ISIS: il califfato virtuale

Pubblicato il 14 gennaio 2018 alle 6:07 in Europa Medio Oriente

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In seguito alla sconfitta in Siria e in Iraq, lo Stato Islamico si rifugia nel suo “califfato virtuale”. La presenza online è sempre stata una caratteristica peculiare dell’organizzazione che, già nel 2015, riempiva il web con la propria propaganda.

L’utilizzo dei media e la strategia della propaganda hanno costituito una potente arma da guerra per l’ISIS, che utilizzava tecniche di guerriglia marketing e di branding, al fine di diffondere la sua ideologia, esaltare le sue conquiste e trasmettere un’immagine romantica della vita nei territori del califfato. Tra il materiale diffuso su internet, vi sono, in particolare, video di proclami contro l’Occidente e immagini di decapitazioni ed esecuzioni, oltre a una vera e propria rivista online, Dabiq, il cui primo numero è stato pubblicato il 5 luglio 2014, pochi giorni dopo la proclamazione ufficiale della nascita del califfato in Siria e in Iraq, avvenuta il 29 giugno 2014.

L’utilizzo dei social media, e di Twitter in particolare, ha permesso allo Stato Islamico di realizzare due obiettivi. Il primo consisteva nel voler spaventare i propri nemici, attraverso la condivisione di immagini scioccanti. Il secondo obiettivo era quello di diffondere un’immagine del Califfato maggiormente spirituale e attuale, al fine di attirare nuove reclute. Tale strategia ha consentito allo Stato Islamico di diventare un gruppo “di tendenza”, grazie anche all’utilizzo di discorsi densi di riferimenti storici e teologici che, uniti a immagini potenti, hanno contribuito a forgiare la psicologia delle future reclute.

Ad oggi, la situazione dello Stato Islamico è molto diversa rispetto al passato. L’organizzazione ha perso il controllo dei suoi territori in Siria e in Iraq e molti dei suoi leader sono morti o in fuga. Di conseguenza, anche la propaganda online non è più quella di un tempo. I centri mediatici dell’organizzazione sono stati distrutti, i propagandisti si sono ritrovati a duellare contro i potenti servizi di intelligence internazionali per riuscire a usufruire della connessione internet. Al momento, lo Stato Islamico è ancora presente in internet soprattutto a causa dei propri seguaci, che parlano a suo nome.

Tra l’8 e il 9 novembre 2017, il sito internet dell’organizzazione è risultato offline per 24 ore. Si è trattato di un caso senza precedenti, se si pensa al fatto che nel 2015, quando l’organizzazione era a capo di circa 7 milioni di persone in Siria e in Iraq, i propagandisti pubblicavano da 38 uffici mediatici diversi, con sedi dall’Africa occidentale all’Afghanistan. Nel dicembre 2017, più di tre quarti di tali uffici sono stati praticamente silenziati.

L’ISIS ha utilizzato internet anche per incoraggiare i propri sostenitori a lanciare attacchi –specie nei momenti più difficili per l’organizzazione, quando essa si stava inesorabilmente indebolendo a causa dei continui attacchi della coalizione internazionale, a guida americana ma sostenuta anche dai propri alleati locali – e non era in grado di organizzarli direttamente. Tali richieste venivano trasmesse utilizzando il “deep web”, ovvero quella parte sommersa del World Wide Web non indicizzata dai comuni motori di ricerca.

Secondo un’analisi di Al-Monitor, dal titolo “Islamic State retreats online to virtual caliphate”, al momento starebbe emergendo una nuova strategia comunicativa nell’organizzazione allo scopo di suscitare un sentimento di nostalgia tra i propri seguaci nei confronti della passata grandezza del califfato. Ciò sarebbe possibile grazie alla narrazione degli eventi accaduti 3 anni fa come di “un’epoca d’oro” rubata dai “nemici dell’Islam”. L’ISIS starebbe cercando di convincere le potenziali nuove reclute che questo periodo potrebbe ritornare,

Secondo quanto riferito da Bruce Hoffman, esperto di terrorismo presso la Georgetown University di Washington, il principale pericolo da parte dell’ISIS adesso sarebbe costituito da quelli che definisce “attaccanti abilitati”. Una recluta jihadista di questo tipo “potrebbe non avere alcun legame precedente con l’organizzazione terroristica, ma disporrebbe di specifiche istruzioni e informazioni di intelligence in merito agli obiettivi al fine di facilitare e assicurare il successo del suo attacco”. Tali informazioni non sarebbero altro che quelle già presenti sul web da anni.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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