 2015, il governo di Stoccolma ha temporaneamente adottato maggiori controlli presso le frontiere per meglio gestire il flusso dei migranti e dei richiedenti asilo all’interno dei propri territori, che sono stati rinnovati ogni tre mesi. Tali misure sono state adottate in linea con lo Schengen Border Code, che specifica che in caso ci “seria minaccia alla sicurezza interna”, il governo può mettere in atto procedure più stringenti.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, la Svezia è un membro del Financial Action Task Force (FATF), e detiene lo status di osservatore in diversi altri organi regionali, quali la Caribbean Financial Action Task Force, la Financial Action Task Force of Latin America e la Middle East and North Africa Action Task Force. Inoltre, l’unità di intelligence finanziaria svedese fa parte dell’Egmont Group of Financial Intelligence Units. Il primo aprile 2016 è entrata in vigore una nuova previsione penale contro il finanziamento del terrorismo, la quale condanna tutti coloro che raccolgono, forniscono o ricevono fondi per sostenere una persona o un gruppo che ha commesso, prepara o ha partecipato ad atti di terrorismo. Dall’aprile al dicembre 2016, la Swedix Tax Agency ha condotto circa 100 interrogatori con 65 persone sospette e ha confiscato 1 milione di dollari da individui legati ad attività terroristiche.

In merito al contrasto all’estremismo violento, il governo svedese ha creato il National Coordinator for Safeguarding Democracy to Violent Extremism, una figura incaricata di coordinare varie attività al riguardo, nel 2014. Stoccolma ha concentrato il suo approccio contro l’estremismo violento su tutti quei fattori che stanno alla base della radicalizzazione. Ad avviso delle autorità, quelle persone che non si sentono integrate nella società svedese, sono più a rischio di intraprendere processi di radicalizzazione. La principale funzione del coordinatore, che rimarrà in carica fino al gennaio 2018, è quello di coinvolgere le entità locali svedesi, al fine di fornire assistenza alle scuole, ai servizi sociali e alle organizzazioni della società civile.

Nell’ambito della cooperazione internazionale e regionale, la Svezia, oltre ad essere un membro dell’Unione Europea, è molto attiva nella lotta contro il terrorismo. Nello specifico, Stoccolma fa parte dell’EU-9, un gruppo interno all’Unione che è focalizzato sulla gestione del fenomeno dei foreign fighter, e partecipa altresì all’European Commission’s Razicalization Awareness Network. Nel corso del 2016 e del 2017, la Svezia ha continuato a fornire un grande contributo a diversi progetti antiterrorismo attraverso l’operato della Swedish International Development Cooperation Agency, e attraverso lo UN Office on Drugs and Crime – Terrorismo Prevention Branch. Le autorità svedesi supportano anche gli sforzi dell’UE per attuare progetti in Paesi considerati una priorità, quali il Pakistan, lo Yemen, gli Stati del Corno d’Africa, del Maghreb e del Sahel. Occorre ricordare che militari svedesi hanno addestrato le forze di peacekeeping multidimensionali in Mali. Infine, la Svezia è un membro di diversi gruppi di lavoro, tra cui il Counter-Terrorism Group, il quale condivide le informazioni di intelligence tra diversi Stati membri.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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