Germania: il dilemma della reintegrazione dei bambini dell’ISIS

Pubblicato il 14 gennaio 2018 alle 6:22 in Europa Germania

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Alla luce della sconfitta militare dell’ISIS in Siria e in Iraq e del conseguente rientro in pataria dei foreign fighters, la autorità tedesche stanno discutendo su come gestire tale fenomeno. Occorre ricordare che la Germania è stato uno dei Paesi europei ad aver prodotto il maggior numero di combattenti stranieri che, dal 2012, sono stati circa 960, tra cui 200 donne. La maggior parte dei cittadini tedeschi partiti per la Siria e l’Iraq dovrebbe essersi unita all’ISIS e ad altri gruppi estremisti locali. Secondo ufficiali dell’esercito tedesco, almeno 140 foreign fighter dovrebbero essere deceduti, mentre 1/3 dovrebbe essere rientrato in Germania, tra cui 50 donne. Dal momento che è atteso il rientro di un alto numero di bambini, i quali sono partiti insieme ai genitori o sono nati direttamente in Medio Oriente da matrimoni tra donne tedesche e jihadisti, le autorità di Berlino stanno valutando cosa fare per reintegrarli nella società.

Tale progetto, tuttavia, secondo l’esperta di radicalizzazione del Working Group for the Protection of Children and Youths (AJS), Nora Frietzsche, incontrerà molte difficoltà. I bambini che rientreranno in Germania hanno alle spalle anni o mesi di guerra e sangue; alcuni di loro, essendo nati in Siria o in Iraq, hanno conosciuto soltanto la realtà dello Stato Islamico. Per tali ragioni, secondo l’esperta, non sarà sufficiente spiegar loro che i genitori sono terroristi islamisti, ma sarà necessario riabituarli ad una nuova realtà. “Dobbiamo guardare all’interesse dei minori, non dei loro genitori”, ha commentato Nira Frietzsche. Secondo Thomas Mucke, del Violence Prevention Network (VPN) i bambini non sono realmente radicalizzati. A suo avviso, possono aver accettato l’ideologia jihadista, ma non è detto che l’abbiano interiorizzata come modello assoluto. L’esperto sostiene che i bambini siano vittime e, una volta rientrati in Germania, la cosa più importante è che crescano in un ambiente sano e in un contesto occidentale, andando all’asilo e a scuola. Venendo reinseriti in famiglie tedesche e allontanati dal mondo dell’ISIS, secondo Mucke, avranno maggiori possibilità di lasciarsi il passato alle spalle. Al contempo, è anche importante che i minori vengano seguiti da terapisti e psicologi, in modo che possnao aiutarli a superare eventuali traumi.

Le stime del governo tedesco riferiscono che ognuna delle 50 donne rientrate in Germania dovrebbe avere almeno un figlio, anche se il numero preciso è difficile da stabilire, in quanto l’ufficio federale per la Protezione della Costituzione (BfV) vieta la raccolta di informazioni sui minori al di sotto dei 14 anni. Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco, Deutsche Welle, attualmente, i tribunali tedeschi stanno valutando se le combattenti donne che si sono unite all’ISIS possano essere accusate di appartenenza a un gruppo terroristico o meno, in quanto, a differenza degli uomini, hanno assunto ruoli minori. L’ufficio del procuratore federale, tuttavia, predilige una posizione più dura sulla questione, sostenendo che le foreign fighter hanno rafforzato le milizie terroristiche in qualità di mogli dei militanti e di madri che hanno allevato i figli secondo l’ideologia del gruppo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.