Il mondo reagisce alle affermazioni di Trump contro l’immigrazione

Pubblicato il 13 gennaio 2018 alle 9:02 in USA e Canada

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Numerosi Paesi del mondo hanno risposto alle ultime affermazioni shock riguardo l’immigrazione da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Nel corso di un incontro tenutosi nello Studio Ovale, giovedì 11 gennaio, Trump avrebbe chiesto ai membri del Congresso presenti perché gli USA avrebbero dovuto accettare migranti provenienti da “Paesi cesso”. L’incontro era stato organizzato per chiedere al presidente di riconsiderare la decisione di revocare il permesso di soggiorno a più di 200.000 cittadini di El Salvador che vivono negli Stati Uniti grazie al programma Temporary Protected Status (TPS). Inoltre, i partecipanti alla riunione volevano comprendere nel TPS i migranti di altri Stati dell’America centrale e dell’Africa. La notizia è stata riportata dal The Washington Post e dal New York Times e ha scatenato proteste anche fra i membri del Congresso, sia dalla parte dei democratici che da quella dei repubblicani.

Venerdì 12 gennaio, il presidente statunitense ha pubblicato un post su Twitter dove ha negato di aver usato quel termine per riferirsi ad Haiti e ai Paesi africani. Tuttavia, secondo Reuters, Trump ha mantenuto un atteggiamento critico nei confronti del piano d’immigrazione proposto dal Senato che, secondo lui, costringerebbe gli Stati Uniti ad ammettere persone da Paesi con una situazione “negativa”. Il progetto, sul quale un gruppo di senatori repubblicani e democratici sta lavorando da mesi, proteggerebbe 700.000 bambini, arrivati negli USA come immigrati illegali e sotto protezione del DACA, il Deferred Action for Childhood Arrivals, che era stato abrogato il 6 settembre 2017.

Il governo di Haiti ha dichiarato di essere scioccato dal commento di Trump, e ha convocato i diplomatici statunitensi nel Paese per ottenere una spiegazione. L’ambasciatore di Haiti a Washington, Paul Altidor, ha sottolineato che il presidente dovrebbe scusarsi con tutti i migranti che ha offeso. L’autorità ha altresì dichiarato che il commento è controproducente per le relazioni con il suo Paese.

Il ministro degli Esteri di El Salvador, Hugo Martinez, ha dichiarato di aver inviato una lettera di protesta formale agli Stati Uniti, in risposta ai commenti di Trump. Inoltre, in una serie di post su Twitter, Martinez ha sottolineato l’impegno dei cittadini del suo Paese nell’aiutare Washington a ricostruire il Pentagono, in seguito agli attacchi dell’11 settembre, e la città di New Orleans, in seguito all’uragano Katrina. L’ambasciata statunitense di El Salvador e i suoi funzionari hanno pubblicato su Twitter numerosi post in difesa del Paese, sottolineando il loro impegno.

Numerose critiche sono arrivate anche da parte di molti Paesi africani, fra i quali il Botswana, che ha indetto una riunione con l’ambasciatore statunitense, Earl Miller, per esprimere lo scontento derivato dal commento e per chiedere all’autorità se lo Stato sia effettivamente considerato un “Paese cesso” dalle autorità statunitensi. L’Unione Africana (AU), un’organizzazione che promuove la cooperazione nel continente, si è detta allarmata dal commento razzista di Trump. “Considerato che gli afro-americani sono giunti negli Stati Uniti come schiavi e che il Paese è il più grande esempio di nazione nata grazie agli immigrati, un commento del genere è particolarmente sconvolgente” ha dichiarato il portavoce dell’AU, Ebba Kalondo.

Il delegato per i diritti umani delle Nazioni Unite, Rupert Colville, ha definito quanto detto dal presidente statunitense “razzista e vergognoso”, spiegando che l’affermazione va contro i valori universali. Il gruppo di ambasciatori africani presso l’Onu ha richiesto che l’autorità statunitense porga scuse ufficiali. Le critiche al commento di Trump sono arrivate anche da altre numerose autorità di diversi governi del mondo, come Kenya, Senegal, Somalia e così via. Su Twitter, inoltre, si sono moltiplicati i post degli utenti provenienti dai Paesi offesi dal leader statunitense, che hanno postato immagini di paesaggi dei loro Stati per dimostrare che il loro non è un “Paese cesso”. Sui social media, tuttavia, ci sono stati anche dei post in supporto di Trump e del suo commento.

Il presidente Trump aveva suggerito, durante la riunione nello Studio Ovale, che gli Stati Uniti dovrebbero accogliere persone provenienti da Paesi come la Norvegia. L’invito è stato respinto, via Twitter, da numerosi norvegesi e da uno dei rappresentanti del Partito Conservatore Norvegese, Torbjoern Saetre. Il riferimento diretto alla Norvegia potrebbe essere stato fatto poiché, mercoledì 10 gennaio, la Casa Bianca ha ospitato la premier di Oslo, Erna Solberg.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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